Che la missione in Afghanistan sia una missione di guerra è un dato di fatto; il paradosso è che questa guerra si verifica in palese violazione con la nostra Costituzione. L’articolo 11 comma 1 recita: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Così alcuni belligeranti si ritrovano lì in ‘missione di pace’ perché i corrispettivi governi sono adusi all’utilizzo delle parole più che alla consistenza dei fatti; così i morti non muoiono in guerra, perché sarebbe anticostituzionale, ma in missione di pace.
Si muore lo stesso ma si muore in un conflitto per la pace e non in una azione di guerra: le vedove, gli orfani e i genitori vengono così consolati del triste evento, che però non è stato una azione di guerra! Queste sono affermazioni già note, già descritte, che parlano di guerre, senza entrare nei dettagli per capire cosa c’è dietro le quinte di questo spettacolo offerto al mondo. I nostri soldati sono in una vera guerra, perche’ «se si vogliono costruire ponti si mandano ingegneri e se si vogliono curare i malati si inviano dottori». Noi ci mandiamo i militari, come d’altronde fanno tanti altri Paesi.
Quei soldati sono li, fondamentalmente, perche’ il governo italiano non vuole farci scendere di gradino da ultimo delle ‘grande potenze’ a staterello di media potenza, e per farlo bisogna partecipare da ‘attori protagonisti’ alle missioni internazionali, che si tratti di pattugliare le coste somale dai ‘pirati’ o di fare le guerre dove la combriccola di Washington decide di farle. E ora si aggiungono altri 2 nomi alla lista dei morti italiani e qualcuno ha il coraggio di dire "Luigi e Massimiliano hanno vissuto per gli altri e sono morti per gli altri: sono morti come hanno vissuto, offrendo la loro vita per gli altri".
Quei soldati sono li, fondamentalmente, perche’ il governo italiano non vuole farci scendere di gradino da ultimo delle ‘grande potenze’ a staterello di media potenza, e per farlo bisogna partecipare da ‘attori protagonisti’ alle missioni internazionali, che si tratti di pattugliare le coste somale dai ‘pirati’ o di fare le guerre dove la combriccola di Washington decide di farle. E ora si aggiungono altri 2 nomi alla lista dei morti italiani e qualcuno ha il coraggio di dire "Luigi e Massimiliano hanno vissuto per gli altri e sono morti per gli altri: sono morti come hanno vissuto, offrendo la loro vita per gli altri".
Attualmente in Afghanistan non vengono nemmeno rispettati i diritti umani, esistono carceri che reggono il confronto con i lager nazisti (come hanno affermato ispettori dell’Unione Europea). Nel Parlamento di Kabul siedono una serie di criminali ex talebani e signori della guerra altrettanto criminali. E spesso questi personaggi sono anche trafficanti di oppio. Si spendono miliardi di euro in questa missione militare e si fa ben poco per soccorrere le popolazioni ridotte alla fame e far ripartire l’economia.
E allora servono altre parole per capire che è una guerra vera e propria? Che continuando a gestire così la situazione ci trascineremo ancora alle nostre spalle il sangue dei nostri pseudo pacifisti mandati a morire in Afghanistan? Non è con un mitra, con la violenza, con l’oppressione, con l’occupazione di uno Stato che si porta la pace. Se ci pensate il motto di questa guerra è stato “Attacco l’Afghanistan preventivamente perché abbiamo paura che ci possa attaccare.” E’ un ragionamento coerente? Come dire “attacco preventivamente uno Stato con una ‘missione di pace’ perché potrebbe scatenarsi una possibile guerra in seguito?”. Sono riusciti a sporcare di sangue anche la parola pace. Allora, come ha detto Gino Strada, «Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra.»
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