domenica 28 febbraio 2010

Domani un giorno senza l'aiuto degli stranieri.

Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo? 
Manifestazioni spontanee degli stranieri in contemporanea con Spagna, Francia, Grecia. Domani si scende in piazza per chiedere il rispetto dei diritti, soprattutto un integrazione maggiore per tutti gli emigrati. 
Con questo corteo si vuole portare l'attenzione sull'importanza degli stranieri nell'economia e nella società ed respingere le politiche razziste. La manifestazione ha come scopo fondamentale rendere 'visibili' gli stranieri, insomma farci capire quanto contribuiscono alla nostra economia.Pensandoci bene, sono loro che mandano avanti le fondamenta del nostro sistema produttivo, facendo lavori che l'italiano viziato non farebbe mai; lavori poco stipendiati (se lo sono) e quindi poco dignitosi.
A Cagliari l'iniziativa verra' presentata domani alle 11 in una conferenza stampa al Teatro Sant'Eulalia, a cura del comitato "Primo Marzo Cagliari" presente anche sul social network Facebook. In banchetti allestiti in piazza Repubblica, in piazza Costituzione e in via Roma sara' distribuito materiale informativo, mentre alle 16 piazza del Carmine ospitera' un "Gioco interculturale" per bambini e adulti, cui seguira', alle 17.30 un raduno pubblico con interventi, racconti ed esperienze sul tema. Saranno distribuiti nastrini gialli da appuntare sugli abiti: il giallo e' stato scelto come colore del cambiamento, oltre che per la sua neutralita' politica. Alle 18.30, in tutte le piazze italiane coinvolte verranno 'liberati' dei palloncini gialli, il colore simbolo della manifestazione. Nata in maniera spontanea, la protesta del Primo Marzo ha ricevuto l'adesione di una serie di organizzazioni, tra cui Emergency e Legambiente, partiti politici (Pd, Sel e Rifondazione Comunista) e i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che pur dando il loro sostegno, non hanno proclamato lo sciopero generale a livello nazionale.
Resta da fare una piccola domanda...chi viene con me?

sabato 27 febbraio 2010

Perchè fischiare Emanuele Filiberto a Sanremo?



Analisi morale di Emanuele Filiberto e analisi sui più rilevanti avvenimenti socio-politici nell'Italia pre e post unitaria sotto i Savoia


In questi giorni si è svolto il festival della canzone italiana a Sanremo, evento di grande ritrovo per quella parte di Italia benestante formata dai politici, imprenditori, alta borghesia, industriali, banchieri e grandi puttane. Gli stronzi più grandi insomma. Tra questi, in ciò che ormai è diventato un cesso, chiamato Ariston, quello più fastidioso mi è sembrato essere Emanuele Filiberto. Non perchè sia un cocainomane, puttaniere che non sappia minimamente cosa significhi la parola lavorare, o perchè gli si prospetta una ghiotta candidatura nelle file dell'UDC, proprio lui, un esempio di cristianità e di profonda etica morale. O almeno non solo per questo. Sono tantissimi i motivi per cui provo un fastidio enorme nel vedere la sua faccia in tv parlando di amore verso l'Italia, la sua patria. Basta solo scavare un pò tra gli scheletri nascosti nell'armadio dei Savoia. Le origini di questa dinastia sono antichissime. Ma ci basta analizzare solamente le cose più rilevanti negli ultimi due secoli. Iniziamo dal periodo del Risorgimento, anni in cui negli stati italiani vi erano rivolte popolari contro le monarchie e spinte democratiche propinate da intellettuali del tempo come Mazzini, Gioberti, Pisacane e tanti altri che erano in forte contrasto contro le politiche monarchiche liberticide. Gli obiettivi erano molteplici a seconda delle zone e dei pensieri, ma fondamentalmente ottenere costituzioni, parlamenti e cancellare le ombre della monarchia in favore di un regime repubblicano. In un primo tempo queste rivolte vennero represse con il sangue in tutti gli stati italiani, compreso il nostro caro ducato di Savoia, che poi cedette concedendo lo Statuto Albertino per alleviare gli animi del popolo, ma che in realtà riconosceva ben pochi diritti, infatti i diritti collettivi non erano riconosciuti e molti partiti viveno ancora in clandestinità (vedi PSI). Col tempo nelle guerre di indipendenza contro l'Austria il Ducato cedette alcuni suoi territori (Savoia e Nizza) e ottenne col passare degli anni, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto e i vari ducati minori del centro italia in seguito a dei plebisciti di ovvia incerta validità. Così allargata territorialmente e con un esercito repressivo abbastanza efficiente i Savoia prepravano il loro decollo. Fermiamoci un attimo però a parlare di cosa succedeva nella nostra terra in quel periodo e anche prima. Lo sfruttamento naturale e umano era all'ordine del giorno in Sardegna da parte del Re. Il regno Sardo-piemontese estirpava al massimo le nostre foreste, ricavando ingenti quantità di legname che poi venivano rivendute. Lo sfruttamento e le brutali repressioni non mancavano, infatti gli operai e i minatori che, privi di alcun diritto, protestavano per le troppe ore lavorative e un salario da fame venivano carcerati, torturati o fucilati in pubblica piazza dalle truppe regie. Numerosissime erano le miniere dove lavoravano i minatori, specialmente nel Sulcis iglesiente. La più importante miniera è sicuramente quella di Ingurtosu dove si può notare la differenza tra l'abitazione del padrone e dei minatori, che vivevano in specie di capanne con la propria famiglia. Non c'era possibilità, grazie al severo rigore monarchico, di avere e di far si che potessero essere riconosciuti i diritti dei lavoratori, ma ancora peggio i diritti collettivi, di associazione nei quali il lavoratore poteva organizzarsi e, come minimo, contrattare col proprio sindacato il contratto. Ma nella monarchia sabauda non era permesso, pena: repressione sanguigna. Andando avanti con gli anni le mire espansionistiche dei Savoia crescevano, ma allo stesso tempo si scontravano con quelle francesi di Napoleone III, che controllava molte zone in Italia e, bloccavano momentaneamente le mire espansionistiche sabaude. Fino a quando Cavour, leader incontrastato della destra storica non giunse a patti col Re francese. La spartizione dell'Italia era chiara. Sarebbe stata divisa in tre confederazioni, dove il regno sabaudo avrebbe preso il Nord e ben lontana era un'idea di Italia unita, certo a meno che non ne avrebbero tratto vantaggi esclusivamente i Savoia. Negli anni precedenti all'unità d'Italia avvenuta nel 1861 emergeva sempre di più la figura di Giuseppe Garibaldi, uno dei principali esponenti della massoneria italiana, che apparentemente per il volere del Re Vittorio Emanuele II era sbarcato in Sicilia nel Regno dei Borbone. Questi però erano stati finanziati ed equipaggiati da Cavour con armamenti, cavalli e uomini. Giochi segreti che tutt'ora non sono stati chiariti definitivamente. Fatto sta che poi avviene l'Unità d'Italia. Non si sa come, ma con solo 1000 uomini al suo fianco e in pochissimi mesi Garibaldi riuscì a "liberare" il Mezzogiorno e consegnarlo al Re a Teano (Campania). Meglio non soffermarci troppo sull'unità d'Italia poichè gli accordi segreti, gli intrecci con la Massoneria sono talmente lunghi e complicati che potremmo scrivere un libro. Col tempo la classe dirigente Piemontese, che ha portato la "liberazione" del Sud dai Borbonici, decide di avviare campagne militari in Africa, che in gran parte falliscono tutte e il Regno italiano ci rimette la faccia tra le potenze europee che tra queste, specialmente l'Inghilterra, su come dominare popoli e fare stragi ne sapevano qualcosa. Ma le truppe regie si sono fatte prendere a calci nel sedere tornando in alcuni casi (vedi Depretis e Crispi) a mani vuote. Dopo le campagne neocolonialiste dominate da stragi nei popoli africani, gli anni che intercorrono tra la fine del''800 e primi del''900 sono quelli in cui il malcontento è fortissimo tra la popolazione. Le condizioni sociali del paese peggiorano sempre di più. Il prezzo della farina è alle stelle e, specialmente, il Lombardia i moti e le rivolte sono numerose. Infatti, durante la c.d. "protesta dello stomaco" dove migliaia di persone protestavano, la repressione militare voluta dal Re Umberto I fu scandalosa. Ogni giorno circa un centinaio di persone cadevano sotto i colpi delle mitragliatrici usate dai militari contro la folla, sparando indistintamente tra vecchi, miserabili, donne e bambini. L'inflazione in quel periodo era alle stelle, il prezzo della farina lo stesso e crebbe il malcontento sociale. Qualcuno doveva pagare, e quel qualcuno fu il Re Umberto I, che venne ucciso dall'anarchico Gaetano Bresci il 29 luglio 1900. Col passare del tempo, mentre le fucilazioni, le repressioni, il debito saliva nuovamente, la famiglia dei Savoia si ricoprì del più grande errore storico: l'ascesa del fascismo. Vittorio Emanuele III diede l'incarico a Mussolini di ricoprire l'incarico di presidente del consiglio, assecondando ogni sua decisione: dalle leggi fascistissime alle campagne militari in Africa, dalle leggi razziali all'entrata in guerra, dall'appoggio a Hitler ai giganti e continui finanziamenti alla Chiesa. Difficile allora la sfida fra chi sia stato il peggiore tra Mussolini e Vittorio Emanuele III. Se colui che agiva o colui che potendo evitare, faceva si che l'Italia potesse cadere in una situazione estremamente difficile e devastante in tutti i punti di vista: socialmente, economicamente e politicamente. Finalmente il 1 Luglio del 1946 finita la brutalità fascista, il popolo italiano potè decidere se sbarazzarsi della monarchia e quindi dei Savoia. Così decise e la XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione afferma:


"I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici nè cariche elettive.


Agli ex re di Casa SAvoia , alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale,


I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato.


I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui bene stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946 sono nulli."


Purtroppo una legge costituzionale, quella del 23 ottobre 2002, ha disposto che i commi primo e secondo non sono più validi, annullando così il volere dei costituenti. Grazie a questa legge costituzionale abbiamo potuto assistere e godere alla bravura musicale di Emanuele Filiberto, di sicuro non colpevole diretto di tutti i reati, le ingiustizie commesse e tutti i morti che pesano sulle spalle dei monarchi sabaudi. Ma di sicuro quando lo sento parlare del suo amore per l'Italia, soprattutto dopo aver chiesto un abominevole risarcimento di diversi milioni alla Repubblica per l'esilio, mi viene il voltastomaco. Non deve nemmeno mettere piede nella nostra Repubblica, che purtroppo non ha ancora solide basi democratiche, ed esordire con un testo del genere:

"Io credo nella mia cultura e nella mia religione,
per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola,
che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia."


Lui non ha paura di esprimere la sua opinione. E se facessimo, come un secolo fa, durante la monarchia? I dissidenti fucilati in piazza! Avrebbe ancora paura? Il cuore di un Italia sola poi.. Sola perchè manchi tu, mio caro egocentrico monarca? Con questo lunghissimo articolo, non voglio attribuire a lui la responsabilità dei crimini monarchici, obiettivamente sarebbe ingiusto, ma sarebbe altrettanto ingiusto riabilitare la dinastia sabauda in Italia, attraverso un personaggio, descritto all'inizio, disgustoso come Emanuele Filiberto.

Antonio Cardia

Come tutto ebbe inizio

Ecco un articolo bello e passionale come ne esistono pochi, la realtà del commercio equo e solidale viene spesso trascurata dai mass media quando invece si dovrebbe diffondere a beneficio di tutti.

L'Associazione “Oscar Romero” è uno degli esempi più belli di questa realtà.

Ringrazio tantissimo Anna Demurtas per questo articolo e vi rimando al sito dell'associazione:

http://orequo.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=44&Itemid=53

la trovate anche su Facebook all'indirizzo

http://www.facebook.com/group.php?gid=42420925854&ref=search&sid=602019477.202344959..1

La bottega di cui si parla nell'articolo sta a Cagliari in Via Giardini 151, fronte teatro Riverrun, ingresso al piano terra.

Buona lettura!


Ricordo che alla prima riunione arrivai in ritardo. Era novembre.

Avevo un'ora di ritardo addosso, seppellii il mio imbarazzo con un disinvolto sorriso, e dissi buonasera. C'era un cerchio di persone. Quante saranno state? Almeno trenta, credo.

Non mi aspettavo una cosa del genere, nell'e-mail che avevo ricevuto si parlava dell'apertura di una bottega di commercio equo e solidale, credevo fosse una sorta d'inaugurazione, una conferenza per poi festeggiare. Invece mi ritrovai là, seduta su una sedia di plastica con una marea di volti sconosciuti intorno, meno male che Stefano mi aveva tenuto un posto.

C'era un tipo che parlava, raccontava delle sedi che aveva visitato, di ciò che aveva visto a Mantova, delle sue esperienze, credo mi ci vollero un manciata di minuti per capirlo: quelle persone erano lì perchè volevano aprire una bottega di commercio equo e solidale.

Tutt'altro che inaugurazione.

Sono passati circa tre anni da quel giorno. Ora sembra quasi buffo, il passato è una creatura che si guarda con tenerezza. A quella riunione ne seguirono tante altre, prima con scadenza bisettimanale, poi, ogni lunedì.

Qualche decina di teste di giovani sognatori avevano l'ambiziosissimo progetto di migliorare il mondo, troppe poche persone a Cagliari conoscevano il commercio equo e solidale.

C'eravamo noi, una cellula di idealisti e dall'altra c'era il resto: i media con il loro martellante invito a comprare comprare, a osannare lo shopping, a dire che l'economia e la Terra girano proprio grazie a chi compra.

La certezza che avevamo era che il miglioramento globale passa per i gesti dei singoli, e che la felicità del singolo si identifica nella felicità collettiva. Non possiamo stare bene noi del Nord del mondo, e lasciare che il restante 80 % della popolazione stia male a causa del nostro spensierato consumismo. Le fonti d'informazione fanno di tutto per farci sentire impotenti, ma in fondo perchè esiste la povertà?

Al vecchio colonialismo si è sostituito il colonialismo economico, le grandi aziende producono nel Sud del Mondo perchè possono contare su materie prime a basso costo, e sopratutto mano d'opera a basso costo. Complici incoscienti e pedine determinanti di questo processo siamo noi, che ogni mattina, una volta sgusciati dal letto, iniziamo la giornata sorseggiando caffè fumante.

Dall'altra parte del globo, al contadino che si spezza la schiena nella piantagione di caffè, arriva il 5 % del prezzo che noi abbiamo pagato al supermarket per quel pacchetto di caffè. Il resto dei soldi vengono inghiottiti dagli intermediari, dalla pubblicità, vanno a formare il capitale dell'Azienda che poi lo investirà per acquistare altre aziende e avere sempre meno concorrenti sulla piazza.

Il commercio in cui noi crediamo invece, mette prima le persone e poi il profitto.

E' una lotta alla povertà che si differenzia molto dalle precedenti forme di solidarietà, come la beneficenza e l'assistenzialismo, queste infatti non aiutano le popolazioni a rendersi autonome, ma le rendono dipendenti dagli aiuti, non artefici del proprio destino, bensì incapaci di progettare il futuro.

Un antico detto cinese dice che non bisogna donare il pesce pescato ma insegnare a pescare.

Con il commercio equo si cerca di far crescere aziende economicamente sane e di garantire ai produttori ed ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso.

Le salde convinzioni ideali c'erano, la voglia e l'entusiasmo di fare, pure. Gli ostacoli e le difficoltà non mancarono, la strada che conduce alla realizzazione dei sogni è spesso in salita. Dovemmo infilare i nostri progetti in una sorta di grande imbuto,chiamato burocrazia. Destreggiarci in lacune d'informazione, confrontarci con la nostra inesperienza e con la nostra goffaggine in uno scenario sconosciuto. Ci appoggiammo a realtà già esistenti, come l'Associazione Mondo Amico di Nuoro, e la nostra prima uscita pubblica fu con un banchetto di prodotti equi e solidali a una festa di autofinanziamento di Emergency. Seguirono alcune Piazze della solidarietà, incontri educativi con le scuole e gli universitari.

Piano piano, ma si camminava.

Da questo novembre L'associazione Oscar Romero ha una sede propria dove vende agli associati prodotti del commercio equo e solidale. Da Novembre ad oggi abbiamo fatto più di venti eventi culturali, tra proiezioni di film, testimonianze, incontri con le scuole elementari, medie e superiori, con gli oratori, gli universitari, giochi dei mondi possibili....

L'Associazione Oscar Romero conta ad oggi più di 120 iscritti e circa 24 soci che prestano servizio volontario, persone comuni che donano il proprio tempo alla costruzione di un mondo più giusto.

Forse non è vero che esistono sogni troppo grandi.

Anna Demurtas

Diventare politico


La carriera degli aspiranti protettori dei nostri diritti inizia molto presto. Certo, direte voi, un politico deve essere preparato su ogni argomento. Assolutamente no. La preparazione non conta troppo all'inizio (e forse nemmeno alla fine), conta essere sempre presenti. Poco importa cosa fai. E' già tanto se spegni o accendi il computer, fai il caffè. Essere presenti è di fondamentale importanza. Nel frattempo starai ad ascoltare i discorsi dei grandi, e imparerai. Imparerai un linguaggio nuovo, che ti farà sentire al di sopra degli altri. L'arte di parlare ma mai inguaiarsi in opinioni decise, per accontentare tutte le tipologie di pensiero e prender più voti è la chiave di volta. Così magari inizierai a fare il braccio destro di un politico che magari inizia a spiccare tra altri. Sta tutto qui, perchè lui sarà il tuo sponsor per andare avanti. Devi servirlo umilmente, pagargli il caffè, e quando capita che te lo paga lui, assumere la faccia di un benedetto da Dio; entrerai nella sua intimità, perchè il politico, qualche volta, dopo aver visto il numero chiamante, ti chiederà di rispondere al suo cellulare al suo posto. La gente comincerà a pensare che vali qualcosa. E prenderà a chiedere a te quello che mai e poi mai potrebbe chiedere al politico. I tuoi poteri aumenteranno giorno dopo giorno a dismisura. Non c'è bisogno che ti laurei, basta un diplomino qualsiasi, ma se sei laureato nessuno si offende, ma non credere che faccia titolo. Intanto la tua esperienza va avanti, e quando l'arte del linguaggio sarà tua, avrai anche imparato a rendere le cose difficili una passeggiata. Se ti comporti bene, con gli anni salirai di livello, ma solo se lo meriti. Ci vogliono qualità particolari e, soprattutto, il tuo padrino non deve tramontare altrimenti sono "cazzi". Quindi il 50% del tuo tempo deve rimanere dedicato al capo. Se questi fa carriera la farai anche tu. Insomma così si continua pazientemente. Quando poi riuscirai ad avere il tuo spazio, ti riconoscerai nelle persone che ti stanno accanto, sorriderai se qualcuno ti offrirà il caffè o ti accenderà il televisore. 
"Non è solo l’ideologia a fare un politico di successo: per diventare dei leader, occorrono sicuramente esperienza e savoir-faire, ma la storia italiana dimostra che anche un trapianto di capelli può far vincere le elezioni." Un politico deve fare una grande distinzione, deve scegliere se essere un vero rappresentante del popolo, oppure se vuole vincere le elezioni. Sembrano 2 cose che viaggiano all'unisono ma la storia ci ha sempre dato torto su questa opinione.
Un ringraziamento a Luciano Petrullo 

venerdì 26 febbraio 2010

Vergogna e breve intesa


Ecco un altro articolo da tenere d'occhio. Ancora grazie per gli articoli che ci mandate!


Ebbene si, ce l’ha fatta anche stavolta. Il nano si è salvato, si è salvato grazie a quattro mesi, per quattro fottuti mesi non si procederà penalmente nei confronti dell’avvocato David Mills colpevole, come dice la sentenza, di falsa testimonianza ossia per non aver “detto tutto” quello che riguardava il presidente del consiglio Silvio Berlusconi nei fatti riguardanti le tangenti alla guardia di finanza e i fondi neri alla Fininvest. Dunque oltre ad aver spaccato il processo in due grazie all’incostituzionale Lodo “Alfano”, la precedente legge ex-cirielli approvata dal centro-destra nel 2005 manda all’oblio anche questo processo, salvando l’avvocato inglese dai quattro anni e sei mesi di reclusione che gli sarebbero spettati. Ieri notte ero al pc e stavo giusto finendo di vedere Annozero, uno dei pochi programmi che non mi fanno venire il mal di pancia quando si deve pagare il canone, lasciando la tv accesa mi sono imbattuto nel tg2 che ha pronunciato la parola Mills e prescritto. Sono rimasto a bocca aperta per 5 minuti mi sono vergognato di vivere in Italia, non so più se l’Italia possa definirsi democrazia. Il paradosso è che Mills è stato corrotto da Silvio Berlusconi, ma il processo a Berlusconi deve ricominciare da capo e finirà anche questo in prescrizione, essendo il fatto commesso nel 99 come sosteneva la difesa e non nel 2000 come dichiarava l’accusa. Allora cerchiamo di tirare fuori il “bene” da questa vicenda, so che sembra difficile ma se entriamo nel merito si evince l’imparzialità della corte di cassazione che approva la tesi della difesa secondo cui il reato è stato commesso nel 99. Non è cosa da poco, grazie a questo fatto cade ancora una volta la menzogna dei berluscones della magistratura rossa, e abbiamo la conferma di un sistema garantista, il più garantista e più indipendente d’Europa. Naturalmente i giornali e organi di informazione di “regime” parleranno di assoluzione, di tesi false, di processi farsa e accuse infondate, il nostro blog e per fortuna qualche giornale indipendente nel vero senso della parola ci può aiutare davvero a comprendere questa vicenda e a capire che il presidente del consiglio dei ministri altro non è che un corruttore e come tale deve dimettersi.


Luiigi

giovedì 25 febbraio 2010

Fastweb, la truffa del secolo

Da un po' di tempo a questa parte è completamente sparito lo spot Fastweb dalle televisioni, il motivo è semplice; si evita una ricaduta di immagine a seguito dell'inchiesta aperta nei confronti di Fastweb (controllata per l'82% dall'azienda svizzera Swisscom) e Telecom Italia Sparkle (completamente di proprietà di Telecom Italia) per un maxi-riciclaggio di denaro sporco di circa 2 miliardi di euro, una brutta storia che risale al periodo 2005-2008 e coinvolge 'ndrangheta, evasione fiscale e inevitabilmente qualche politico. Ma andiamo con ordine.
L'inchiesta viene aperta dalla Procura di Roma che emette 56 ordinanze di custodia cautelare, l'accusa è di frode fiscale ai danni dello stato effettuata tramite il non pagamento dell'IVA da parte di Fastweb e che equivale a circa 40 milioni di euro. Per quanto riguarda Telecom Italia Sparkle la frode è molto più sostanziosa arrivando a circa 300 milioni di euro di mancato pagamento fiscale. Queste frodi sono state rese possibili grazie al solito vecchio trucco che non passa mai di moda: la formazione di società fittizie nelle quali passava il denaro da riciclare che veniva investito all'estero oppure utilizzato per l'acquisto di beni materiali o immobili. Purtroppo in Italia l'evasione fiscale non è una novità, ogni anno vengono evasi circa 300 miliardi di euro, ossia l'ammontare di una decina di finanziarie. Una lotta serrata contro questo fenomeno risolverebbe non pochi problemi italiani a partire innanzitutto dalla mancanza di fondi per la ricerca, eviterebbe i tagli scolastici, solleverebbe l'economia del sud Italia, e cosa non di poco conto, se tutti pagassero ci sarebbe un vero abbassamento delle tasse, non come le promesse impossibili da mantenere che ogni giorno vengono affermate dal governo. Promesse che appartengono più ad una logica elettorale che ad un vero interesse per le sorti del paese. In Italia non viene combattuta l'evasione fiscale, anzi, viene diffusa l'idea opposta, con il capo del governo come primo colpevole. Il caso Fastweb, se fosse confermato, sarebbe l'ennesima frode fiscale ai danni di noi cittadini onesti che paghiamo le tasse ma che purtroppo non ci scandalizziamo se gli altri non le pagano. Vedi il caso Valentino Rossi, perdonato per un evasione fiscale di proporzioni enormi: 112 milioni di cui patteggiando ne ha pagato solo una parte. Meglio evadere il fisco e poi patteggiare, si paga meno. Paradossalmente Valentino Rossi era il testimonial dell'ultima serie di pubblicità Fastweb, forse c'era da sospettare qualcosa. Ma l'inchiesta non finisce qui, tra le 56 ordinanze di custodia cautelare emergono nomi illustri del calibro di Stefano Mazzatelli, ex amministratore delegato di Telecom Sparkle, Stefano Parisi amministratore delegato di Fastweb, Riccardo Ruggero (presidente del Cda di Telecom Sparkle), il fondatore di Fastweb Silvio Scaglia, e per ultimo il nome che fa più scalpore (o forse no): Nicola Di Girolamo, senatore eletto all'estero nelle file del Pdl. A questo punto l'inchiesta si allarga, Nicola Di Girolamo è accusato oltre che di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro sporco anche di aver ottenuto la sua elezione grazie all'aiuto della mafia calabrese, la 'ndrangheta. Il senatore nega tutto anche se esistono foto compromettenti che lo ritraggono in compagnia di Franco Pugliese, uno dei maggiori boss della 'ndrangheta, e Gennaro Mokbel che (come è emerso dalle intercettazioni telefoniche) controllerebbe il potere della 'ndrangheta in territorio romano e si sarebbe esposto in prima persona sia per aiutare il senatore, sia per portare a termine l'operazione di maxi-riciclaggio. Per ora chi ha subito il colpo più duro sono state le aziende Swisscom e Telecom Italia, non si esclude un coinvolgimento della stessa Telecom nella faccenda per “ovvie responsabilità”. Nelle ultime ore dalle intercettazioni è spuntato fuori il nome di Gianfranco Fini, presidente della Camera, il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il senatore del Pdl Aldo Scarabosio, il motivo è la mancata autorizzazione all'arresto di Di Girolamo nel 2008 per un altra questione legata a brogli elettorali, i politici del Pdl (ma in questo caso anche di altri partiti) avrebbero protetto Di Girolamo evitandogli l'arresto e avrebbero tenuto stretti contatti con Mokbel (che ha avuto in passato esperienze di estremismo “nero”) e Pugliese. L'inchiesta è ancora in corso e ogni ora spuntano fuori nuovi particolari, vi terremo aggiornati.

Elia Paolo Murgia

Afghanistan, a che punto siamo?


Questo è il primo obbiettivo che "ResistenzaGiornalistica" si è dal principio prefissato: dare la possibilità di far scrivere chiunque abbia voglia di informasi e informare. Ripetiamo l'invito: CHIUNQUE VOGLIA FARCI SAPERE LA PROPRIA OPINIONE SI FACCIA AVANTI!! noi siamo qui zitti e interessati a quello che avete da dirci.

Ringraziamento speciale a Elia Murgia che si è offerto subito di postare un bell'articolo pubblicato qui sotto. Buona lettura!

In una guerra ci sono morti e feriti. Nessuna guerra è giusta e quando muoiono dei civili innocenti la pazzia diventa più chiara. E' del 22 Febbraio la notizia dell'ennesima strage di civili causata da un “errore” della NATO in Afghanistan, 27 morti tra cui donne e bambini. Come ha affermato lo stesso governo afghano, episodi di questo genere sono” imperdonabili ed ingiustificabili”, tanto più nel contesto dell'“operazione Moshtarak” (che in lingua pashtun significa insieme), cioè la più grande offensiva militare mai intrapresa dagli USA volta ad annientare definitivamente la resistenza talebana nel sud del paese grazie all'aiuto del governo afghano e (si spera) con l'appoggio della popolazione locale. Questo “incidente” si pone come un ostacolo insormontabile nei rapporti tra le forze americane e la popolazione afghana, e rischia di affossare l'obbiettivo (fissato per il 2011, anno del probabile ritiro delle truppe in Afghanistan) del totale controllo del territorio. La popolazione ormai è esasperata, non è il primo (solo nell'ultima settimana ci sono state altre tre stragi di civili sempre ad opera della NATO) e probabilmente non sarà l'ultimo incidente in Afghanistan, ciò a dimostrazione di una sempre più confusa azione militare nel paese.

Pronte sono arrivate le scuse del generale Stanley McChrystal a capo delle Forze Internazionali, affermando inoltre “profonda tristezza” per l'accaduto ma anche che “raddoppieremo i nostri sforzi per recuperare la fiducia" degli afgani, sperando di non raddoppiare le stragi. I dettagli dell'incidente stupiscono mostrando l'approssimazione con cui l'Alleanza Atlantica sta affrontando la situazione nel paese; i militari hanno sparato a tre minibus sospettati (senza averne quindi la certezza) di appartenere alle forze talebane senza accorgersi della presenza all'interno di civili innocenti. Non basta giustificare il tutto affermando “siamo in guerra” come ha tentato di spiegare il segretario alla Difesa Robert Gates, non si può affrontare una guerra con tanta approssimazione. Esistono regole anche in guerra e sono scritte nel Trattato o Convenzione di Ginevra. In breve, la convenzione di Ginevra consiste in una serie di trattati o convenzioni volte a regolamentare ed attenuare gli effetti di una guerra rispetto alla popolazione civile, ai militari feriti, ai prigionieri di guerra. Nella parte della Convenzione di Ginevra dedicata alla “protezione delle persone civili in tempo di guerra” si legge chiaramente (comma 1 dell'Articolo 3): “ Le persone che non partecipano direttamente alle ostilità, compresi i membri di Forze armate che abbiano deposto le armi e le persone messe fuori combattimento da malattia, ferita, detenzione o qualsiasi altra causa, saranno trattate, in ogni circostanza, con umanità, senza alcuna distinzione di carattere sfavorevole basata sulla razza, il colore, la religione o la credenza, il sesso, la nascita o il censo, o altro criterio analogo.” In sostanza, la popolazione non partecipe al conflitto deve essere protetta e trattata con umanità, come affermato anche nell'articolo 15. Gli Stati Uniti riconoscono il trattato di Ginevra ma non lo applicano. L'Alleanza Atlantica (di cui ne facciamo parte anche noi) pagherà per queste stragi? Ovviamente no, bastano le scuse di un generale americano e siamo tutti felici e contenti. La situazione è grave, in Afghanistan c'è vera guerra e come ogni guerra ci sono morti e feriti. Esiste un termine tecnico specifico per la missione afghana ed è “Peace Enforcing” cioè imposizione di pace, un modo carino per dire guerra. In tutti i paesi del mondo la missione in Afghanistan ciene considerata come una missione di guerra, ed è normale che ci siamo morti e feriti, solo in Italia questo desta scalpore perché si parla sempre di “missione di pace” per evitare che la gente si accorga dell'incostituzionalità del nostro intervento nel paese. La situazione in Afghanistan è la seguente; dopo l'attentato alle torri gemelle dell'undici Settembre 2001 le forse americane decidono di invadere l'Afghanistan per distruggere il regime talebano strettamente legato ad Al Qaeda. In poco più di un mese viene rovesciato il governo precedente e si insedierà al potere Hamid Karzai. Vista l'instabilità del paese il territorio è di fatto controllato dalle forze della NATO. Tuttora i talebani resistono nelle zone al sud del paese cercando spesso rifugio nel vicino Pakistan. Considerando solamente il periodo compreso tra il 2001 e il 2002, le morti di civili in Afghanistan a seguito dei bombardamenti militari sono state circa 5000, numero che molto probabilmente nel corso degli anni sarà raddoppiato o triplicato ma non esistono ancora numeri aggiornati. I morti militari degli USA (solo in Afghanistan) sono stati 1000, anche questo numero è destinato a salire. La soluzione nel territorio afghano appare molto complessa e lontana, gli USA rischiano seriamente di fallire la loro azione nel paese rievocando in questo modo i fantasmi del Vietnam, l'elezione di Obama aveva dato speranza per un possibile ritiro delle truppe ma adesso è chiaro che la politica Obamiana si muove esattamente nel verso opposto. Solo il tempo potrà dirci che succederà, speriamo bene.

Elia Paolo Murgia

martedì 23 febbraio 2010

Il Grande Fratello

Non troppe persone amanti del celeberrimo reality show sanno il perchè di questo nome. Ogni lunedì di ogni inverno George Orwell si gira e rigira nella tomba. Il perchè? E' lui il padre del "Grande Fratello", nel romanzo "1984"
L'assoluto capolavoro fu scritto nel 1949, è annoverato tra i grandi classici più richiesti dal mondo dei lettori. Con una trama avvincente, Orwell immagina un futuro dove esistono soltanto 3 superatati chiamati Oceania, Eurasia, Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c'è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti con la sua faccia e i suoi occhi penetranti. Le persone sono devote al loro capo in modo demenziale, tuttavia il Grande Fratello ha mille occhi e orecchie -le telecamere posizionate dappertutto- controllando case, strade, parchi pubblici. Ecco spiegato il perchè del nome dato al reality. Una pizzico di cultura in un programma che è un mare di ignoranza (non so per voi, per me è così....). Fatto sta che invito tutti a leggere 1984, il libro considerato una delle più lucide rappresentazioni del totalitarismo. E' possibile fare ogni cosa, tranne che protestare, fare l'amore, essere liberi. E allora non ci resta niente, senza libertà di pensiero l'uomo è disarmato;l'uomo viene schiacciato dalle dittature, dalla tirannia. Oltre a coinvolgere attraverso una trama ben congegnata, Orwell fa finire in modo infelice il romanzo, rispecchiando la verità del mondo reale.
Consiglio a tutti i fan del GF di leggerlo.   

Dov'è finita la nostra sovranità popolare?


L'Articolo 1 comma 2 della Costituzione parla chiaro: "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". La nostra carta, che stabilisce organizzazione, strutture e funzioni della nostra Repubblica e tutti gli organi al suo interno, parla chiaro. La sovranità è popolare. Ma purtoppo come spesso accade nelle democrazie occidentali capitaliste, la teoria si riscontra poco e niente nell'applicazione. Basterebbe citare due semplici fattori. Il primo sta nel fatto che la maggior parte delle leggi non vengono fatte dal parlamento, organo che dovrebbe rappresentare il popolo e la sua volontà e, quindi, fare leggi per esso, ma bensì direttamente, attraverso la formula dei Decreti Legge e dei Decreti Legislativi, dal Consiglio dei Ministri. Il parlamento in questa procedura stabilisce solamente i limiti temporali e non sempre quelli tematici. Per questo, poi, vengono fatti dei decreti legge, che dovrebbero essere emanati solamente in casi di urgenza, come quelli recenti sull'immunità parlamentare o quello famoso del Ministro Gelmini. L'urgenza qual'era? Apparentemente riformare la scuola in meglio. Ovviamente questa stronzata noi studenti non ce la beviamo. L'obiettivo aveva finalità economico-propagandistiche. Evitare l'integrazione multietnica nelle scuole e tagliare milioni e milioni di € al sistema della scuola pubblica, incentivando quelle private. E a guadagnarci sono le banche. In natura nulla si crea e si distrugge, ma tutto si trasforma. Cosi anche in economia, infatti quei soldi non sono spariti, ma sono stati trasferiti per far si che i banchieri, che possiedono tutto il sistema finanziario ed economico possano giovare di questi quattrini. Digressioni a parte (è più forte di me buttare merda contro i banchieri e i ministri che favoriscono le scuole private alle pubbliche), un'altra forma di sovranità popolare che ci è stata tolta è stata quella prevista nella legge elettorale. Infatti il parlamento non rappresenta sicuramanete tutto il corpo elettorale italiano. Per la prima volta dall'inizio della repubblica non vi sono socialisti (non di certo i marci rimasugli dell'era Craxiana), comunisti o comunque forze di sinistra, sostituite da un partito, il PD, ormai più democristiano che altro. Certo certo innegabili le stronzate fatte da queste forze politiche di sinistra, ma lo sbarramento del 4 %, che non permette l'ingresso ai partiti che non raggiungono questa soglia, non garantisce pienamente la rappresentatività delle forze politiche e sociali del paese, ovviamente a prescindere dalla critica che gli si può fare a queste "forze" che si stanno scannando da sole. Inoltre c'è da evidenziare il fatto che noi votiamo i capi di partito per le politiche nazionali e, a loro volta, questi cani, che si prendono la bellezza di 200-300 mila euro all'anno (un operaio percepisce un salario mediamente di 13 mila € circa all'anno), decidono chi può sedere in parlamento. Dov'è qui la sovranità popolare? E' una democrazia questa? Una "cosa pubblica"? Non si può parlare di una Repubblica, ma di una Reprivata. Eppure abbiamo una Costituzione così importante e innovativa che è evidentemente diventata cartaccia. Qualcosa deve muoversi e cambiare e non possiamo più permettere che i nostri diritti vengano calpestati così meschinamente dopo che questi sono stati ottenuti e guadagnati col sangue!

Antonio Cardia

Parlano gli operatori della funzione pubblica licenziati dal comune di Cagliari

Da diversi mesi ormai gli ex dipendenti pubblici del Comune di Cagliari sono in presidio in piazza Matteotti dentro una tenda per ribadire il loro diritto al lavoro. Il comitato di presidio è composto da una trentina di persone circa. Un numero relativamente basso per far sentire la propria voce, che sembra ormai sempre più piccola, o addiritura mai esistita, per quanto la stampa e i mezzi di comunicazione ne abbiano parlato. Rivendicano il fatto che siano stati abbandonati dalla nostra classe dirigente, principalmente quella del comune di Cagliari. Come raccontano i lavoratori, nell'agosto del 2009 la Regione ha stanziato dei fondi per i lavori pubblici per il Comune di Cagliari. Solo che il Comune di Cagliari non ha avviato ancora i cantieri per questi lavori, scatenando così un circolo vizioso che non dà lavoro ai funzionari pubblici che ora hano perso il lavoro e si ritrovano a ricevere la miseria di 250 € al mese come racconteranno ora nell'intervista:

Come prima domanda mi sembra giusto fare delle presentazioni, chi siete?

Questa è una bella domanda. Chi siamo? Per il comune di Cagliari noi siamo i fantasmi che vivono in tenda e che possiamo stare qui per trent'anni. Siamo arrivati ad un età lavorativa in cui tutti qua abbiamo i requisiti per farlo e il Comune di Cagliari ci ha "mandato a quel paese" dicendoci che il primo gennaio non saremo stati più in servizio. Non abbiamo la possibilità economica di pagare avvocati, specialmente per frugare e andare a vedere il "minestrone" che hanno fatto li dentro.

Si capisce subito che ci sono non pochi contrasti con il Comune di Cagliari. Voi cosa chiedete al comune?

Qui noi non siamo i burattini di nessuno. Siamo esseri umani, abbiamo dignità e siamo padri e madri di famiglia e vogliamo un lavoro, non l'elemosina. Da poco ci hanno dato 250 €. Ma è impossibile andare avanti con 250 € al mese, con una famiglia da mantenere e le tasse da pagare. Quindi vogliamo che i finanziamenti stanziati dalla regione vengano utilizzati dal comune di Cagliari in modo tale che noi possiamo lavorare . Devono al più presto riaprire i cantieri pubblici e molti di questi sono già stati finanziati dal 2004 e sono ancora fermi. Inoltre non siamo per neinte ascoltati in consiglio comunale. Un giorno parlano dei chioschi, un altro degli zingari, mai una volta che parlassaro di questo problema.

Cioè sta dicendo che il vostro tema non compare mai nell'ordine del giorno in Consiglio Comunale?

Esattamente. Noi ci troviamo qua in una situazione assurda. Senza lavoro e senza una soluzione del problema da parte del comune. Nell'agosto scorso è stata approvata la finanziaria in consiglio regionale che stanziava dei fondi al comune di Cagliari per le opere pubbliche. Ci hanno fatto lavorare per un mese per fare propaganda poi hanno rifermato tutto e ci siamo ritrovati senza lavoro.

Ma lo striscione trent'anni in tenda a cosa si riferisce?

Fa riferimento alle affermazioni del signor sindaco che ha affermato queste parole. Spero in tono ironico, perchè altrimenti sarebbe una presa in giro inaccettabile. Anche se a loro da fastidio noi non ce ne andiamo perchè dobbiamo continuare a far sentire la nostra voce e rivendicare il nostro diritto al lavoro. Abbiamo cercato anche di parlare con il Sindaco entrando in consiglio comunale ma siamo stati aggrediti dalle forza dell'ordine e un nostro collega è stato anche legato e noi ovviamente abbiamo documentato tutto.

Quindi giustamente vi fate sentire il più che potete, un'altra domanda che volevo porvi era questa: che speranze avete per il futuro?

Che vengano sbloccati i finanziamenti e che possiamo lavorare come minimo 8-10 mesi all'anno e che le facende politiche vengano risolte. Noi chiediamo uno stipendio. Alcuni politici sono sia consiglieri comunali a cagliari che regionali e sono gli stessi che in regione hanno sbloccato i fondi per Cagliari e che poi non hanno piu fatto niente dal momento in cui i soldi sono entrati in comune. Quindi vogliamo che questi politici si mettano la mano nella coscienza perchè guadagnando 18 o addiritura 30 mila € al mese non sanno cosa significhi vivere la nostra esperienza. Glielo possiamo solo augurare per far si che li possano capire.

Voglio finire l'intervista chiedendovi se volete dare un messaggio agli operai in particolare a quelli dell'Alcoa e a tutti gli operai disoccupati, precari in cassa integrazione.

Lottare e non mollare mai. Quelli dell'Alcoa sono più numerosi di noi e gli auguriamo di risollevarsi perchè la Sardegna è in una situazione tragica dal punto di vista economico come tutti gli stati occidentali. Non se ne sente parlare mai in tv e pochissimo nei giornali, sembra che tutto vada bene qua. Soprattuto avremo voluto la solidarietà dalle persone che erano nella nostra stessa situazione e che poi sono state stabilizzate e hanno ritrovato il posto. Noi non molleremo mai e speriamo di vincere e poter lavorare.

ART. 1: L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO

Antonio Cardia

lunedì 22 febbraio 2010

Presentazione Resistenza Giornalistica

Resistenza Giornalistica

Ciao a tutti,

Questo più che essere un articolo è una nota di presentazione. Data la situazione attuale del giornalismo italiano, sia cartaceo che televisivo, è quasi d'obbligo creare reti alternative di informazione. Il nostro sistema televisivo misto pubblico-privato guidato rispettivamente dalla Rai e da Mediaset ormai, escluso qualche tg a Rai 3 e dibatitti politici condotti da giornalisti che cercano di resistere, è ormai alla deriva. Solamente notizie rivisitate che accusano continuamente qualche particolare gruppo etnico su fatti e avvenimenti di cronaca nazionale e internazionale o denigrano nazioni "rivali" e "nemiche" della sfera occidentale capitalista su fatti falsi.

Oltre a questo c'è la vergognosa e immorale campagna sessuale di cui siamo bombardati ogni giorno. Basta mettere due tette belle sode, ancora più eccitanti se bagnate o particolarmente scoperte e nascoste, solo in parte, da una maglietta "generosissima" e il prodotto è subito venduto. Insomma la tv, ormai, ci vende solamente falsità e sesso. E a quanto pare ne siamo parecchio ghiotti.

E' normalissimo, quindi, che nascano giornali online come questo che vogliono sbugiardare le notizie false che ci propinano per verità assolute o ancora meglio che parlino di fatti di cui i giornali pubblici non ne parleranno mai.

Il giornale è visibile a tutti e chiunque può anzi deve scrivere, pubblicare articoli, video, foto e quant'altro col puro scopo di informarsi, perchè solo attraverso una costante informazione possiamo renderci sempre più liberi!

Sanremo Tribuna elettorale?

Il Festival della Canzone Italiana è diventato, nell'ultima serata, un salotto politico. Per carità, buona idea dar voce agli operai di Termini Imerese, ottima. E' stato giusto farlo su quel palco con cotanto seguito, giusto dare a Sanremo con i suoi lustrini, un tocco di "dura quotidianità ". Erano in tre, presentati da Maurizio Costanzo, tre animali legati alla debole corda della cassa integrazione ed esposti a 11 milioni di spettatori. Hanno parlato della loro realtà, in modo pacato ed esaustivo, sottolineando le difficoltà di una nuova prospettiva lavorativa in Italia, soprattutto al sud. E fin qui niente male, a parte le domande futili del Costanzo, per esempio "come vede il presente?", "come vede il futuro?". E come può vederlo un operaio in cassa integrazione? nero come la pece, la risposta è più che ovvia.
Il teatrino SanRemo lascia spazio ai burattini di turno Bersani e Scajola, e da festival si trasforma in qualcosa somigliante alla trasmissione Rai "Tg Parlamento". I discorsi di entrambi sono identici con i soliti futili argomenti: "Termini Imerese non deve chiudere, siamo vicini ai lavoratori, ci impegneremo a fondo per risolvere tutto" eccetera eccetera. Una differenza sostanziale c'è: Bersani riesce a fare soltanto metà monologo perchè la gente non glielo permette. Il pubblico rumoreggia, Costanzo prova a far star zitti, ma niente. Quando invece Scajola prende parola scoppiano gli applausi. Pierluigi è caduto nella trappola. Ovviamente con un pubblico che ha pagato 600 euro per stare lì cosa si aspettava??
Il punto è che mai si era vista una situazione così. La politica si insinua in ognidove, non lascia spazio al racconto dei soli fatti di realtà -come quella di Termini- ma giudica, impone un'opinione con l'obbiettivo demagogo di aumentare i voti del rispettivo partito.