venerdì 5 marzo 2010

"Malapenitenziarità": La droga ti manda all'ospedale...di ciò non devi dubitare! Ma ti spezza anche la colonna vertebrale??

Attenzione!!!Che il servizio sanitario italiano prenda misure di profilassi immediate! Ebbene cari lettori, il Belpaese corre il rischio di essere flagellato da una nuova malattia; ora non è ben chiaro come chiamarla poiché(tendenza tipicamente italiana)ciò che è scomodo si si minimizza (nella migliore delle ipotesi)o si omette o si tace del tutto. Quando però lo sgomento è tanto una notizia direbbe il buon Faber "come una freccia dall'alto scocca vola veloce di bocca in bocca" e dunque e cosa buona e giusta che si parli della "carcerite":benvenuta! Dopo la mucca pazza,il pollo con l'aviaria e il maiale pirla non potevamo che aspettarcela, chiedete a Stefano Cucchi...ah no pardon è morto! Non è il prologo di un film horror nè il frutto di uno sterile cinismo semplicemente ma è un’invettiva e come tale ha la funzione di denuciare con un certo astio la deprecabile storia -simbolo di un sistema penitenziario sbagliato, lontano anni luce dall'idea di carcere magistralmente elaborata dal’”l' Illuminato”Cesare Beccaria. Il 15ottobre del 2009, il 31enne Stefano Cucchi venne arrestato per possesso di stupefacenti e sottoposto al processo in direttissima;pochi giorni dopo giunge ai suoi familiari la notizia della morte del giovane da parte delle autorità senza troppe spiegazioni e soprattutto senza troppi complimenti;da qui inizia la lunga guerra dei genitori e della sorella costretti a districarsi in una jungla di lettere di Stefano che spariscono(x-files a Regina Coeli??),esami istologici e di altro genere che contano ben poco se si considera invece quella che è la tragica realtà:Stefano è stato selvaggiamente picchiato dalle guardie penitenziare:checché ne vogliano dire questa è la realtà. Quelli che avrebbero dovuto collaborare al progetto di recupero del ragazzo l’hanno invece mandato all’altro mondo ,con buona pace del Ministero di Grazia e Giustizia e di altre istituzioni fondamentali che avrebbero invece come primo compito:tutelare e ,nel caso sia necessario ,rieducare il cittadino. L’orrore di questo ragazzo portato alla ribalta della cronaca dai genitori non deve rimanere un grido inascoltato dev’essere invece la prima tappa ,sebbene funesta, per un percorso di rinascita e cambiamento per le istituzioni carcerarie sia per coloro che scontano una pena detentiva sia per coloro che a volte pare vogliano riscattare le loro frustrazioni sui detenuti diventando veri e propri aguzzini. La droga uccide è vero,ma non spezza la colonna vertebrale né produce in maniera naturale ecchimosi e altri traumi quindi è ridicolo pensare a una morte per cause naturali;si può essere ragionevolmente convinti che si tratti di “malapenitenziarietà”, una delle nuove(??) piaghe della società.


Alessandra Melis

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