giovedì 22 settembre 2011

Crisi economica o normale flusso economico discendente?


Nel 1978 avevo 13 anni, mio fratello maggiore dopo sei mesi di lavoro alla Rumianca,  si comprò la Fiat 127 Confort 900. Mi sembra di ricordare che la pagò in contanti. Ricordo bene però quando lanciò per aria il suo primo stipendio (in cucina!!),  molto di più di quel che prendeva mio padre dopo trent’anni di servizio alle dipendenze dello Stato. Lavori diversi. Pericoli diversi. Mio padre al limite poteva rischiare una slogatura del polso o qualche leggera contusione se cadeva dalla sedia …….. o peggio le emorroidi!
Mio fratello e tutti quelli che lavorano negli impianti petrolchimici  (ma anche i minatori, i camionisti, i portuali etc) no. Loro rischiano la vita. Una manovra sbagliata e sei fregato.
Mio fratello ha lavorato 2 anni alla Rumianca. Un anno e mezzo lo ha fatto in cassa integrazione, sarà perché forse si era comprato una Fiat? Ricordo il “suo” Capodanno del 1979 passato dentro l’impianto occupato nella speranza di salvare il salvabile. Ricordo l’angoscia di mia madre preoccupata per questo figlio che stava per perdere il posto di lavoro e preoccupata per tutti gli altri “figli”, perché in queste condizioni ci si sente tutti un po’ fratelli madri padri …….
Ricordo la prima volta che sentii la voce di mio fratello alla radio, intervistato sulla crisi della chimica in Sardegna.
Già …. La crisi della chimica in Sardegna. Se ne parla ancora oggi. Il miracolo economico della Sardegna anni sessanta, la SIR a Porto Torres, la Rumianca e la SARAS a Cagliari e Sarroch ….poi l’Enichem ad Ottana.
Vi è mai capitato nelle mattinate invernali di percorrere la S.S. 131 e prendere poi la strada per Nuoro? Nella nebbia compaiono le due ciminiere bianche e rosse; se non fossimo al centro della Sardegna potrebbero sembrare i fumaioli di una nave. Una nave ormeggiata nel molo più lontano quando smette di solcare i mari, quasi che debba essere nascosta agli occhi di tutti noi ( un po’ come è stato fatto con le navi veloci della Tirrenia per non parlare dei locomotori elettrici comprati dalle Ferrovie dello Stato per sfrecciare sui binari sardi a metà degli anni ottanta grazie a una linea elettrificata da Cagliari a Sassari).
Mio fratello nel frattempo ha cambiato “padrone”. Dopo la chimica ecco l’industria petrolifera; la differenza? La prima notte di lavoro lo riporta a casa un’ambulanza. Si era leggermente intossicato con i vapori di petrolio che in quella zona stazionano nell’aria quasi fosse una moderna porcilaia.
Poi sono arrivati gli anni ottanta ed è stata la volta del mio secondo fratello. Ancora crisi e disoccupazione. La morte della chimica. Il Lavoro in nero, sottopagato. Mi ricordo quando bisticciò con mio padre perché era andato a fare la vendemmia da un suo conoscente. Questo signorotto piccolo latifondista del Campidano dava la metà di quel che prevedeva la paga sindacale. Ma non solo lui purtroppo. Ci lavorò due giorni. Oggi si obietterebbe che forse non aveva voglia di lavorare, il mio secondo fratello. Di sicuro non è mai stato portato per fare né il servo né lo schiavo. Neanche in tempo di crisi.
Nel 1981 il mio secondo fratello si prepara la valigia e parte per Modena. Ritorna periodicamente in Sardegna per fare il turista…… turista per sempre. E non ha mai smesso di studiare.
Il mio primo fratello? Alla fine anche lui si è sistemato, fa il pendolare tra Cagliari e ……
e anche lui non ha mai smesso di studiare. Mi ricordo quando smontava la mattina alle 6, rientrava a casa si dava una pulita poi andava in facoltà.
E io? Bè a 13 anni fregavo il “Garelli” a mio padre e con 500 lire facevo il pieno (circa 3 litri) poi arrivò la crisi petrolifera (arrivò nel 1956 con la crisi di Suez, arrivo nel 1973 e arrivò nel 1979) e il prezzo della benzina arrivò alle stelle.
Passano gli anni ma la crisi è sempre qui. E’ una parte di noi. E’ tatuata sulla nostra pelle.



                                                                                                  Di Cosspam

Facebook ti controlla anche se non vuoi.

Anche dopo la puntata di Report dello scorso 10 aprile sui social network, una fiumana di gente continua ad iscriversi su Facebook. "Il prodotto sei tu!" si intitolava la puntata su Rai3, e mi ha scandalizzato. Per 2 giorni. Poi non ci ho pensato più.
Sappiamo che però la gente sta diventando diffidente a immettere dati privati sulla società fondata da Mark Zuckerberg. 
Ma Facebook è cool.
Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita (irreale). Da una parte la praticità di usare la piattaforma che permette di creare eventi o chattare per mandare un rapido "ci si sente alle ore.."; dall'altra l'eventualità di una dipendenza da giochini, pagine stupide, "notizie recenti" viste per ben 4 volte.
Perdere tempo. A Facebook piace che tu ne perda. Da quando ho istallato Facebook Runner  sul browser ho notato quanto tempo si perde davanti al pc al più puro cazzeggio. Personalmente ho perso 1 giorno e mezzo effettivo in una settimana. 36 ore su Facebook ogni settimana. Terrorizzante. E allora ti accorgi che dovresti uscire, leggere, interessarti a qualcos'altro. Ma anche quelli che sanno che Facebook userà stati personali, video, foto e interessi per generare annunci pubblicitari, i "Mi Piace" per creare statistiche per sapere che facciamo, addirittura cosa votiamo, non cancellerà il proprio account.
Anche perchè non può!
Il nostro amico Mark da pochissimo ha deciso di cambiare le condizioni di utilizzo durante la creazione dell'account. "Lei ritiene la piena proprietà di tutti i contenuti inseriti" è stato depennato, dando la possibilità a Facebook di utilizzare il materiale da te postato. Cancellarsi da Facebook è impossibile perchè l'azienda continua a tenere una tua cartella di dati in memoria.
Ancora più incredibile è che "potrà cambiare a proprio piacimento le condizioni senza eventuali avvisi: “We reserve the right, at our sole discretion, to change or delete portions of these Terms at any time without further notice“".
Facebook e' un'azienda e come tale si comporta.
Quindi al pari di tutte le aziende ha degli obiettivi. Ti fanno divertire ed incontrare amici di vecchia data, giocare, condividere, far saper agli altri che ti piace la Nutella e Shakespeare. In cambio ti chiedono come sei e cosa fai. 
Mark Zuckerberg ha inventato il modo più semplice per entrare in contatto con un target specifico e aumentare le vendite di qualsiasi marca o prodotto. Grandi aziende riconoscono l'importanza di questo strumento e ora assumono personale per lavorare esclusivamente sul marketing dei social network. Secondo una ricerca internet gli abbonati Facebook sono oltre 500 milioni, quindi chi accede alle statistiche creerà un prodotto che si plasmerà all'interesse della gente.
Con il nuovo galateo sociale emergente la gente si dimentica il vecchio modo di socializzare: quello che trasmette vere emozioni, che ti permette di essere una persona reale. C'è un soffio di 1984 di Orwell, il "Grande Fratello" che possiede tutte le nostre informazioni personali, che conosce simpatie e antipatie, abitudini, interessi. Che può pensare a cambiarle e a dirottarle con la propria influenza verso qualcosa che non avremo mai pensato.


Grazie a "Verguenza" e "Duffy lo scrittore" per gli spunti.

mercoledì 21 settembre 2011

Flash Back: tv, partiti, demagogia.


Mi piacerebbe un informazione televisiva dove non appaiano in sovraimpressione nomi, coalizioni, partiti. Immaginiamo che nessuno sia a conoscenza dei nomi di movimenti e fazioni. Chi sta dalla dall'altra parte dello schermo non ha riferimenti, quindi è molto probabile che sia costretto ad ascoltare e ragionareSi farebbe quindi una propria opinione. Che l'idea sia di destra o sinistra poco importa, basta che sia maturata da un ragionamento, da una riflessione, da una logica personale.
La sovraimpressione nei telegiornali rende muta la TV. Non conta tanto quello che si dice poichè la presa di posizione di chi ascolta è già presa a priori dopo aver visto l'immagine del partito. La gente non si sforza di ragionare con la propria testa ed elemosina idee per sentito dire. I pareri sentiti e non discussi sono pericolosi perchè dirottano le persone mettendogli in bocca idee dette da altri. Pensieri imparati a memoria, riflessioni sbiadite, opinioni impersonali.
Tante volte è capitato che le coalizioni avanzassero le stesse proposte della coalizione opposta a distanza di tempo. Questo, secondo voi, può portare ad una legge condivisa tra le 2 coalizioni? Assolutamente no. Eppure prima era stato un loro disegno di legge! Questo porta a pensare quanto la politica e la demagogia vadano a braccetto.
La politica -quella italiana si intende- è una partita di calcio. I contenuti non interessano, conta vincere. Se poi in 5 anni il governo eletto non fa nulla del programma che aveva presentato, basta un po' di campagna elettorale come si deve, comizi trabboccanti di buone parole e un bel sorriso a 32 denti per riguadagnare i voti persi.
Questo non è accaduto ad esempio in Spagna ai tempi della prima legislatura di Zapatero. In grossa difficoltà l'attuale presidente spagnolo vinse perchè il suo avversario in campagna elettorale attribuì un attentato terroristico all'ETA. Si scoprì poi che invece dell'organizzazione di lotta armata separatista spagnolo, l'attentato fu ordinato da Al Quaeda. Così che Zappatero vide i dieci punti di distacco tra lui e il suo avversario dissolversi, permettendogli di governare. Gli spagnoli votano innanzitutto verso il leader più onesto, non importa la bandiera. Da noi non sarebbe mai successo.

domenica 18 settembre 2011

Fondi Europei al Sud? Per ora sogniamoceli!

Sono ben 36 i milioni bloccati dall'Europa alla Calabria. La commissione competente del fondo sociale Europeo (Fse) si è rifiutata di erogare i finanziamenti perchè "il sistema di gestione e di controllo regionale non è ancora ritenuto completamente affidabile dai servizi di audit della Commissione". Johannes Hahn, il commissario europeo alle politiche regionali, in pratica, non si fida dell'Italia, e particolarmente del Sud. Infatti il blocco dei 36 milioni si aggiunge al congelamento di altri 72 milioni alla Campania e dei 12 alla Sardegna. Hahn è chiarissimo: "Per evitare il rischio di riduzione delle risorse comunitarie, la Calabria deve documentare a Bruxelles entro il 31 dicembre 2011 di aver realizzato investimenti per un ammontare pari a 472,747 milioni di euro, di cui il 50 per cento a carico del Fondo regionale”. I finanziamenti alle regioni derivano dalla decisione di sussidiare regioni che sono in ritardo di sviluppo, ossia con un PIL inferiore al 75% alla media europea. Ma chiaramente l'europa chiede affidabilità, esige giustamente una certificazione sul dove e come sono stati spesi i soldi. Il malcontento nelle amministrazioni regionali dilaga, perchè - a parer loro - tutto va per il meglio. In Sardegna L'assessore La Spisa (Pdl) dichiara che "si tratta di alcuni chiarimenti sui sistemi di controllo che sono già stati predisposti e sui quali la Regione Sardegna ha già interloquito positivamente con i competenti uffici della Commissione Europea. E' stata la stessa Regione a segnalare le incongruenze e fornire le precisazioni." Anche in Calabria "lo stato di avanzamento del programma operativo procede in maniera soddisfacente”. lo afferma Giuseppe Scopelliti (Pdl). E allora perchè preoccuparsi se tutto è in regola?
L'Europa pretende un chiarimento entro 2 mesi, visto che i pagamenti da versare alle regioni sono quelli relativi al periodo di programmazione 2007-2013, altrimenti i soldi verranno persi. Come sempre gli italiani si distinguono per l'inaffidabilità del governo e dei sistemi amministrativi. L'Europa si fa i conti in tasca ovviamente, e la trasparenza dev'essere un obbligo. Specialmente dopo il magna magna creatasi con la Iervolino in Campania. Se l'Europa chiede chiarimenti e noi abbiamo la possibilità di darglieli, perchè le Regioni si infervorano in questo modo?. Staremo a vedere come va a finire.

giovedì 15 settembre 2011

Il dolore porta ad ammutolire, l’ostilità porta a non sapere a chi parlare.


Oggi, qui in questa stanza dove sono, ospite di chi mi protegge, è il mio compleanno. E chiedo alla mia terra: che cosa ci rimane? Ditemelo. Galleggiare? Far finta di niente? Calpestare scale di ospedali lavate da cooperative di pulizie loro, ricevere nei serbatoi la benzina spillata da pompe di benzina loro? Vivere in case costruite da loro, bere il caffè della marca imposta da loro (ogni marca di caffè per essere venduta nei bar, deve avere l’autorizzazione dei clan), cucinare nelle loro pentole (il clan Tavoletta gestiva produzione e vendita di marche prestigiose di pentole)?

Mangiare il loro pane, la loro mozzarella, i loro ortaggi? Siete fieri  di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme  uno dei più alti tassi di povertà? Per quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere?

La paura va a braccetto con l’isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro  crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina.
Ma voi non volete un mondo perfetto, volete solo una vita tranquilla e semplice, una quotidianità accettabile, il calore di una famiglia.
Ma si può edificare la felicità sulle spalle di un unico bambino maltrattato?

Pensate che accontentarvi di questo, vi metta al riparo da ansie e dolori. Ma a che prezzo?
Se i vostri figli dovessero nascere malati o ammalarsi, se un’altra volta dovete rivolgervi a un politico che in cambio di un voto vi darà un lavoro senza il quale anche i vostri piccoli sogni e progetti finirebbero nel vuoto, quando faticherete a ottenere un mutuo per la vostra casa.. Non c’è riparo, non esiste nessun protetto. Se tutto questo è triste, la cosa ancora più triste è abituarsi che non ci sia nient’altro da fare se non rassegnarsi, arrangiarsi o andare via.

Non è giusto, non è per niente naturale, anche perché non è vero che tutto è sempre uguale: tutto è sempre peggio.
Bisogna trovare la forza di cambiare.
Ora, o mai più.

(Roberto Saviano, “La bellezza e l’Inferno”, premiato come miglior libro europeo 2010)

Scritto da L.I.P.U. (Lega Italiana Protezione Universitari)

“Non rompete le palle”. Sapete chi fu il primo a dirlo?


Mentre i Romani invadevano Siracusa, Archimede era intento a disegnare le sue figure geometriche su un vassoio ricoperto di polvere. Non si accorse del tumulto dei combattimenti, seguiva con lo sguardo solo il suo dito indice. I soldati arrivarono anche nella sua abitazione e, stando a quanto racconta la leggenda, uno di loro gli ordinò di seguirlo da Marcello, il generale romano in campo.  Il vecchio geometra ribattè indignato: “Noli turbare circolo meos”. Non guastare i miei cerchi, rispose facendogli vedere le sue figure sul vassoio. Indifferente e tranquillo, riprese i suoi lavori col dito. Proprio come avrebbe fatto oggi un bambino di 3 anni con i genitori urlanti per delle scosse di terremoto. La risposta di Archimede fece infuriare il soldato al punto che sguainò la spada e trafisse il più grande matematico del mondo antico.
“La morte di Archimede per mano di un soldato romano è il simbolo del cambiamento enorme che c’è oggi nel mondo. I romani furono una grande razza, ma erano sterili, troppo pratici. Non erano abbastanza sognatori da giungere a nuovi punti di vista che avrebbero potuto dare un controllo superiore delle forze della natura”, così ha commentato Il filosofo Whitehead.

I romani avevano paura di  Archimede: lui “sapeva maneggiare un grande peso con una piccola forza” (Archimede fu il primo ad usare la carrucola, gettò in mare da solo le prime navi), aveva inventato una vite idraulica per sollevare l’acqua, era in grado di dimostrare il moto dei corpi celesti.

Ed è morto così. Sulla sua tomba c’è un disegno che ricorda la sua scoperta più importante, andate a cercarla.
Insomma siamo tutti un po’ “Romani”: chi è che muore oggi per la contemplazione di qualcosa che ritiene importante? Nessuno muore oggi per qualcosa di che in qualche forma ha il sapore della bellezza.
Si muore, ancora una volta, per le guerre. Come i Romani.
Io voglio un mondo migliore di questo.
E allora non mi rompete le palle: avevi ragione Archimede!


Scritto da 
L.I.P.U. (Lega Italiana Protezione Universitari)
Lo trovate su facebook [QUI]

11 Settembre 2001: Un' altra prospettiva.

La storia dell' 11 settembre è legata a una data più remota. Correva l'anno 1997 quando gli uomini più importanti nel governo statunitense del calibro di Donald Rumsfeld avevano in mente il project for the new american century, progetto per il nuovo secolo americano. Leggendo nella dichiarazione dei principi del [sito] colpisce un punto che non nasconde il perchè della creazione di questo progetto:
"Aumentare sostanzialmente la spesa per la difesa e sfidare i regimi ostili ai nostri interessi e valori."
Quindi esattamente 4 anni prima, si pensava a "esportare la democrazia" nei paesi "ostili". Ma a questo progetto, mancava una giustificazione per essere approvato e soprattutto diventare prioritario. Serviva qualcosa di sconvolgente, come una nuova Pearl Harbor. L'evento catastrofico arriva nel 2011, e non ci interessa se e come gli americani abbiano manipolato l'attacco, dando la colpa ad Al Qaeda, o se sia andata veramente come la versione ufficiale. Come il cacio sui maccheroni la possibilità di attuare il disegno progettato nel lontano 1997 è a portata di mano! La comunità internazionale, sopraffatta dal terrore e dall'agitazione, diede carta bianca agli americani affinchè si vendicasse dell'Afghanistan, "nonostante quindici dei diciannove attentatori provenissero dall'Arabia Saudita, due dagli Emirati Arabi, uno dall'Egitto e uno dal Libano: tutti paesi alleati". Un' altra stranezza è data dal fatto che non si fece una differenza sostanziale tra i talebani eletti al governo nel 1996, e i talebani di Bin Laden.
Terrorismo, Giustizia e Libertà sono state le parole più usate in questi dieci anni. Ma che diritto avevano gli americani di parlare di giustizia, quando Amnesty International ha dichiarato che nel 2001 con il [Patriot Act] si erano istituiti campi di concentramento e si era dato il via al perpetramento di rapimenti di stato a Guantanamo? Mi viene in mente "La notte delle matite spezzate", uno dei film sui Desaparecidos, alla stregua della situazione del campo di prigionia cubano.
Non a caso quindi la guerra si è spostata in Iraq, il progetto per il nuovo secolo americano avanza!
Le menzogne sono alla base di ogni azione, stavolta si opta per possesso di armi di distruzione di massa. Bella scusa, accidenti. E L'Iraq viene letteralmente preso d'assedio. Peccato che non si trovarono mai. Ma anche se si fossero trovate? Il bue che dice cornuto all'asino: gli USA sono gli unici ad aver fatto uso di armamenti nucleari, o in Vietnam con il fosforo bianco e il Napalm.
Non sempre le catastrofi vengono per nuocere, soprattutto se hai la possibilità di guadagnarci. Ne sono la prova questo post liberamente tratto da fonti reperibilissime su internet o su saggi sull' 11 Settembre. Gli Stati Uniti hanno pianto quasi tremila vittime dall'attacco aereo. Quanti ne piangono le altre nazioni da 10 anni a questa parte? "Se Saddam Hussein è stato impiccato per essere il mandante dell'assassinio di 148 sciiti, a quando la sedia elettrica per Bush e company?"

lunedì 5 settembre 2011

Un colpo al cuore e alle nostre tasche

E' palese il messaggio del Governo: "con la cultura non si mangia".  La cultura è lontana dal cuore dell'impero. A meno che non intendessero, in traslato, che con la cultura non mangiano "le cricche"... Quelle che mangiavano, e si sganasciavano dal ridere, sulla pelle dei terremotati dell'Aquila, ad esempio. Mi stupisce l'ottusità di certi politici e intellettuali benpensanti che hanno il coraggio e la sfrontatezza di dire una cosa del genere. E l'ottusità è una conseguenza della loro imperizia e incompetenza. Non è difficile capire che la cultura nel lungo periodo darà un forte aiuto alla nostra economia. E' logico. E invece la nuova manovra, rimanovrata più e più volte, colpisce cultura, pensioni, servizi sociali, arte e musica. "La cultura non dà da mangiare? Non è vero, in tempi di crisi è risorsa morale, ma anche materiale". Almeno Vendola dice quello che è giusto dire. Almeno lui. Non è che ci voglia molto a capire quanto la cultura possa creare lavoro, oltre che stimolare la ripresa. .
E allora la CGIL scende in piazza domani 6 Settembre per protestare contro questa manovra definita "affidabile" dal Pdl. "Il Senato l`ha rafforzata e migliorata. Adesso è bene che tutti, in un momento così delicato per il Paese, mostrino senso di responsabilità e di unità." Ma i sindacati "il sistema pubblico delle pensioni è parte fondamentale dello Stato sociale che deve garantirne la sostenibilità in un quadro normativo definito e i cui cambiamenti devono avvenire di concerto con le parti sociali. Il 6 settembre con lo sciopero generale della CGIL noi cittadini, lavoratori, pensionati, giovani dobbiamo dare un segnale chiaro: paghi la crisi chi l'ha provocata e chi non ha mai pagato. Paghi chi ha di più. Solo così sarà possibile investire per il futuro." E' uno sciopero fondato sulla rabbia, quasi una manifestazione spontanea, in risposta ad una manovra che affonda il contratto sociale intergenerazionale: i contributi, il lavoro effettuato in tutta una vita non beneficerà di di prestazioni pensionistiche finanziati dai lavoratori futuri.
La CGIL ha però le sue soluzioni:


  • Un'imposta ordinaria sui grandi patrimoni (oltre 800 mila euro) darebbe un gettito annuale di circa 15 miliardi.
  • Un'imposta straordinaria, aliquota dell'1%, sulle grandi proprietà immobiliari (al netto di eventuali mutui) porterebbe 12 miliardi.
  • Una sovrattassa sui capitali sanati dallo scudo fiscale ma non rientrati darebbe 9 miliardi.
  • Un vero taglio, immediato, ai costi impropri della politica (eliminazione di vitalizi e indennità varie, riduzione di auto blu, consulenze esterne, di amministratori delle società di servizi...) porterebbe un risparmio immediato di 8,5 miliardi.
  • Sono alcune delle misure proposte dalla CGIL per avviare una politica finanziaria all'insegna dell'equità e per liberare risorse utili a far partire il sistema Italia e sostenere consumi e redditi da lavoro e pensioni anche riducendo il prelievo fiscale. E per rilanciare l'occupazione giovanile.


domenica 4 settembre 2011

Le banche. Cancro dell'economia e della società?



Nell'immaginario collettivo di molti le banche sono viste come un organismo che cura i nostri interessi. Si è convinti in pratica che siano società pubbliche arbitri del nostro sistema monetario. Non solo, le banche come Banca di Italia o la stessa BCE sono considerati organizzazioni che mantengono l'equilibrio proprio perchè hanno il potere di stampare moneta. 
Sfatiamo un paio di miti:
1) Le banche NON sono pubbliche.  

Le quote di partecipazione al suo capitale sono per il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni private, per il 5,67% di enti pubblici.
 I partecipanti principali sono i più grandi nomi d'istituti bancari italiani come Intesa San Paolo oppure Assicurazioni Generali. Non si può dire quindi che siano pubbliche visto che le quote di partecipazione sono spartite tra organizzazioni private. 

2) Il Governatore della Banca d'Italia non è un rappresentante governativo.

E se non lo è, il governo di certo non può sceglierlo, infatti il Governatore viene consigliato al governo dalla banca. Il governo può non accettare, ma spetta comunque a Bankitalia proporre un nuovo Governatore.

3) La moneta stampata non ha un corrispettivo in oro.

Questa è la menzogna più frequente! La moneta non ha un corrispettivo in oro. Nei caveau delle banche non ci sono i lingotti gialli come ci vorrebbero far pensare. Questo è stato fatto "per coprire i traffici incostituzionali con cui si derubano i lavoratori, i risparmiatori, i pensionati, i contribuenti. Bankitalia non copre e non garantisce affatto le sue banconote. Né lo fa la BCE o la Federal Reserve Bank Corporation col Dollaro. E non le converte in oro. Si limita a stamparle, a stampare pezzi di carta, e a farseli pagare dallo Stato, ossia da noi, dai contribuenti, mille volte il costo di stampa, in modo da guadagnare enormemente a nostre spese, senza produrre alcunché, sottraendo alla gente potere d’acquisto. Ci si chiede dov’è andato il potere d’acquisto che abbiamo perso nel passaggio all’Euro. Ebbene, è andato nelle tasche dei soci delle banche che emettono l’Euro." [Marco della Luna] Non a caso se ci pensate, perchè la moneta di corrispondenza è sempre il dollaro?

"Oggi l'Euro vale 1,*** dollari"

Perchè dollari??? e non oro? pensateci. E' dal 15 agosto 1971 che non esiste più la convertibilità delle valute nazionali in oro.
Il presidente USA Nixon, infatti, pose fine agli Accordi di Bretton Woods, chiudendo la c.d. Gold Window, che prevedeva l’aggancio dollaro-oro dal 1944 (un oncia di oro = circa 35-37 dollari USA)

Conclusione del punto 3: La banca presta soldi senza corrispettivo in oro, e quindi presta sostanzialmente un numero scritto nel pc. Importi strutturali, senza un certificato.

4) Qualcuno ci aveva provato a risolvere il problema.

"Il 4 giugno 1963, venne fatto un piccolo tentativo per togliere alla Federal Reserve Bank il suo potere di affittare la moneta al governo facendosi pagare un interesse. In quel giorno, il presidente John Fitzgerald Kennedy(1) firmò l'ordine esecutivo numero 11110 che ripristinava al governo USA il potere di emettere moneta senza passare attraverso la Federal Reserve." 

Fu ammazzato per circostanze ancora da chiarire. Coincidenza?

5) La banca non è arbitro del nostro sistema monetario.

Tutt'altro anzi! Ha un guadagno enorme su ogni banconota. Fabbricare i "pezzi di carta" (non sono altro) costa 3centesimi. Quindi il loro valore intrinseco è 0,03. Il problema è che lo stato si fa prestare i soldi in valore nominale. Anche se il loro valore sono 3cent, 100€ "di facciata" verranno prestati come se avessero valore 100€. Il signoraggio è la differenza tra il valore nominale e il valore intrinseco di una moneta. Un guadagno immenso.

Conclusioni:
Non bisogna credere senza aver alla mano dei dati, non bisogna parlare senza aver costatato che le cose che si dicono sono vere. E' il caso della nebbia fitta che circonda gli istituti bancari, considerati associazioni di tutela della nostra moneta. Le banche sono i veri detentori del potere, lo sono perchè hanno in mano la moneta. Senza loro e con una moneta nazionale si potrebbe azzerare il debito pubblico, diminuire l'inflazione e guadagnare in potere d'acquisto. Sono le banche che hanno costretto l'economia alla recessione! Se come me siete interessati a questo argomento, commentate e informatevi. Più si è a conoscenza di questo cancro e più si potrebbe cambiare la situazione.