lunedì 22 novembre 2010

FlashBack: come tutto è iniziato tra Mara e Berlusconi

Ecco qui un' intercettazione fatta a Berlusconi....molto hot....mi è venuta in mente in questi giorni che Mara Carfagna sta prendendo delle posizioni precise con il governo. Una specie di flash back che riassume come tutto è iniziato tra la Mara e Berlusconi.
Godetevela.

VERBALE: di trascrizione di conversazioni telefoniche in arrivo ed in
partenza sull’utenza avente il numero XXX XXXXXXX in uso a F. C., come
da decreto del 12.2.2008 emesso dalla Procura della Repubblica di
Milano.

LEGENDA

S.P. = Segretaria de Il Presidente

F.C. = (omissis)

B. = Il Presidente

23.04.2008 / Durata: 8:49 minuti

F.C.: Pronto?

S.P.: Si, segreteria…

F.C.: Eh, sono io.

S.P.: Ah! Le passo subito il presidente. Arrivederci, stia bene.

F.C.: Anche lei, grazie.

(Secondi di attesa)

B.: Carissimo! Come va?

F.C.: Ciao, eh…non propriamente, diciamo, ecco…

B.: Non mi…ci sono…hai altri problemi?

F.C.: Si, purtroppo guarda…è una cosa che…

B.: Già ma..e, e..vedrai che poi sistemiamo no? Si, si, si…Ora che
abbiamo vinto di nuovo, insomma, non…c’è relativamente da preoccu…non
avremo più problemi, li evitiamo ancora (omissis)…

(2:37 minuti di conversazione non rilevante)

F.C.: Vabbè…parlando di cose serie…la squadra di governo è
pronta..dico c’è già..ci sono accordi, robe fatte?

B.: Mah…da noi tutto liscio…c’è la Lega che rompe i coglioni, come al
loro solito…lavoreremo di composizione…troviamo questa intesa sempre
su quelle cazzate del federalismo, la sicurezza eccetera, gli arabi…

F.C.: E le donne? (risata)

B.: Cosa..?

F.C.: (risata) Come cosa?

B.: Beh…sinceramente di sicure da parte mia ce ne sono due…in
particolare una…

F.C.: Mi chiedo il perchè?

B.: Senti, lascia perdere questo argomento…che, che…chè l’ultima
volta, ieri, è stato un macello…un disastro salvato a metà…una mezza
vergogna che spero…che lei non vada in giro e, e…ecco chiuda la bocca
sennò mi rovinano, mi rovinano.

F.C.: Gliela chiudi te la bocca sennò, giusto? (risate)

B.: (Risate fragorose)

F.C.: (Risate) Dai dimmi a me almeno, no?

B.: Si, dai…se non te le dico io a te queste cose…Praticamente ero a
Palazzo Grazioli…tra una riunione e l’altra, una rottura di palle
indicibile e, e, e, cioè, mi è venuta questa particolare voglia e
avevo un bre…una pausa, un’oretta di buco…(Voce sovrapposta)

F.C.: Buco…in tutti i sensi eh! (risate) (versi gutturali)

B.: …mi è venuta, ti dicevo, e…(risate) si, si, in tutti i sensi…
allora ho fatto chiamare Mara…e le dico di venire dove sa lei, tempo
cinque…dieci minuti è la nell’ufficio…non c’è n’è per nessuno proprio,
zero chiamate, non ci sono per nessuno!…lei diciamo comincia a
toccarmi il cazzo quando tiriamo un bel limone…e poi insomma fa in
fretta, si inginocchia e comincia a sbottonarmi ma c’è qualcosa…quel
problema solito che non mi si drizza, puttana eva, lei continua ma
niente…prova anche a leccare le palle ma nulla…è tutto floscio…da
vecchio proprio…

F.C.: Porca troia! Cosa hai fatto? Che quella mica…non poteva restare
a bocca asciutta…come tutte le altre volte, no? Ma c’avevi il farmaco,
là…il (incomprensibile) che usi di solito…o quello nuovo?

B.: No…quello vecchio ormai, l’alprostadil…non funzionava…tempo due
minuti e ci voleva non so…neanche il padre eterno ci riusciva a
tirarlo su di nuovo…comunque ti dico, ero in ufficio di fretta…la
mattina sono partito da Arcore presto…non ho portato dietro quello
nuovo, il cialis…cosa fare cosa non fare con questo pompino che…la
cosa drammatica sai qual’è?

F.C.: No, dimmi…

B.: che, che, che tu sei lì, con la figa pronta…che è la ad annusarti
le palle praticamente…magari ci sta la ciulata dopo…perchè no?….e
insomma non va proprio, non ci riesci….cioè, psicologicamente ti
esplode, poi non arriva…è come, credo, per una serie di deduzioni che
si devono per il rispetto della logica…dell’intelligenza che, che, è,
è,…è come (incomprensibile) con uno senza braccio che crede di averlo
ma non riesce a…muovere…non può muoverlo perchè non cel’ha!

F.C.: Capisco…ma sai, Silvio, sai…alla nostra età dico…non si è più
dei ragazzi…

B.: Eh…

F.C.: E’ anche normale avere questo tipo…questi problemi…

B.: Guarda, preferivo farmi di nuovo il Lodo Mondadori che non
riuscire a farmelo succhiare dalla Mara…che cazzo! (risate)

F.C.: (risate) Già…magari ancora facciamo il processo Sme…

B.: O quello dello stragi…

F.C.: …Ancora meglio! Che se non c’avevamo quegli stronzi dei
democristiani…baciapile maledetti con le loro…le loro grandi pretese
democratiche…andassero a fare….bah…poi com’è finita? No ma scusa…le
altre volte riuscivi scusa?

B.: Si, si, si, alla grande…è proprio…ogni tanto mi stancavo perchè
quella se inizia mica la fermi eh, ’sta strappona!

F.C.: Ma si vede, si vede! Anche un esterno…dall’esterno dico che si
vede! Il paese intero, eh!

B.: Tornando a bomba…ti dicevo che ho dovuto chiamare…una cosa
imbarazzante perchè di solito sai che mi porto dietro qualche
pastiglietta…magari tac, vedi che c’è un’attricetta da piazzare…da
mettere in qualche pertugio e anche tu devi metterglielo…e trac…serve
sempre…ma ’sto giro niente, non pensavo finchè non è venuta questa
voglia…e ho saputo che la Mara era a Roma e mi dico: perchè no?…ho
dovuto chiamare la segretaria, una cosa che non ti auguro…imbarazzante
al massimo proprio…e dopo quindici venti minuti è arrivato il
miracolo…

F.C.: E cosa hai fatto nel frattempo?!

B.: Ma niente, qualche palpatina sulle tette…il culo…qualche sditata…
si era rasata questa volta eh!

F.C.: Ebbrava la Carfagna! (risate) Poi, dai, finisci di raccontare,
che mi fai stare così senza finire?

B.: Ti sto dicendo…ti sto dicendo…e poi, e, e, e ecco…insomma in
qualche attimo è tornato come quando avevamo venti anni…come eravamo
venti anni fa…non drittissimmo ma si poteva fare…

F.C.: Yes, we can! (risate)

B.: (risate) …poi alla fine ha anche ingoiato…ovviamente…le è andato
anche un pò nell’occhio (risate) e sul tailleur…quello color panna
sai, che si mette spesso…ma comunque solo pompino che non c’era il
tempo più per, per…niente scopata, cazzo, mi era venuta una voglia…il
solo pensiero di dovermi incontrare di lì a poco con Fini e altri di
An guarda…vuoi mettere…il pompino della Mara che oh…è brava forte…e
vedere la faccia là di Fini…dimmi te…

F.C.: Li fa meglio la Mara, no?

B.: (risate) Carogna…Col culo che abbiamo…Ci intercettano, magari che
dici ste cazzate…

F.C.: Vabbè…stai tranquillo…chi ha vinto le elezioni?

B.: Ho capito…ma un conto sono le porcate…ho anche una famiglia…
l’onorabilità di fronte agli italiani…poi pensa anche alla Mara,
poveretta…quella me la distruggono…

F.C.: Noi siamo abituati alle cose indegne, effettivamente…alle accuse
infamanti…ma una persona normale, voglio dire…

B.: Vedi, vedi…se esce metti caso il pompino…mi rovinano…perchè finchè
è…ti faccio l’esempio…finchè si parla di corruzione, ecco…tanto a
nessuno frega un cazzo…detto brutalmente, ma lo sai anche tu…è da
tempo immemore che ci conosciamo…

F.C.: Si, si, le scopate…quelle mica le perdonano gli italiani…ma
magari sai…vorrebbero gli italiani…gli italiani una soubrette se la
sognano…la ciulatina con la stelletta della tv…con la Carfagna…
vorrebbero farsela tutti…

B.: Figurarsi con un futuro ministro…gnocca!

F.C.: (risate) Ecco, lo vedi!

B.: Vabbè dai…ascolta…ti lascio che devo lavorare per dare un governo
all’Italia…

F.C.: Si, si…ti lascio che c’ho anche io due, tre meeting…non vedo
l’ora di andare a casa guarda…

B.: Oh, senti…io dopo quasi quasi me la chiavo di nuovo la Mara…

F.C.: Ma fai bene! Fai bene!

B.: Lo so…eccome se lo so!

F.C.: Ciao Silvio, ci sentiamo presto, ciao, ciao…grazie.

B.: Ciao (omissis), ciao, grazie a te…ciao.



sabato 6 novembre 2010

Omogenitorialità


Una fatica scriverlo. In parole povere è l'adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale. Un argomento che scotta anche perchè è difficile prendere una decisione senza riflettere attentamente. Soprattutto se, come si fa sempre, si parla a vanvera senza documentarsi minimamente. Io stesso, fino a poco tempo fa ero a favore dei matrimoni gay, ma sull'adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale storcevo il naso. Perchè? Ovvio, pensavo che il bambino potesse subire le influenze dei genitori. Ho cambiato idea per il semplice fatto che mi sono messo nei panni del diretto interessato, appunto il bambino. Basta pensare a quelli che aspettano anni e anni negli orfanotrofi una coppia che li adotti, quando potrebbe esserci qualcuno che desidera un bambino a cui regalare il proprio amore. Tra l'altro il bambino non può "subire le influenze dei genitori" come pensavo prima. Infatti l'omosessualità è un fatto genetico.
Non esiste alcuna prova scientifica che l'essere dei buoni genitori sia connesso all'orientamento sessuale dei genitori medesimi: genitori dello stesso sesso hanno la stessa probabilità di quelli eterosessuali di fornire ai loro figli un ambiente di crescita sano e favorevole. La ricerca ha dimostrato che la stabilità, lo sviluppo e la salute psicologica dei bambini non ha collegamento con l'orientamento sessuale dei genitori, e che i bambini allevati da coppie gay e lesbiche hanno la stessa probabilità di crescere bene quanto quelli allevati da coppie eterosessuali. 
Anche gay e lesbiche dovrebbero avere l'opportunità di poter essere genitori e godersi le gioie di un figlio. Frasi come "I figli devono avere una madre e un padre", "È contro natura", "Una lesbica non ha istinto materno",  sono obiezioni impregnate da pregiudizi e paure che scivolano sulla bocca della gente. Il concetto fondamentale verte su un altro fronte, quello del vero significato di "famiglia". Famiglia significa rispetto e responsabilità, attenzione e amore per i propri figli.Il riconoscimento delle famiglie omosessuali non toglie valori alla società, semmai ne aggiunge. È un allargamento di diritti per alcuni cittadini, non una riduzione per la collettività. Obiezioni e resistenze si sgretolano sotto la mole di ricerche scientifiche che dimostrano come i bambini cresciuti in famiglie omosessuali siano mentalmente sani e socialmente integrati quanto quelli cresciuti in famiglie eterosessuali.

martedì 2 novembre 2010

Pessimo da sapere.


A volte è bello tenere il salame negli occhi. Toglierlo significa uscire dal pensiero coercitivo, dalle idee omologate, aprire la mente e cercare la Verità.
Sto seguendo il seminario sulla 'Sicurezza Internazionale e Diritti Umani'. Rimango basito. Esterrefatto.
Questo articolo è scritto con la fine della 'missione di pace' in Iraq, modo originale di chiamare la guerra nel 2010;  dove l'America cerca, o almeno sembra che cerchi, una soluzione in Afghanistan. Pensavo, e lo pensavo sul serio, che l'America di Bush fosse andata a far la guerra in Medio Oriente per il petrolio. E nessuno dell' èlite l'ha mai negato. Insomma questa negazione mi dava la conferma che ci fosse del vero, che la 'guerra di pace' fosse una scusa per il petrolio.
Un professore del seminario invece aveva un opinione molto diversa.
"Guardate la posizione geografica dell'Afghanistan: questo Stato confina con moltissimi Paesi. Ma ce n'è uno che è importantissimo: la Cina. Il territorio afghano si allunga con una piccola porzione di terra. Questo dovrebbe farvi pensare. L' America, prima potenza economica mondiale potrebbe temere il sorpasso della Cina che si avvicina a passi da gigante per rubarle questo primato. Si potrebbe pensare ad un piano, come dire, 'lungimirante' da parte degli americani. L'Afghanistan potrebbe essere stata 'occupata', perchè in soldoni lo è, per aver un avamposto efficace per attaccare la Cina nel caso l'America si sentisse minacciata."
E' una teoria che a mio parere potrebbe calzare a pennello. Altri invece mi hanno fatto pensare che questa tesi sia sbagliata. Ad esempio si potrebbe ragionare sul fatto che l'America non abbia nessun problema che la Cina possa superarla: l'asso nella manica americano si chiama 'ricerca'. Gli statunitensi ci puntano ogni anno trilioni, ed è questo che li manda avanti. La Cina è un bimbo che cresce e anche lei deve fare una sorta di gavetta, deve stabilizzare la sua economia. Infatti con l'arrivo del benessere si potrebbe ipotizzare una richiesta da parte dei cinesi dei diritti che godono i paesi per così dire benestanti, facendo calare il profitto che per ora è in continua ascesa.
Se questa notizia riesce a confortarmi, ripensando ad un Afghanistan avamposto per un attacco di truppe di terra da quel piccolo fazzoletto di territorio, mi viene in mente una guerra dalle dimensioni catastrofiche. Dalle dimensioni mondiali. E quello che mi fa più paura sono le armi che potrebbero usare, quanto potrebbero devastare questo mondo e quanto sangue inutile scorrerà per gli interessi di pochi potenti.
Dice il saggio: "Non so che armi useranno nella 3° guerra mondiale. Ma temo che nella 4° useremo bastoni e pietre." Pessimo da sapere. No?

lunedì 25 ottobre 2010

non importa il titolo. E' una storia che vi farà pensare.

Questo non è un articolo giornalistico, è una storia, un'esperienza. Un insieme di considerazioni dettate dalla rabbia di vivere in un'Italia malata. Oggi, 25 Ottobre 2010, incontro uno “sbandato”, una persona che non pochi considereranno un rifiuto, una merda, il classico colpevole da film horror di serie B. Era inginocchiato tra il marciapiede e la strada, con le ginocchia unite e i piedi allargati. Braccia lungo i fianchi coi palmi rivolti verso l'alto e sguardo perso. Il classico stereotipo del classico ubriacone, aveva addirittura una folta barba. Ci fermiamo, scendiamo dalla macchina e gli andiamo incontro, cerchiamo di capire il suo nome, cosa abbia, se si senta male, dove abita. Sono circa le 22, molte macchine passano e solo una si ferma, qualcuno mi disse tempo fa che questo atteggiamento si chiama “diffusione di responsabilità”, se vedi una persona distesa lungo la strada pensi sempre che sarà qualcun'altro a prestare soccorso, se poi la persona in questione non ispira fiducia allora si può stare certi che creperà in mezzo alla strada.
Decidiamo infine di portarlo alla guardia medica, non eravamo certi si trattasse solo di una brutta sbornia, sembrava proprio avesse subito un brutto colpo agli arti inferiori. Lo carichiamo di peso in macchina e ci avviamo. Durante il tragitto, tra un lamento e l'altro, riesce a raccontarci un po' della sua storia.
Disoccupato, sopravvive grazie alla pensione della madre. Soffre di ansia e depressione cronica, o almeno è con questa scusa che giustifica il possesso di marijuana. Eh si! Dai suoi discorsi sconnessi capiamo varie cose, tra un paio di giorni dovrà presentarsi in tribunale per rispondere del possesso di una ventina di piante di marijuana.
Quest'uomo molto probabilmente non si presenterà in tribunale e verrà condannato in contumacia, non ha certamente gli strumenti intellettuali ed economici per affrontare un processo, e la sua colpevolezza (data da una legge a mio avviso sbagliata) è palese. Le carceri italiane sono piene di tossicodipendenti, la loro unica colpa è di essere troppo deboli rispetto a qualcosa di così forte come le droghe, non tutte sia chiaro, ogni abuso finisce per danneggiare l'individuo ma chi fa uso di marijuana non può definirsi un drogato.

Arriviamo dalla guardia medica, riusciamo a stento a portarlo dentro e nessuno sa che fare.
Ora, ammetto la mia ignoranza, ma a questo punto la funzione della guardia medica mi sfugge. Quello che so è che dovrebbe fornire cure di prima assistenza, per tutti quei problemi dove serve un aiuto ma che l'ambulanza è decisamente esagerata.

Voi chiamereste l'ambulanza per un vostro amico ubriaco?

Si dice che i medici curino le malattie ma non la persona, e questo non è del tutto falso.
Spesso si tende a dimenticare che il malato non è “la malattia” ma una persona, e fidatevi: lo so per certo.
Tutto ciò avrebbe anche un senso se non fosse peggiorato da una situazione dettata da poteri molto più in alto. Una guardia medica non può fare molto se non ha gli strumenti e se i pochi che ha cominciano piano piano a scomparire, si può fare sempre di meno.
Io credo fermamente che la sanità e l'istruzione siano essenziali per la società, più di qualunque altra cosa. Hanno bisogno di finanziamenti, non di tagli, ma tutto procede nella direzione opposta. Una popolazione cresce con molti ospedali e molte scuole, più ospedali ci sono meglio è, più si alza il livello di istruzione maggiore è il grado di consapevolezza del mondo e di noi stessi. E questo vale per tutti.

L'uomo rimane dalla guardia medica, che non può fare nient'altro che guardarlo.

La storia finisce così, tutto resta sospeso. Probabilmente il finale è ovvio, ma è troppo triste e non me la sento di scriverlo. Non parlo dell'uomo, in un modo o nell'altro se la caverà, ma un mondo che dice di guardare avanti mentre cammina all'indietro come finirà?

Ve l'ho detto. Probabilmente il finale è già scritto. Pensateci voi.
(Per svariate ragioni, non fornisco ne il luogo ne il mio nome, ed ho omesso vari particolari per tutelare la privacy, consideratela una storia, vera o falsa sta a voi deciderlo l'importante è che vi faccia pensare.)

sabato 5 giugno 2010

Missione di Pace?

Che la missione in Afghanistan sia una missione di guerra è un dato di fatto; il paradosso è che questa guerra si verifica in palese violazione con la nostra Costituzione. L’articolo 11 comma 1 recita: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Così alcuni belligeranti si ritrovano lì in ‘missione di pace’ perché i corrispettivi governi sono adusi all’utilizzo delle parole più che alla consistenza dei fatti; così i morti non muoiono in guerra, perché sarebbe anticostituzionale,  ma in missione di pace.
Si muore lo stesso ma si muore in un conflitto per  la pace e non in una azione di guerra: le vedove, gli orfani e i genitori vengono così consolati del triste evento, che però non è stato una azione di guerra! Queste sono affermazioni già note, già descritte, che parlano di guerre, senza entrare nei dettagli per capire cosa c’è dietro le quinte di questo spettacolo offerto al mondo. I nostri soldati sono in una vera guerra, perche’  «se si vogliono costruire ponti si mandano ingegneri e se si vogliono curare i malati si inviano dottori». Noi ci mandiamo i militari, come d’altronde fanno tanti altri Paesi.
Quei soldati sono li, fondamentalmente, perche’ il governo italiano non vuole farci scendere di gradino da ultimo delle ‘grande potenze’ a staterello di media potenza, e per farlo bisogna partecipare da ‘attori protagonisti’ alle missioni internazionali, che si tratti di pattugliare le coste somale dai ‘pirati’ o di fare le guerre dove la combriccola di Washington decide di farle. E ora si aggiungono altri 2 nomi alla lista dei morti italiani e qualcuno ha il coraggio di dire "Luigi e Massimiliano hanno vissuto per gli altri e sono morti per gli altri: sono morti come hanno vissuto, offrendo la loro vita per gli altri".
Attualmente in Afghanistan non vengono nemmeno rispettati i diritti umani, esistono carceri che reggono il confronto con i lager nazisti (come hanno affermato ispettori dell’Unione Europea). Nel Parlamento di Kabul siedono una serie di criminali ex talebani e signori della guerra altrettanto criminali. E spesso questi personaggi sono anche trafficanti di oppio. Si spendono miliardi di euro in questa missione militare e si fa ben poco per soccorrere le popolazioni ridotte alla fame e far ripartire l’economia.
E allora servono altre parole per capire che è una guerra vera e propria? Che continuando a gestire così la situazione ci trascineremo ancora alle nostre spalle il sangue dei nostri pseudo pacifisti mandati a morire in Afghanistan? Non è con un mitra, con la violenza, con l’oppressione, con l’occupazione di uno Stato che si porta la pace. Se ci pensate il motto di questa guerra è stato “Attacco l’Afghanistan preventivamente perché abbiamo paura che ci possa attaccare.” E’ un ragionamento coerente? Come dire  “attacco preventivamente uno Stato con una ‘missione di pace’ perché potrebbe scatenarsi una possibile guerra in seguito?”. Sono riusciti a sporcare di sangue anche la parola pace. Allora, come ha detto Gino Strada,  «Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra.»

martedì 11 maggio 2010

«Il mio programma? Un impegno morale con i cittadini italiani».

Berlusconi vince promettendo aria fritta. Aveva assicurato un taglio alle spese, la diminuzione delle tasse,  un aumento delle pensioni, le privatizzazioni, il rilancio della competitività delle imprese, la riduzione del deficit annuale e l’accelerazione della discesa del debito pubblico. Due anni sono passati, nessun obbiettivo raggiunto: la produzione industriale si sta riprendendo non per meriti suoi (unica cosa positiva di quest’anno, +6,4%), il debito pubblico è volato a quota 115,8%, il PIL a -5%, il peggiore dal '71, la disoccupazione che sale di 1,8%. In compenso abbiamo una sanità per ricchi, leggi razziste contro gli immigrati, erosione dei diritti dei lavoratori, diminuzione della libertà di espressione, maccartismo contro la Giustizia.
«Il mio programma? Un impegno morale con i cittadini italiani». Invece ancora si brancola nel buio.
Ci sono validi personaggi che possono mantenere le promesse di Berlusconi sono molto fiducioso. Un esempio? La Carfagna ministro delle pari opportunità. Ma del resto il regista del governo è lui, Silvio. Gli altri sono solo «ministri di facciata» come dice giustamente Vendola. Marionette ben orchestrate dal Presidente del Consiglio.
Guardando il programma proposto a inizio legislatura ci accorgiamo che le promesse non sono state mantenute. Notiamo invece che le leggi ad personam  aumentano a vista d’occhio.
Se Benito inventò il totalitarismo imperfetto, Silvio crea un altro tipo di mostro, si potrebbe chiamare il Golpe progressivo. Mi spiego meglio: non è che forse Luttazzi ci va giusto nel dichiarare in un suo spettacolo « se mettessimo tutte in un giorno le leggi fatte dal governo Berlusconi grideremo al colpo di Stato, ma siccome sono fatte nell’arco di mesi la gente perde il quadro di insieme». Merito della stampa corrotta, merito di servi e leccaculo pronti ad arraffare infischiandosene di tutto e di tutti.
Ma supponiamo, supponiamo per assurdo che Silvio agisca in buona fede. Che ha fatto in 2anni? Controllando il suo programma non c’è nulla di concreto, niente di tangibile. Anzi si, bugia, il nucleare. Molto utile nel Paese del vento del sole e del mare. Oltretutto non proprio spalleggiato da un referendum popolare dell’87 che negava il nucleare per ben l’80,6%. Poi abolita l’Ici, tassa comunale, per strozzare i conti dei paesini che vivono solo di quell’imposta favorendo i ricchi con le loro lussuose ville.
Fa riflettere a distanza di tempo che la promessa era «abbasseremo la pressione fiscale sotto il 40% del Pil». Calano invece le entrate a fronte dell’aumento di una pressione fiscale senza precedenti. Arriva dall’ISTAT la certificazione del fallimento della politica economica del governo che della diminuzione delle tasse aveva fatto il suo cavallo di battaglia e che, invece, è costretto a scontarsi con la dura realtà di numeri che è incapace di governare. Se da un lato il Tg1 parla di “fuori dal tunnel”, “la crisi è finita” ed altre amenità del genere, i numeri presentati a maggio dall’istituto centrale di statistica rappresentano un’Italia sull’orlo di un baratro che il governo si ostina a non vedere. O se ne infischia.
Il problema è che in Italia la matematica è un opinione e si può far retorica anche sui numeri. La gente crederà che ci sono anche statisti comunisti che falsificano risultati e grafici. Tutto è possibile in Italia.

venerdì 26 marzo 2010

Intervista al Prof. Raffaele Paci

Prima domanda abbastanza generale: in che situazione economica si trova l’Italia in questo periodo?

Diciamo che l’Italia sta conoscendo come altre nazioni una grave crisi economica, talmente forte che è riuscita ad abbattere i sistemi economici internazionali, provocando l’abbassamento del PIL di circa 5 punti percentuali, con la disoccupazione aumentata soprattutto nel mezzogiorno. Non è stata la solita crisi che avviene ogni decennio, ma un vero è proprio stallo che ha fermato soprattutto nazioni come Germania e Spagna, non solo l’Italia. Per immaginare questa crisi basta pensare ad una persona che sta correndo e qualcuno gli fa lo sgambetto: il risultato è una grossa caduta.

I politici promettono riduzioni di tasse ad ogni appuntamento elettorale. Quanto gioverebbe al nostro sistema economico una politica di questo genere, prendendo in considerazione il fatto che allo Stato servono nuove imposte per risollevarsi dalla crisi?

Partiamo da un dato di fatto incontrovertibile: L’Italia ha un debito pubblico enorme che ha iniziato ad ammassarsi dagli anni 80. Solo dall’inizio del millennio si è iniziato a fare un politica di contenimento. Guardando il disavanzo annuale corrente, l’Italia è riuscita a limitare gli sprechi, riesce addirittura ad avere un disavanzo primario (le spese correnti sono meno delle entrate), ma il problema di fondo rimane pagare un immensa mole di interessi del debito pubblico. Non possiamo quindi abbassare la pressione fiscale del nostro Paese, bisognerebbe però riorganizzare il sistema tributario; le complicazioni più grosse rimangono l’evasione fiscale e la differenza tra redditi dei lavori autonomi e quelli dipendenti. Prendendo il mio caso, un professore universitario e quindi lavoratore dipendente, sale tra l’1% delle famiglie più ricche in Italia sulla base della dichiarazione dei redditi. Questo non succede per avvocati, commercianti, insomma i liberi professionisti, proprio perché c’è una grossissima evasione fiscale.

Quali conclusioni possiamo trarre dallo scudo fiscale?

Con lo scudo si agevola tantissimo un ritorno di capitali, viene perfino dispensato il reato. E’ risaputo però che ci sono pochissimi controlli, quindi chi glielo fa fare ad una persona a riportare il capitale in Italia? Lo scudo è efficace soltanto se ci sono successivi controlli di possibili evasori fiscali. Se poi dopo questo scudo un italiano continua ad evadere e non ci sono controlli, c’è poco da fare, continuerà a beneficiare dei vantaggi.

E magari ad uno scudo ne succede un altro alla prossima legislatura. Ecco, ci vuole credibilità. Un istituzione promette il condono fiscale, ma deve essere chiaro che sia l’ultima possibilità per far rientrare il capitale nel Paese senza troppe sanzioni. Poi però ci vogliono controlli serrati, accertamenti e verifiche. Per quanto riguarda le cifre posso dirvi poco. So che c’è una forte polemica tra il ministro Tremonti e il direttore di Bankitalia Draghi ma non posso commentare, visto che non ho gli strumenti adatti per dare la ragione all’uno o all’altro.

E per quanto riguarda la riforma universitaria?

Come tutte le riforme complesse uno non può dire “la sposo a pieno” o il contrario. C’è bisogno sicuramente di una riforma. Non ci sono finanziamenti, non c’è efficienza. Basti pensare che fino a poco tempo fa chi poteva permetterselo mandava i figli in continente a studiare; ora li manda direttamente all’estero, addirittura spendendo meno e avendo un servizio nettamente superiore. Così noi perdiamo persone competenti e i benefici del loro sapere e della loro preparazione vengono utilizzati negli altri Paesi.

Ecco, mancano le regole per gli studenti nella nuova riforma. Sto pensando ad esempio al fuori corso universitario. Esiste solo in Italia. Quindi manca una direttiva più rigida, che permetterebbe di interrompere il lassismo che abbiamo nell’università italiana. Se si da un idea di università costosa dal punto di vista dell’impegno dello studente, dove ci siano regole inflessibili che però dall’altra parte ti consentano di formare laureati di un alto livello. Questo fa la differenza. A mio parere il problema fondamentale in Italia è il controllo. Se fossimo tutti controllati da regole semplici quanto severe avremo sempre risultati di gran lunga migliori. Così come le riforme alla scuola. E’ impossibile che ogni governo rifaccia la riforma scolastica ogni 5 anni. Bisogna attuare riforme condivise, perché la scuola, l’istruzione, non sono né di destra né di sinistra.

Quanto pesano i “PIGS”, le iniziali delle nazioni con il debito pubblico più alto, alla UE?

Pesano sicuramente non poco. I PIGS sono frutto della crisi e tutto ruota su questo debito altissimo. Il grave problema dell’Europa è la riforma delle pensioni. Se prima c’era un riciclo del lavoro che controbilanciava i soldi dati ai pensionati, ora la piramide si è rovesciata. La popolazione invecchia, le pensioni aumentano. Bisogna quindi riorganizzare il sistema pensionistico, e secondo me non è da sottovalutare il fattore dell’ immigrazione. Gli immigrati portano ricchezza, quando sono in regola si intende, e quindi pagano i contributi, aiutandoci a sostenere le pensioni con soldi freschi.

In questi giorni si sta decidendo come aiutare la Grecia, creando una politica di rigore che per fortuna in Italia si è iniziata da almeno un decennio. Quello che manca in questo periodo è stata la continuità politica: guardando i dati, i governi di sinistra sono riusciti con riforme restrittive a rimettere apposto o per lo meno indirizzare sulla strada giusta l’economia. I governi di destra invece hanno mandato all’aria tutti gli sforzi fatti, cosa che non è successo negli altri stati europei.

L’Italia ha un debito del 125%. Siamo lontani da un possibile default come è accaduto in Argentina?

C’è un grosso particolare che ci tiene lontani da un possibile default, da una possibile crisi della portata argentina: facciamo parte di un sistema monetario comune. Ad esempio l’Unione Europea sta già aiutando la Grecia, a condizione che ci sia un rigoroso cambiamento strutturale, che è obbligatorio per risollevarsi. Stare dentro questo sistema europeo è la garanzia per tutti. Se l’Italia avesse dovuto affrontare questa crisi con la Lira ora saremo tutti in mutande a doverci vendere il Colosseo. E’ ovvio che tante cose sono da cambiare anche se abbiamo la protezione dell’Europa. Basta farsi delle domande come ad esempio “nella spesa pubblica italiana ci sono sprechi che possono essere ulteriormente eliminati?”. Certo che si.

In tutti i settori non solo nella politica (che sono evidentissimi), ma anche nella pubblica amministrazione, ci sono persone che non fanno nulla, non solo, ci sono opere iniziate e mai finite ed è bene ricordare che sono soldi pubblici sprecati.

In conclusione il problema fondamentale in Italia sono il controllo, insomma il rispetto delle regole?

Assolutamente si.

domenica 14 marzo 2010

Gino Strada

"Tutti i giorni ci dicono come sta andando la guerra al terrorismo. Una parola che viene usata bipartisan, non ci si chiede nemmeno che significa. Se chiedessimo il significato di terrorismo a New York, risponderebbero le torri che crollano con tante persone dentro; I Curdi invece risponderebbero che sono i gas chimici di Saddam Hussein; i popoli dell'America Latina i colpi di stato e i Desaparecidos che hanno avuto in questi anni. Tutti abbiamo una forma di terrorismo, e allora non è questa la guerra che stiamo combattendo, anche perchè chi la combatte non ha alcuna credenziale per combatterla. Bisogna riflettere con la propria testa, bisogna capire che la guerra non è contro il terrorismo, ma contro i poveri del mondo."
Non esistono guerre giuste, le guerre si fanno sempre e solo per consentire a pochi di avere tutto e a molti di patire la miseria. Gino Strada arriva quando tutti scappano, e mette in piedi ospedali di fortuna, spesso senza l'attrezzatura e le medicine necessarie, quando la guerra esplode nella sua "lucida follia". Guerre che per lo più hanno un lungo strascico di sangue dopo la fine ufficiale dei conflitti: quando pastori, bambini, donne vengono dilaniati dalle tante mine antiuomo disseminate dappertutto. 
Gli afgani li chiamano le mine antiuomo pappagalli verdi, titolo che Gino Strada ha dato ad un suo libro (Feltrinelli, 2006). Mine che cadono dal cielo, con delle ali verdi, che attirano i bambini e li fanno saltare in aria. Uno dei grandi promotori di Emergency oltre che a fare il chirurgo, scrive. I suoi libri materializzano la violenza della guerra in tutte le sue parti più nascoste. Gino Strada è un vero uomo di pace, ci crede vivamente, mettendoci anima e corpo. E' una persona straordinaria che ci racconta le sue esperienze nei paesi in guerra di tutto il mondo, dal Kurdistan all’Angola, dall’Etiopia al Perù passando per la Cambogia, Gibuti e l’Afghanistan, dove si trova tutt’oggi. E’ un uomo lucido che investiga se stesso, che in fondo come tutti ha paura, che ascolta nella sua baracca Animals dei Pink Floyd mentre fuori si sentono scoppi di bombe e raffiche di mitra. Ha visto la sua morte da vicino più volte, si interroga sui grandi perché della vita sapendo che non c’è una risposta se non quella di dedicare tutto se stesso affinché, nell’incomprensibilità di tutto questo, almeno i più sfortunati possano essere trattati come esseri umani e non come da carne da macello. 

venerdì 5 marzo 2010

"Malapenitenziarità": La droga ti manda all'ospedale...di ciò non devi dubitare! Ma ti spezza anche la colonna vertebrale??

Attenzione!!!Che il servizio sanitario italiano prenda misure di profilassi immediate! Ebbene cari lettori, il Belpaese corre il rischio di essere flagellato da una nuova malattia; ora non è ben chiaro come chiamarla poiché(tendenza tipicamente italiana)ciò che è scomodo si si minimizza (nella migliore delle ipotesi)o si omette o si tace del tutto. Quando però lo sgomento è tanto una notizia direbbe il buon Faber "come una freccia dall'alto scocca vola veloce di bocca in bocca" e dunque e cosa buona e giusta che si parli della "carcerite":benvenuta! Dopo la mucca pazza,il pollo con l'aviaria e il maiale pirla non potevamo che aspettarcela, chiedete a Stefano Cucchi...ah no pardon è morto! Non è il prologo di un film horror nè il frutto di uno sterile cinismo semplicemente ma è un’invettiva e come tale ha la funzione di denuciare con un certo astio la deprecabile storia -simbolo di un sistema penitenziario sbagliato, lontano anni luce dall'idea di carcere magistralmente elaborata dal’”l' Illuminato”Cesare Beccaria. Il 15ottobre del 2009, il 31enne Stefano Cucchi venne arrestato per possesso di stupefacenti e sottoposto al processo in direttissima;pochi giorni dopo giunge ai suoi familiari la notizia della morte del giovane da parte delle autorità senza troppe spiegazioni e soprattutto senza troppi complimenti;da qui inizia la lunga guerra dei genitori e della sorella costretti a districarsi in una jungla di lettere di Stefano che spariscono(x-files a Regina Coeli??),esami istologici e di altro genere che contano ben poco se si considera invece quella che è la tragica realtà:Stefano è stato selvaggiamente picchiato dalle guardie penitenziare:checché ne vogliano dire questa è la realtà. Quelli che avrebbero dovuto collaborare al progetto di recupero del ragazzo l’hanno invece mandato all’altro mondo ,con buona pace del Ministero di Grazia e Giustizia e di altre istituzioni fondamentali che avrebbero invece come primo compito:tutelare e ,nel caso sia necessario ,rieducare il cittadino. L’orrore di questo ragazzo portato alla ribalta della cronaca dai genitori non deve rimanere un grido inascoltato dev’essere invece la prima tappa ,sebbene funesta, per un percorso di rinascita e cambiamento per le istituzioni carcerarie sia per coloro che scontano una pena detentiva sia per coloro che a volte pare vogliano riscattare le loro frustrazioni sui detenuti diventando veri e propri aguzzini. La droga uccide è vero,ma non spezza la colonna vertebrale né produce in maniera naturale ecchimosi e altri traumi quindi è ridicolo pensare a una morte per cause naturali;si può essere ragionevolmente convinti che si tratti di “malapenitenziarietà”, una delle nuove(??) piaghe della società.


Alessandra Melis

giovedì 4 marzo 2010

Ci pisciano addosso e ci dicono che sta piovendo



Sandro Pertini l’aveva detto: “la politica va fatta innanzitutto con le mani pulite”.


Oggi,a ormai vent’anni dalla morte del presidente non si può certo affermare che quella italiana sia una politica “trasparente”. Sono circa due terzi i parlamentari italiani che sono stati coinvolti in procedimenti giudiziari,di cui un terzo è ancora in attesa di una sentenza definitiva. Nelle ultime settimane sono emerse delle vicende che hanno coinvolto molti volti della classe politica ,tra cui Guido Bertolaso,capo della protezione civile. Secondo la magistratura contabile nell’ultimo anno si è verificato un incremento delle denunce per fatti di corruzione del 229%. Lo stesso premier italiano, Silvio Berlusconi,ha subito dal 1998 ad oggi ben 19 procedimenti giudiziari. é stato proprio lui a commentare il caso Bertolaso ,mostrando un certo “scetticismo” nei confronti della magistratura. “in Italia”,ha affermato il premier “sta diventando uno sport nazionale deprimere chi opera per il bene del paese”. Dichiarazioni non nuove da parte del premier che ormai da un anno a questa parte dichiara di essere vittima di un complotto studiato dalla sinistra,di cui è complice la magistratura. Naturalmente il caro e onestissimo premier ha trovato sempre nel corso degli anni i modi per aggirare le accuse che gli venivano fatte:l’avvocato Taormina,ex legale del presidente del consiglio, ha recentemente dichiarato in un intervista che Berlusconi,contrariamente a ciò che ha sempre dichiarato in televisione ha sempre chiesto ai suoi legali di scrivere delle leggi ad personam per toglierlo fuori dalle peggiori situazioni. Ha inoltre dichiarato che riconosce che anche le attuali proposte di legge presentate,come il processo breve per esempio,sono leggi sfruttate dal premier per fini personali. Le leggi che servono a Berlusconi per completare il suo disegno sono tre” spiega Taormina “il processo breve,il legittimo impedimento e il lodo Alfano bis,quest’ultimo da approvare come legge costituzionale. Per quanto riguarda il processo breve si tratta solo di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al senato,ma scommetterei che alla camera non lo calendarizzeranno nemmeno .Il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto ci rinuncerà per ottenere in cambio il legittimo impedimento,ovvero la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e ottenere così continui rinvii. Le trattative con i vari partiti politici sono già in corso. L’UDC ad esempio ha già detto che se rinuncia al processo breve vota a favore del legittimo impedimento. Qui scatta però il problema: il legittimo impedimento è palesemente incostituzionale,dunque la consulta lo boccerà. Resterà però in vigore per almeno un anno e mezzo,e Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano Bis come legge costituzionale e dunque intoccabile”. Dichiarazione agghiacciante,da cui traspare un progetto che si prende gioco non solo della giustizia italiana,ma soprattutto del popolo,anche perché il popolo,naturalmente,tutte queste cose non le sa. Ma come riesce il premier a nascondere tutto ciò al popolo votante? Perche le televisioni e la maggior parte dei quotidiani nazionali non hanno mai parlato di questi argomenti? Tutti sappiamo che le reti Mediaset sono di proprietà del figlio del premier,Pier Silvio Berlusconi,quello che non sappiamo è che da quando Berlusconi è in politica Mediaset e Rai non sono più due reti separate. È vero che teoricamente e formalmente le due reti sono dirette e controllate da diverse persone,ma non è ciò che avviene realmente. Il centro destra ha da poco approvato un regolamento che vieta alla rai di mandare in onda trasmissioni d’intrattenimento giornalistico nei trenta giorni che precedono le elezioni regionali. Ovviamente questo decreto non vale per Mediaset che potrà continuare a trasmettere trasmissioni come ad esempio Matrix in cui i candidati di centro destra potranno parlare dei loro programmi elettorali senza dover rispondere a delle domande troppo “impertinenti”. Berlusconi si è cosi tolto di mezzo trasmissioni come Report,Annozero,Ballarò e Parla con me ,le uniche trasmissioni che cercano di dare al paese un informazione libera. L’Italia è entrata in una sorta di dittatura mediatica ,in cui “ci pisciano addosso e ci dicono che sta piovendo”. Danno al popolo l’illusione di essere libero,di poter prendere le proprie scelte,difatti la frase preferita del premier è “il nostro governo è stato votato d al popolo”. Tanto di cappello caro Silvio,occorre solo fare una piccola ma rilevante precisazione: anche Mussolini fu votato dal popolo!

Miriam Spiga

mercoledì 3 marzo 2010

Italia: Può sembrare così lontana una Terza Repubblica?



Il 18 Marzo del 1993 è tutt'ora una data simbolo della nostra attuale storia repubblicana. Furono le elezioni che segnarono il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, dopo lo scandalo degli anni '92-'93, provocato dall'inchiesta giudiziaria di "Mani Pulite" guidata principalmente dai magistrati Di Pietro, Colombo e Borrelli. Furono anni in cui la giustizia riusciva, finalmente, a emergere e ad aprire armadi che sembravano ben sigillati e a trovare molti scheletri nascosti. Ma torniamo un pò indietro nel tempo. Non di molto, ci basta un anno. L'inchiesta, infatti, iniziò con l'arresto, nel febbraio del '92, di Mario Chiesa, esponente del PSI e presidente di un prestigioso albergo milanese, colto in flagranza di reato mentre riceveva una tangente di sette milioni di lire. Da li in poi l'inchiesta si diffuse a macchia d'olio fino ad arrivare a stroncare il cosidetto "asse traversale" del CAF, ovvero Craxi (PSI), Andreotti e Forlani (entrambi DC) che dirigevano la maggior parte delle azioni politiche, e non solo, del Paese. Tangentopoli, questo è il termine giornalistico, fece chiarezza sul giro di appalti truccati (riguardanti ospedali, metropolitane, palazzi, case ecc.) che funzionavano tramite un sistema di tangenti e di corruzione che ormai si era profondamente radicato nel sistema politico-istituzionale italiano e che aveva coinvolto, tra avvisi di garanzia, prescrizioni e condanne segretari di partito nazionali e locali, amministratori, consiglieri, assessori, imprenditori e una grande quantità di politici (di cui una quarantina si suicidarono). Craxi stesso denunciò il fatto in Parlamento, dicendo che i deputati e i senatori non potevano non essere conoscenza di tutte le tangenti che giravano illegalmente e di tutti i soldi che entravano illecitamente ai partiti, provenienti dalle casse statali e dagli imprenditori che corrompevano facilmente il politico di turno. Solo nel 1993 si contava un buco, anzi una voragine, nel bilancio italiano di 200.000 miliardi di lire. Certe figure, però, sono state riabilitate oggi, come lo stesso Craxi, il maiale più grande; colui che si è abuffato maggiormente e instancabilmente; colui che utilizzò le casse dello Stato come se fossero delle mangiatoie disponibili per sè e per i suoi maiali; colui che vide nelle istituzioni una specie di fattoria nella quale poteva girarsi e rigirarsi nella proprio merda. Purtroppo i giudici non la pensavano così e lo condannarono. Lui da schifoso maiale qual'era, si trasformò in un codardo e vigliacco coniglio, e visse in latitanza in Tunisia. Si chiuse così un cupo capitolo della storia italiana. Ma siamo sicuri che è terminato tutto? La corruzione politica è un lontano ricordo? Davvero il marcio che vi era nei partiti e nelle istituzioni è ora definitivamente sparito? Sono molte le domande che dobbiamo porci. La Corte dei Conti poche settimane fa ha dichiarato che l'Italia è tra i Paese in cui la corruzione è a livelli altissimi. Possiamo allora parlare di una traformazione. Ci vuole poco a capire che i due partiti principalmente colpiti, DC e PSI, si sono riversati nelle "nuove" forze politiche, ovvero il PD e il PDL, guidato dallo stesso premier che nel 1993 vinse le prime elezioni della Seconda Repubblica: Berlusconi, inquadrato come l'uomo del "cambiamento". Socialisti e Democristiani e, dopo lo scioglimento del PCI, anche gli ex comunisti, si sono riversati in questi partiti cambiando solamente volto, ma conservando il marcio che si portano dietro tutt'oggi. Durante il periodo delle grandi privatizzazioni degli anni '90, volute dall'UE c'è stata una crescita della presenza delle mafie in Parlamento (che voleva e vuole entrare a tutti i costi nelle grandi imprese), che ha provocato una dilagazione del tasso di corruzione e un enorme deficit pubblico che non smette di crescere. Possiamo constatare, quindi, che, oltre ad una legge elettorale fallita in partenza, di nuovo in questa seconda Repubblica non c'è proprio nulla, anzi si può affermare che sia stato tutto un alibi per mostrare qualcosa di nuovo al popolo e che la corruzione e la mafia sono ormai un brutto sogno. Ma sappiamo che è solo una presa in giro.Proprio da poco un senatore del PDL (Di Girolamo) è stato accusato dai giudici di avere avuto rapporti con la 'ndrangheta. Uno dei tanti, che sta a dimostrare quanto, quella parte di uomini che infangano il Paese e la politica, ci stiano prendendo in giro . E, sicuramente, si aggiungerà a quella lista di parlamentari che hanno goduto dell'immunità parlamentare della quale godono. Arrivati a questo punto è facile farci due conti. La situazione economica, politica, e sociale (visto il malcontento e la sfiducia nelle istituzioni) è molto simile a quella degli anni precedenti a "MAni Pulite". Cosa vogliono fare allora? Scrivere il futuro? Arrivare ad un punto in cui avvenga il passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica? Mascherando nuovamente i cirminali, continuando i loro sporchi affari, i loro appalti truccati, facendo entrare o meglio accogliendo amorevolmente la mafia in Parlamento? La situazione sembra proprio questa. In conclusione c'è da ammettere che oltre a saper riscrivere la storia, la nostra eccelsa classe dirigente, ha imparato bene anche a scriverla, prevedendo e manipolando il corso della storia.


"LA POLITICA SI FA CON LE MANI PULITE" Sandro Pertini


Antonio Cardia

domenica 28 febbraio 2010

Domani un giorno senza l'aiuto degli stranieri.

Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo? 
Manifestazioni spontanee degli stranieri in contemporanea con Spagna, Francia, Grecia. Domani si scende in piazza per chiedere il rispetto dei diritti, soprattutto un integrazione maggiore per tutti gli emigrati. 
Con questo corteo si vuole portare l'attenzione sull'importanza degli stranieri nell'economia e nella società ed respingere le politiche razziste. La manifestazione ha come scopo fondamentale rendere 'visibili' gli stranieri, insomma farci capire quanto contribuiscono alla nostra economia.Pensandoci bene, sono loro che mandano avanti le fondamenta del nostro sistema produttivo, facendo lavori che l'italiano viziato non farebbe mai; lavori poco stipendiati (se lo sono) e quindi poco dignitosi.
A Cagliari l'iniziativa verra' presentata domani alle 11 in una conferenza stampa al Teatro Sant'Eulalia, a cura del comitato "Primo Marzo Cagliari" presente anche sul social network Facebook. In banchetti allestiti in piazza Repubblica, in piazza Costituzione e in via Roma sara' distribuito materiale informativo, mentre alle 16 piazza del Carmine ospitera' un "Gioco interculturale" per bambini e adulti, cui seguira', alle 17.30 un raduno pubblico con interventi, racconti ed esperienze sul tema. Saranno distribuiti nastrini gialli da appuntare sugli abiti: il giallo e' stato scelto come colore del cambiamento, oltre che per la sua neutralita' politica. Alle 18.30, in tutte le piazze italiane coinvolte verranno 'liberati' dei palloncini gialli, il colore simbolo della manifestazione. Nata in maniera spontanea, la protesta del Primo Marzo ha ricevuto l'adesione di una serie di organizzazioni, tra cui Emergency e Legambiente, partiti politici (Pd, Sel e Rifondazione Comunista) e i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che pur dando il loro sostegno, non hanno proclamato lo sciopero generale a livello nazionale.
Resta da fare una piccola domanda...chi viene con me?

sabato 27 febbraio 2010

Perchè fischiare Emanuele Filiberto a Sanremo?



Analisi morale di Emanuele Filiberto e analisi sui più rilevanti avvenimenti socio-politici nell'Italia pre e post unitaria sotto i Savoia


In questi giorni si è svolto il festival della canzone italiana a Sanremo, evento di grande ritrovo per quella parte di Italia benestante formata dai politici, imprenditori, alta borghesia, industriali, banchieri e grandi puttane. Gli stronzi più grandi insomma. Tra questi, in ciò che ormai è diventato un cesso, chiamato Ariston, quello più fastidioso mi è sembrato essere Emanuele Filiberto. Non perchè sia un cocainomane, puttaniere che non sappia minimamente cosa significhi la parola lavorare, o perchè gli si prospetta una ghiotta candidatura nelle file dell'UDC, proprio lui, un esempio di cristianità e di profonda etica morale. O almeno non solo per questo. Sono tantissimi i motivi per cui provo un fastidio enorme nel vedere la sua faccia in tv parlando di amore verso l'Italia, la sua patria. Basta solo scavare un pò tra gli scheletri nascosti nell'armadio dei Savoia. Le origini di questa dinastia sono antichissime. Ma ci basta analizzare solamente le cose più rilevanti negli ultimi due secoli. Iniziamo dal periodo del Risorgimento, anni in cui negli stati italiani vi erano rivolte popolari contro le monarchie e spinte democratiche propinate da intellettuali del tempo come Mazzini, Gioberti, Pisacane e tanti altri che erano in forte contrasto contro le politiche monarchiche liberticide. Gli obiettivi erano molteplici a seconda delle zone e dei pensieri, ma fondamentalmente ottenere costituzioni, parlamenti e cancellare le ombre della monarchia in favore di un regime repubblicano. In un primo tempo queste rivolte vennero represse con il sangue in tutti gli stati italiani, compreso il nostro caro ducato di Savoia, che poi cedette concedendo lo Statuto Albertino per alleviare gli animi del popolo, ma che in realtà riconosceva ben pochi diritti, infatti i diritti collettivi non erano riconosciuti e molti partiti viveno ancora in clandestinità (vedi PSI). Col tempo nelle guerre di indipendenza contro l'Austria il Ducato cedette alcuni suoi territori (Savoia e Nizza) e ottenne col passare degli anni, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto e i vari ducati minori del centro italia in seguito a dei plebisciti di ovvia incerta validità. Così allargata territorialmente e con un esercito repressivo abbastanza efficiente i Savoia prepravano il loro decollo. Fermiamoci un attimo però a parlare di cosa succedeva nella nostra terra in quel periodo e anche prima. Lo sfruttamento naturale e umano era all'ordine del giorno in Sardegna da parte del Re. Il regno Sardo-piemontese estirpava al massimo le nostre foreste, ricavando ingenti quantità di legname che poi venivano rivendute. Lo sfruttamento e le brutali repressioni non mancavano, infatti gli operai e i minatori che, privi di alcun diritto, protestavano per le troppe ore lavorative e un salario da fame venivano carcerati, torturati o fucilati in pubblica piazza dalle truppe regie. Numerosissime erano le miniere dove lavoravano i minatori, specialmente nel Sulcis iglesiente. La più importante miniera è sicuramente quella di Ingurtosu dove si può notare la differenza tra l'abitazione del padrone e dei minatori, che vivevano in specie di capanne con la propria famiglia. Non c'era possibilità, grazie al severo rigore monarchico, di avere e di far si che potessero essere riconosciuti i diritti dei lavoratori, ma ancora peggio i diritti collettivi, di associazione nei quali il lavoratore poteva organizzarsi e, come minimo, contrattare col proprio sindacato il contratto. Ma nella monarchia sabauda non era permesso, pena: repressione sanguigna. Andando avanti con gli anni le mire espansionistiche dei Savoia crescevano, ma allo stesso tempo si scontravano con quelle francesi di Napoleone III, che controllava molte zone in Italia e, bloccavano momentaneamente le mire espansionistiche sabaude. Fino a quando Cavour, leader incontrastato della destra storica non giunse a patti col Re francese. La spartizione dell'Italia era chiara. Sarebbe stata divisa in tre confederazioni, dove il regno sabaudo avrebbe preso il Nord e ben lontana era un'idea di Italia unita, certo a meno che non ne avrebbero tratto vantaggi esclusivamente i Savoia. Negli anni precedenti all'unità d'Italia avvenuta nel 1861 emergeva sempre di più la figura di Giuseppe Garibaldi, uno dei principali esponenti della massoneria italiana, che apparentemente per il volere del Re Vittorio Emanuele II era sbarcato in Sicilia nel Regno dei Borbone. Questi però erano stati finanziati ed equipaggiati da Cavour con armamenti, cavalli e uomini. Giochi segreti che tutt'ora non sono stati chiariti definitivamente. Fatto sta che poi avviene l'Unità d'Italia. Non si sa come, ma con solo 1000 uomini al suo fianco e in pochissimi mesi Garibaldi riuscì a "liberare" il Mezzogiorno e consegnarlo al Re a Teano (Campania). Meglio non soffermarci troppo sull'unità d'Italia poichè gli accordi segreti, gli intrecci con la Massoneria sono talmente lunghi e complicati che potremmo scrivere un libro. Col tempo la classe dirigente Piemontese, che ha portato la "liberazione" del Sud dai Borbonici, decide di avviare campagne militari in Africa, che in gran parte falliscono tutte e il Regno italiano ci rimette la faccia tra le potenze europee che tra queste, specialmente l'Inghilterra, su come dominare popoli e fare stragi ne sapevano qualcosa. Ma le truppe regie si sono fatte prendere a calci nel sedere tornando in alcuni casi (vedi Depretis e Crispi) a mani vuote. Dopo le campagne neocolonialiste dominate da stragi nei popoli africani, gli anni che intercorrono tra la fine del''800 e primi del''900 sono quelli in cui il malcontento è fortissimo tra la popolazione. Le condizioni sociali del paese peggiorano sempre di più. Il prezzo della farina è alle stelle e, specialmente, il Lombardia i moti e le rivolte sono numerose. Infatti, durante la c.d. "protesta dello stomaco" dove migliaia di persone protestavano, la repressione militare voluta dal Re Umberto I fu scandalosa. Ogni giorno circa un centinaio di persone cadevano sotto i colpi delle mitragliatrici usate dai militari contro la folla, sparando indistintamente tra vecchi, miserabili, donne e bambini. L'inflazione in quel periodo era alle stelle, il prezzo della farina lo stesso e crebbe il malcontento sociale. Qualcuno doveva pagare, e quel qualcuno fu il Re Umberto I, che venne ucciso dall'anarchico Gaetano Bresci il 29 luglio 1900. Col passare del tempo, mentre le fucilazioni, le repressioni, il debito saliva nuovamente, la famiglia dei Savoia si ricoprì del più grande errore storico: l'ascesa del fascismo. Vittorio Emanuele III diede l'incarico a Mussolini di ricoprire l'incarico di presidente del consiglio, assecondando ogni sua decisione: dalle leggi fascistissime alle campagne militari in Africa, dalle leggi razziali all'entrata in guerra, dall'appoggio a Hitler ai giganti e continui finanziamenti alla Chiesa. Difficile allora la sfida fra chi sia stato il peggiore tra Mussolini e Vittorio Emanuele III. Se colui che agiva o colui che potendo evitare, faceva si che l'Italia potesse cadere in una situazione estremamente difficile e devastante in tutti i punti di vista: socialmente, economicamente e politicamente. Finalmente il 1 Luglio del 1946 finita la brutalità fascista, il popolo italiano potè decidere se sbarazzarsi della monarchia e quindi dei Savoia. Così decise e la XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione afferma:


"I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici nè cariche elettive.


Agli ex re di Casa SAvoia , alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale,


I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato.


I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui bene stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946 sono nulli."


Purtroppo una legge costituzionale, quella del 23 ottobre 2002, ha disposto che i commi primo e secondo non sono più validi, annullando così il volere dei costituenti. Grazie a questa legge costituzionale abbiamo potuto assistere e godere alla bravura musicale di Emanuele Filiberto, di sicuro non colpevole diretto di tutti i reati, le ingiustizie commesse e tutti i morti che pesano sulle spalle dei monarchi sabaudi. Ma di sicuro quando lo sento parlare del suo amore per l'Italia, soprattutto dopo aver chiesto un abominevole risarcimento di diversi milioni alla Repubblica per l'esilio, mi viene il voltastomaco. Non deve nemmeno mettere piede nella nostra Repubblica, che purtroppo non ha ancora solide basi democratiche, ed esordire con un testo del genere:

"Io credo nella mia cultura e nella mia religione,
per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola,
che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia."


Lui non ha paura di esprimere la sua opinione. E se facessimo, come un secolo fa, durante la monarchia? I dissidenti fucilati in piazza! Avrebbe ancora paura? Il cuore di un Italia sola poi.. Sola perchè manchi tu, mio caro egocentrico monarca? Con questo lunghissimo articolo, non voglio attribuire a lui la responsabilità dei crimini monarchici, obiettivamente sarebbe ingiusto, ma sarebbe altrettanto ingiusto riabilitare la dinastia sabauda in Italia, attraverso un personaggio, descritto all'inizio, disgustoso come Emanuele Filiberto.

Antonio Cardia

Come tutto ebbe inizio

Ecco un articolo bello e passionale come ne esistono pochi, la realtà del commercio equo e solidale viene spesso trascurata dai mass media quando invece si dovrebbe diffondere a beneficio di tutti.

L'Associazione “Oscar Romero” è uno degli esempi più belli di questa realtà.

Ringrazio tantissimo Anna Demurtas per questo articolo e vi rimando al sito dell'associazione:

http://orequo.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=44&Itemid=53

la trovate anche su Facebook all'indirizzo

http://www.facebook.com/group.php?gid=42420925854&ref=search&sid=602019477.202344959..1

La bottega di cui si parla nell'articolo sta a Cagliari in Via Giardini 151, fronte teatro Riverrun, ingresso al piano terra.

Buona lettura!


Ricordo che alla prima riunione arrivai in ritardo. Era novembre.

Avevo un'ora di ritardo addosso, seppellii il mio imbarazzo con un disinvolto sorriso, e dissi buonasera. C'era un cerchio di persone. Quante saranno state? Almeno trenta, credo.

Non mi aspettavo una cosa del genere, nell'e-mail che avevo ricevuto si parlava dell'apertura di una bottega di commercio equo e solidale, credevo fosse una sorta d'inaugurazione, una conferenza per poi festeggiare. Invece mi ritrovai là, seduta su una sedia di plastica con una marea di volti sconosciuti intorno, meno male che Stefano mi aveva tenuto un posto.

C'era un tipo che parlava, raccontava delle sedi che aveva visitato, di ciò che aveva visto a Mantova, delle sue esperienze, credo mi ci vollero un manciata di minuti per capirlo: quelle persone erano lì perchè volevano aprire una bottega di commercio equo e solidale.

Tutt'altro che inaugurazione.

Sono passati circa tre anni da quel giorno. Ora sembra quasi buffo, il passato è una creatura che si guarda con tenerezza. A quella riunione ne seguirono tante altre, prima con scadenza bisettimanale, poi, ogni lunedì.

Qualche decina di teste di giovani sognatori avevano l'ambiziosissimo progetto di migliorare il mondo, troppe poche persone a Cagliari conoscevano il commercio equo e solidale.

C'eravamo noi, una cellula di idealisti e dall'altra c'era il resto: i media con il loro martellante invito a comprare comprare, a osannare lo shopping, a dire che l'economia e la Terra girano proprio grazie a chi compra.

La certezza che avevamo era che il miglioramento globale passa per i gesti dei singoli, e che la felicità del singolo si identifica nella felicità collettiva. Non possiamo stare bene noi del Nord del mondo, e lasciare che il restante 80 % della popolazione stia male a causa del nostro spensierato consumismo. Le fonti d'informazione fanno di tutto per farci sentire impotenti, ma in fondo perchè esiste la povertà?

Al vecchio colonialismo si è sostituito il colonialismo economico, le grandi aziende producono nel Sud del Mondo perchè possono contare su materie prime a basso costo, e sopratutto mano d'opera a basso costo. Complici incoscienti e pedine determinanti di questo processo siamo noi, che ogni mattina, una volta sgusciati dal letto, iniziamo la giornata sorseggiando caffè fumante.

Dall'altra parte del globo, al contadino che si spezza la schiena nella piantagione di caffè, arriva il 5 % del prezzo che noi abbiamo pagato al supermarket per quel pacchetto di caffè. Il resto dei soldi vengono inghiottiti dagli intermediari, dalla pubblicità, vanno a formare il capitale dell'Azienda che poi lo investirà per acquistare altre aziende e avere sempre meno concorrenti sulla piazza.

Il commercio in cui noi crediamo invece, mette prima le persone e poi il profitto.

E' una lotta alla povertà che si differenzia molto dalle precedenti forme di solidarietà, come la beneficenza e l'assistenzialismo, queste infatti non aiutano le popolazioni a rendersi autonome, ma le rendono dipendenti dagli aiuti, non artefici del proprio destino, bensì incapaci di progettare il futuro.

Un antico detto cinese dice che non bisogna donare il pesce pescato ma insegnare a pescare.

Con il commercio equo si cerca di far crescere aziende economicamente sane e di garantire ai produttori ed ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso.

Le salde convinzioni ideali c'erano, la voglia e l'entusiasmo di fare, pure. Gli ostacoli e le difficoltà non mancarono, la strada che conduce alla realizzazione dei sogni è spesso in salita. Dovemmo infilare i nostri progetti in una sorta di grande imbuto,chiamato burocrazia. Destreggiarci in lacune d'informazione, confrontarci con la nostra inesperienza e con la nostra goffaggine in uno scenario sconosciuto. Ci appoggiammo a realtà già esistenti, come l'Associazione Mondo Amico di Nuoro, e la nostra prima uscita pubblica fu con un banchetto di prodotti equi e solidali a una festa di autofinanziamento di Emergency. Seguirono alcune Piazze della solidarietà, incontri educativi con le scuole e gli universitari.

Piano piano, ma si camminava.

Da questo novembre L'associazione Oscar Romero ha una sede propria dove vende agli associati prodotti del commercio equo e solidale. Da Novembre ad oggi abbiamo fatto più di venti eventi culturali, tra proiezioni di film, testimonianze, incontri con le scuole elementari, medie e superiori, con gli oratori, gli universitari, giochi dei mondi possibili....

L'Associazione Oscar Romero conta ad oggi più di 120 iscritti e circa 24 soci che prestano servizio volontario, persone comuni che donano il proprio tempo alla costruzione di un mondo più giusto.

Forse non è vero che esistono sogni troppo grandi.

Anna Demurtas

Diventare politico


La carriera degli aspiranti protettori dei nostri diritti inizia molto presto. Certo, direte voi, un politico deve essere preparato su ogni argomento. Assolutamente no. La preparazione non conta troppo all'inizio (e forse nemmeno alla fine), conta essere sempre presenti. Poco importa cosa fai. E' già tanto se spegni o accendi il computer, fai il caffè. Essere presenti è di fondamentale importanza. Nel frattempo starai ad ascoltare i discorsi dei grandi, e imparerai. Imparerai un linguaggio nuovo, che ti farà sentire al di sopra degli altri. L'arte di parlare ma mai inguaiarsi in opinioni decise, per accontentare tutte le tipologie di pensiero e prender più voti è la chiave di volta. Così magari inizierai a fare il braccio destro di un politico che magari inizia a spiccare tra altri. Sta tutto qui, perchè lui sarà il tuo sponsor per andare avanti. Devi servirlo umilmente, pagargli il caffè, e quando capita che te lo paga lui, assumere la faccia di un benedetto da Dio; entrerai nella sua intimità, perchè il politico, qualche volta, dopo aver visto il numero chiamante, ti chiederà di rispondere al suo cellulare al suo posto. La gente comincerà a pensare che vali qualcosa. E prenderà a chiedere a te quello che mai e poi mai potrebbe chiedere al politico. I tuoi poteri aumenteranno giorno dopo giorno a dismisura. Non c'è bisogno che ti laurei, basta un diplomino qualsiasi, ma se sei laureato nessuno si offende, ma non credere che faccia titolo. Intanto la tua esperienza va avanti, e quando l'arte del linguaggio sarà tua, avrai anche imparato a rendere le cose difficili una passeggiata. Se ti comporti bene, con gli anni salirai di livello, ma solo se lo meriti. Ci vogliono qualità particolari e, soprattutto, il tuo padrino non deve tramontare altrimenti sono "cazzi". Quindi il 50% del tuo tempo deve rimanere dedicato al capo. Se questi fa carriera la farai anche tu. Insomma così si continua pazientemente. Quando poi riuscirai ad avere il tuo spazio, ti riconoscerai nelle persone che ti stanno accanto, sorriderai se qualcuno ti offrirà il caffè o ti accenderà il televisore. 
"Non è solo l’ideologia a fare un politico di successo: per diventare dei leader, occorrono sicuramente esperienza e savoir-faire, ma la storia italiana dimostra che anche un trapianto di capelli può far vincere le elezioni." Un politico deve fare una grande distinzione, deve scegliere se essere un vero rappresentante del popolo, oppure se vuole vincere le elezioni. Sembrano 2 cose che viaggiano all'unisono ma la storia ci ha sempre dato torto su questa opinione.
Un ringraziamento a Luciano Petrullo 

venerdì 26 febbraio 2010

Vergogna e breve intesa


Ecco un altro articolo da tenere d'occhio. Ancora grazie per gli articoli che ci mandate!


Ebbene si, ce l’ha fatta anche stavolta. Il nano si è salvato, si è salvato grazie a quattro mesi, per quattro fottuti mesi non si procederà penalmente nei confronti dell’avvocato David Mills colpevole, come dice la sentenza, di falsa testimonianza ossia per non aver “detto tutto” quello che riguardava il presidente del consiglio Silvio Berlusconi nei fatti riguardanti le tangenti alla guardia di finanza e i fondi neri alla Fininvest. Dunque oltre ad aver spaccato il processo in due grazie all’incostituzionale Lodo “Alfano”, la precedente legge ex-cirielli approvata dal centro-destra nel 2005 manda all’oblio anche questo processo, salvando l’avvocato inglese dai quattro anni e sei mesi di reclusione che gli sarebbero spettati. Ieri notte ero al pc e stavo giusto finendo di vedere Annozero, uno dei pochi programmi che non mi fanno venire il mal di pancia quando si deve pagare il canone, lasciando la tv accesa mi sono imbattuto nel tg2 che ha pronunciato la parola Mills e prescritto. Sono rimasto a bocca aperta per 5 minuti mi sono vergognato di vivere in Italia, non so più se l’Italia possa definirsi democrazia. Il paradosso è che Mills è stato corrotto da Silvio Berlusconi, ma il processo a Berlusconi deve ricominciare da capo e finirà anche questo in prescrizione, essendo il fatto commesso nel 99 come sosteneva la difesa e non nel 2000 come dichiarava l’accusa. Allora cerchiamo di tirare fuori il “bene” da questa vicenda, so che sembra difficile ma se entriamo nel merito si evince l’imparzialità della corte di cassazione che approva la tesi della difesa secondo cui il reato è stato commesso nel 99. Non è cosa da poco, grazie a questo fatto cade ancora una volta la menzogna dei berluscones della magistratura rossa, e abbiamo la conferma di un sistema garantista, il più garantista e più indipendente d’Europa. Naturalmente i giornali e organi di informazione di “regime” parleranno di assoluzione, di tesi false, di processi farsa e accuse infondate, il nostro blog e per fortuna qualche giornale indipendente nel vero senso della parola ci può aiutare davvero a comprendere questa vicenda e a capire che il presidente del consiglio dei ministri altro non è che un corruttore e come tale deve dimettersi.


Luiigi