Nel 1978 avevo 13 anni, mio fratello maggiore dopo sei mesi di lavoro alla Rumianca, si comprò la Fiat 127 Confort 900. Mi sembra di ricordare che la pagò in contanti. Ricordo bene però quando lanciò per aria il suo primo stipendio (in cucina!!), molto di più di quel che prendeva mio padre dopo trent’anni di servizio alle dipendenze dello Stato. Lavori diversi. Pericoli diversi. Mio padre al limite poteva rischiare una slogatura del polso o qualche leggera contusione se cadeva dalla sedia …….. o peggio le emorroidi!
Mio fratello e tutti quelli che lavorano negli impianti petrolchimici (ma anche i minatori, i camionisti, i portuali etc) no. Loro rischiano la vita. Una manovra sbagliata e sei fregato.
Mio fratello ha lavorato 2 anni alla Rumianca. Un anno e mezzo lo ha fatto in cassa integrazione, sarà perché forse si era comprato una Fiat? Ricordo il “suo” Capodanno del 1979 passato dentro l’impianto occupato nella speranza di salvare il salvabile. Ricordo l’angoscia di mia madre preoccupata per questo figlio che stava per perdere il posto di lavoro e preoccupata per tutti gli altri “figli”, perché in queste condizioni ci si sente tutti un po’ fratelli madri padri …….
Ricordo la prima volta che sentii la voce di mio fratello alla radio, intervistato sulla crisi della chimica in Sardegna.
Già …. La crisi della chimica in Sardegna. Se ne parla ancora oggi. Il miracolo economico della Sardegna anni sessanta, la SIR a Porto Torres, la Rumianca e la SARAS a Cagliari e Sarroch ….poi l’Enichem ad Ottana.
Vi è mai capitato nelle mattinate invernali di percorrere la S.S. 131 e prendere poi la strada per Nuoro? Nella nebbia compaiono le due ciminiere bianche e rosse; se non fossimo al centro della Sardegna potrebbero sembrare i fumaioli di una nave. Una nave ormeggiata nel molo più lontano quando smette di solcare i mari, quasi che debba essere nascosta agli occhi di tutti noi ( un po’ come è stato fatto con le navi veloci della Tirrenia per non parlare dei locomotori elettrici comprati dalle Ferrovie dello Stato per sfrecciare sui binari sardi a metà degli anni ottanta grazie a una linea elettrificata da Cagliari a Sassari).
Mio fratello nel frattempo ha cambiato “padrone”. Dopo la chimica ecco l’industria petrolifera; la differenza? La prima notte di lavoro lo riporta a casa un’ambulanza. Si era leggermente intossicato con i vapori di petrolio che in quella zona stazionano nell’aria quasi fosse una moderna porcilaia.
Poi sono arrivati gli anni ottanta ed è stata la volta del mio secondo fratello. Ancora crisi e disoccupazione. La morte della chimica. Il Lavoro in nero, sottopagato. Mi ricordo quando bisticciò con mio padre perché era andato a fare la vendemmia da un suo conoscente. Questo signorotto piccolo latifondista del Campidano dava la metà di quel che prevedeva la paga sindacale. Ma non solo lui purtroppo. Ci lavorò due giorni. Oggi si obietterebbe che forse non aveva voglia di lavorare, il mio secondo fratello. Di sicuro non è mai stato portato per fare né il servo né lo schiavo. Neanche in tempo di crisi.
Nel 1981 il mio secondo fratello si prepara la valigia e parte per Modena. Ritorna periodicamente in Sardegna per fare il turista…… turista per sempre. E non ha mai smesso di studiare.
Il mio primo fratello? Alla fine anche lui si è sistemato, fa il pendolare tra Cagliari e ……
e anche lui non ha mai smesso di studiare. Mi ricordo quando smontava la mattina alle 6, rientrava a casa si dava una pulita poi andava in facoltà.
E io? Bè a 13 anni fregavo il “Garelli” a mio padre e con 500 lire facevo il pieno (circa 3 litri) poi arrivò la crisi petrolifera (arrivò nel 1956 con la crisi di Suez, arrivo nel 1973 e arrivò nel 1979) e il prezzo della benzina arrivò alle stelle.
Passano gli anni ma la crisi è sempre qui. E’ una parte di noi. E’ tatuata sulla nostra pelle.
Di Cosspam

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