giovedì 3 novembre 2011

Ci sono un francese una tedesca e 2 italiani!


“Posso raccontare una barzelletta? Ci sono un francese una tedesca e 2 italiani.” Potrebbe iniziare così il suo discorso. Oggi a Cannes, si svolge il G20 e nell’aria c’è grande attesa. Ci si chiede quando possa durare il discorso di Berlusconi. I bookmakers sono d’accordo a fissare la quota più bassa a meno di un minuto, visto che si pensa che tra una barzelletta e l’altra la parte seria durerà sì e no 20 secondi. Accompagnato dal ministro Tremonti, che ieri ha tenuto un excursus sull’importanza della sagra della zucca per la nostra economia, Mr.B deve dare risposte all’Europa in termini di fiducia e concretezza. E se sulla rete si ironizza il capo del governo con “oggi si balla il Can-Can” oppure “è meglio andare a Lourdes, visto che non è nemmeno lontano”, il governo italiano è convinto di riuscire a convincere Sarkozy e Merkel con un maxiemendamento che sa aria fritta, pieno di nulla. Significa che la Grecia rimane vicina, non solo dal lato geografico.
La dichiarazione della Merkel  "per noi contano i fatti", ha lasciato sgomento il nostro governo, totalmente disorganizzato al pensiero di fare qualcosa di davvero consistente, invece della solita ciarla. La barca Italia è nella tempesta, ma il comandante e gli alti ufficiali son chiusi nella cabina di pilotaggio un po’ a brindare un po’ a litigare” attacca l’IDV che grida a gran voce le dimissioni e il governo transitorio insieme al PD. Fanno eco l’Abi, l’Ania e CONFINDUSTRIA, che chiedono la verifica delle condizioni necessarie per prendere decisioni.

Intanto Papandreu spiazza la Merkel con la conferma del referendum greco, che ha fatto posticipare l’argomento Europa sulla lista dell’ordine del giorno. Papandreu infatti è stato convocato ieri per un colloquio sulla crisi alla vigilia del summit G20, per chiarire la posizione del governo greco.
Sul fronte bilaterale Francia-Usa, si annuncia una forte intesa tra Sarkò e Obama sulla tassa delle transazioni finanziarie, decisioni che però sono subordinate al chiarimento della posizione del governo italiano. Quello che ci si aspetta dall’Italia sono riforme strutturali, che permettano di arginare un debito pubblico troppo alto, che impedisca allo spread Pbt e Bund di aumentare a livelli che sono già ora insostenibili. Pare invece che il maxiemendamento non accenni a una patrimoniale e sia molto vago sulla lotta all’evasione fiscale. Si deduce che il G20 italiano darà poche risposte serie, e tutto il resto saranno parole al vento.

giovedì 22 settembre 2011

Crisi economica o normale flusso economico discendente?


Nel 1978 avevo 13 anni, mio fratello maggiore dopo sei mesi di lavoro alla Rumianca,  si comprò la Fiat 127 Confort 900. Mi sembra di ricordare che la pagò in contanti. Ricordo bene però quando lanciò per aria il suo primo stipendio (in cucina!!),  molto di più di quel che prendeva mio padre dopo trent’anni di servizio alle dipendenze dello Stato. Lavori diversi. Pericoli diversi. Mio padre al limite poteva rischiare una slogatura del polso o qualche leggera contusione se cadeva dalla sedia …….. o peggio le emorroidi!
Mio fratello e tutti quelli che lavorano negli impianti petrolchimici  (ma anche i minatori, i camionisti, i portuali etc) no. Loro rischiano la vita. Una manovra sbagliata e sei fregato.
Mio fratello ha lavorato 2 anni alla Rumianca. Un anno e mezzo lo ha fatto in cassa integrazione, sarà perché forse si era comprato una Fiat? Ricordo il “suo” Capodanno del 1979 passato dentro l’impianto occupato nella speranza di salvare il salvabile. Ricordo l’angoscia di mia madre preoccupata per questo figlio che stava per perdere il posto di lavoro e preoccupata per tutti gli altri “figli”, perché in queste condizioni ci si sente tutti un po’ fratelli madri padri …….
Ricordo la prima volta che sentii la voce di mio fratello alla radio, intervistato sulla crisi della chimica in Sardegna.
Già …. La crisi della chimica in Sardegna. Se ne parla ancora oggi. Il miracolo economico della Sardegna anni sessanta, la SIR a Porto Torres, la Rumianca e la SARAS a Cagliari e Sarroch ….poi l’Enichem ad Ottana.
Vi è mai capitato nelle mattinate invernali di percorrere la S.S. 131 e prendere poi la strada per Nuoro? Nella nebbia compaiono le due ciminiere bianche e rosse; se non fossimo al centro della Sardegna potrebbero sembrare i fumaioli di una nave. Una nave ormeggiata nel molo più lontano quando smette di solcare i mari, quasi che debba essere nascosta agli occhi di tutti noi ( un po’ come è stato fatto con le navi veloci della Tirrenia per non parlare dei locomotori elettrici comprati dalle Ferrovie dello Stato per sfrecciare sui binari sardi a metà degli anni ottanta grazie a una linea elettrificata da Cagliari a Sassari).
Mio fratello nel frattempo ha cambiato “padrone”. Dopo la chimica ecco l’industria petrolifera; la differenza? La prima notte di lavoro lo riporta a casa un’ambulanza. Si era leggermente intossicato con i vapori di petrolio che in quella zona stazionano nell’aria quasi fosse una moderna porcilaia.
Poi sono arrivati gli anni ottanta ed è stata la volta del mio secondo fratello. Ancora crisi e disoccupazione. La morte della chimica. Il Lavoro in nero, sottopagato. Mi ricordo quando bisticciò con mio padre perché era andato a fare la vendemmia da un suo conoscente. Questo signorotto piccolo latifondista del Campidano dava la metà di quel che prevedeva la paga sindacale. Ma non solo lui purtroppo. Ci lavorò due giorni. Oggi si obietterebbe che forse non aveva voglia di lavorare, il mio secondo fratello. Di sicuro non è mai stato portato per fare né il servo né lo schiavo. Neanche in tempo di crisi.
Nel 1981 il mio secondo fratello si prepara la valigia e parte per Modena. Ritorna periodicamente in Sardegna per fare il turista…… turista per sempre. E non ha mai smesso di studiare.
Il mio primo fratello? Alla fine anche lui si è sistemato, fa il pendolare tra Cagliari e ……
e anche lui non ha mai smesso di studiare. Mi ricordo quando smontava la mattina alle 6, rientrava a casa si dava una pulita poi andava in facoltà.
E io? Bè a 13 anni fregavo il “Garelli” a mio padre e con 500 lire facevo il pieno (circa 3 litri) poi arrivò la crisi petrolifera (arrivò nel 1956 con la crisi di Suez, arrivo nel 1973 e arrivò nel 1979) e il prezzo della benzina arrivò alle stelle.
Passano gli anni ma la crisi è sempre qui. E’ una parte di noi. E’ tatuata sulla nostra pelle.



                                                                                                  Di Cosspam

Facebook ti controlla anche se non vuoi.

Anche dopo la puntata di Report dello scorso 10 aprile sui social network, una fiumana di gente continua ad iscriversi su Facebook. "Il prodotto sei tu!" si intitolava la puntata su Rai3, e mi ha scandalizzato. Per 2 giorni. Poi non ci ho pensato più.
Sappiamo che però la gente sta diventando diffidente a immettere dati privati sulla società fondata da Mark Zuckerberg. 
Ma Facebook è cool.
Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita (irreale). Da una parte la praticità di usare la piattaforma che permette di creare eventi o chattare per mandare un rapido "ci si sente alle ore.."; dall'altra l'eventualità di una dipendenza da giochini, pagine stupide, "notizie recenti" viste per ben 4 volte.
Perdere tempo. A Facebook piace che tu ne perda. Da quando ho istallato Facebook Runner  sul browser ho notato quanto tempo si perde davanti al pc al più puro cazzeggio. Personalmente ho perso 1 giorno e mezzo effettivo in una settimana. 36 ore su Facebook ogni settimana. Terrorizzante. E allora ti accorgi che dovresti uscire, leggere, interessarti a qualcos'altro. Ma anche quelli che sanno che Facebook userà stati personali, video, foto e interessi per generare annunci pubblicitari, i "Mi Piace" per creare statistiche per sapere che facciamo, addirittura cosa votiamo, non cancellerà il proprio account.
Anche perchè non può!
Il nostro amico Mark da pochissimo ha deciso di cambiare le condizioni di utilizzo durante la creazione dell'account. "Lei ritiene la piena proprietà di tutti i contenuti inseriti" è stato depennato, dando la possibilità a Facebook di utilizzare il materiale da te postato. Cancellarsi da Facebook è impossibile perchè l'azienda continua a tenere una tua cartella di dati in memoria.
Ancora più incredibile è che "potrà cambiare a proprio piacimento le condizioni senza eventuali avvisi: “We reserve the right, at our sole discretion, to change or delete portions of these Terms at any time without further notice“".
Facebook e' un'azienda e come tale si comporta.
Quindi al pari di tutte le aziende ha degli obiettivi. Ti fanno divertire ed incontrare amici di vecchia data, giocare, condividere, far saper agli altri che ti piace la Nutella e Shakespeare. In cambio ti chiedono come sei e cosa fai. 
Mark Zuckerberg ha inventato il modo più semplice per entrare in contatto con un target specifico e aumentare le vendite di qualsiasi marca o prodotto. Grandi aziende riconoscono l'importanza di questo strumento e ora assumono personale per lavorare esclusivamente sul marketing dei social network. Secondo una ricerca internet gli abbonati Facebook sono oltre 500 milioni, quindi chi accede alle statistiche creerà un prodotto che si plasmerà all'interesse della gente.
Con il nuovo galateo sociale emergente la gente si dimentica il vecchio modo di socializzare: quello che trasmette vere emozioni, che ti permette di essere una persona reale. C'è un soffio di 1984 di Orwell, il "Grande Fratello" che possiede tutte le nostre informazioni personali, che conosce simpatie e antipatie, abitudini, interessi. Che può pensare a cambiarle e a dirottarle con la propria influenza verso qualcosa che non avremo mai pensato.


Grazie a "Verguenza" e "Duffy lo scrittore" per gli spunti.

mercoledì 21 settembre 2011

Flash Back: tv, partiti, demagogia.


Mi piacerebbe un informazione televisiva dove non appaiano in sovraimpressione nomi, coalizioni, partiti. Immaginiamo che nessuno sia a conoscenza dei nomi di movimenti e fazioni. Chi sta dalla dall'altra parte dello schermo non ha riferimenti, quindi è molto probabile che sia costretto ad ascoltare e ragionareSi farebbe quindi una propria opinione. Che l'idea sia di destra o sinistra poco importa, basta che sia maturata da un ragionamento, da una riflessione, da una logica personale.
La sovraimpressione nei telegiornali rende muta la TV. Non conta tanto quello che si dice poichè la presa di posizione di chi ascolta è già presa a priori dopo aver visto l'immagine del partito. La gente non si sforza di ragionare con la propria testa ed elemosina idee per sentito dire. I pareri sentiti e non discussi sono pericolosi perchè dirottano le persone mettendogli in bocca idee dette da altri. Pensieri imparati a memoria, riflessioni sbiadite, opinioni impersonali.
Tante volte è capitato che le coalizioni avanzassero le stesse proposte della coalizione opposta a distanza di tempo. Questo, secondo voi, può portare ad una legge condivisa tra le 2 coalizioni? Assolutamente no. Eppure prima era stato un loro disegno di legge! Questo porta a pensare quanto la politica e la demagogia vadano a braccetto.
La politica -quella italiana si intende- è una partita di calcio. I contenuti non interessano, conta vincere. Se poi in 5 anni il governo eletto non fa nulla del programma che aveva presentato, basta un po' di campagna elettorale come si deve, comizi trabboccanti di buone parole e un bel sorriso a 32 denti per riguadagnare i voti persi.
Questo non è accaduto ad esempio in Spagna ai tempi della prima legislatura di Zapatero. In grossa difficoltà l'attuale presidente spagnolo vinse perchè il suo avversario in campagna elettorale attribuì un attentato terroristico all'ETA. Si scoprì poi che invece dell'organizzazione di lotta armata separatista spagnolo, l'attentato fu ordinato da Al Quaeda. Così che Zappatero vide i dieci punti di distacco tra lui e il suo avversario dissolversi, permettendogli di governare. Gli spagnoli votano innanzitutto verso il leader più onesto, non importa la bandiera. Da noi non sarebbe mai successo.

domenica 18 settembre 2011

Fondi Europei al Sud? Per ora sogniamoceli!

Sono ben 36 i milioni bloccati dall'Europa alla Calabria. La commissione competente del fondo sociale Europeo (Fse) si è rifiutata di erogare i finanziamenti perchè "il sistema di gestione e di controllo regionale non è ancora ritenuto completamente affidabile dai servizi di audit della Commissione". Johannes Hahn, il commissario europeo alle politiche regionali, in pratica, non si fida dell'Italia, e particolarmente del Sud. Infatti il blocco dei 36 milioni si aggiunge al congelamento di altri 72 milioni alla Campania e dei 12 alla Sardegna. Hahn è chiarissimo: "Per evitare il rischio di riduzione delle risorse comunitarie, la Calabria deve documentare a Bruxelles entro il 31 dicembre 2011 di aver realizzato investimenti per un ammontare pari a 472,747 milioni di euro, di cui il 50 per cento a carico del Fondo regionale”. I finanziamenti alle regioni derivano dalla decisione di sussidiare regioni che sono in ritardo di sviluppo, ossia con un PIL inferiore al 75% alla media europea. Ma chiaramente l'europa chiede affidabilità, esige giustamente una certificazione sul dove e come sono stati spesi i soldi. Il malcontento nelle amministrazioni regionali dilaga, perchè - a parer loro - tutto va per il meglio. In Sardegna L'assessore La Spisa (Pdl) dichiara che "si tratta di alcuni chiarimenti sui sistemi di controllo che sono già stati predisposti e sui quali la Regione Sardegna ha già interloquito positivamente con i competenti uffici della Commissione Europea. E' stata la stessa Regione a segnalare le incongruenze e fornire le precisazioni." Anche in Calabria "lo stato di avanzamento del programma operativo procede in maniera soddisfacente”. lo afferma Giuseppe Scopelliti (Pdl). E allora perchè preoccuparsi se tutto è in regola?
L'Europa pretende un chiarimento entro 2 mesi, visto che i pagamenti da versare alle regioni sono quelli relativi al periodo di programmazione 2007-2013, altrimenti i soldi verranno persi. Come sempre gli italiani si distinguono per l'inaffidabilità del governo e dei sistemi amministrativi. L'Europa si fa i conti in tasca ovviamente, e la trasparenza dev'essere un obbligo. Specialmente dopo il magna magna creatasi con la Iervolino in Campania. Se l'Europa chiede chiarimenti e noi abbiamo la possibilità di darglieli, perchè le Regioni si infervorano in questo modo?. Staremo a vedere come va a finire.

giovedì 15 settembre 2011

Il dolore porta ad ammutolire, l’ostilità porta a non sapere a chi parlare.


Oggi, qui in questa stanza dove sono, ospite di chi mi protegge, è il mio compleanno. E chiedo alla mia terra: che cosa ci rimane? Ditemelo. Galleggiare? Far finta di niente? Calpestare scale di ospedali lavate da cooperative di pulizie loro, ricevere nei serbatoi la benzina spillata da pompe di benzina loro? Vivere in case costruite da loro, bere il caffè della marca imposta da loro (ogni marca di caffè per essere venduta nei bar, deve avere l’autorizzazione dei clan), cucinare nelle loro pentole (il clan Tavoletta gestiva produzione e vendita di marche prestigiose di pentole)?

Mangiare il loro pane, la loro mozzarella, i loro ortaggi? Siete fieri  di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme  uno dei più alti tassi di povertà? Per quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere?

La paura va a braccetto con l’isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro  crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina.
Ma voi non volete un mondo perfetto, volete solo una vita tranquilla e semplice, una quotidianità accettabile, il calore di una famiglia.
Ma si può edificare la felicità sulle spalle di un unico bambino maltrattato?

Pensate che accontentarvi di questo, vi metta al riparo da ansie e dolori. Ma a che prezzo?
Se i vostri figli dovessero nascere malati o ammalarsi, se un’altra volta dovete rivolgervi a un politico che in cambio di un voto vi darà un lavoro senza il quale anche i vostri piccoli sogni e progetti finirebbero nel vuoto, quando faticherete a ottenere un mutuo per la vostra casa.. Non c’è riparo, non esiste nessun protetto. Se tutto questo è triste, la cosa ancora più triste è abituarsi che non ci sia nient’altro da fare se non rassegnarsi, arrangiarsi o andare via.

Non è giusto, non è per niente naturale, anche perché non è vero che tutto è sempre uguale: tutto è sempre peggio.
Bisogna trovare la forza di cambiare.
Ora, o mai più.

(Roberto Saviano, “La bellezza e l’Inferno”, premiato come miglior libro europeo 2010)

Scritto da L.I.P.U. (Lega Italiana Protezione Universitari)

“Non rompete le palle”. Sapete chi fu il primo a dirlo?


Mentre i Romani invadevano Siracusa, Archimede era intento a disegnare le sue figure geometriche su un vassoio ricoperto di polvere. Non si accorse del tumulto dei combattimenti, seguiva con lo sguardo solo il suo dito indice. I soldati arrivarono anche nella sua abitazione e, stando a quanto racconta la leggenda, uno di loro gli ordinò di seguirlo da Marcello, il generale romano in campo.  Il vecchio geometra ribattè indignato: “Noli turbare circolo meos”. Non guastare i miei cerchi, rispose facendogli vedere le sue figure sul vassoio. Indifferente e tranquillo, riprese i suoi lavori col dito. Proprio come avrebbe fatto oggi un bambino di 3 anni con i genitori urlanti per delle scosse di terremoto. La risposta di Archimede fece infuriare il soldato al punto che sguainò la spada e trafisse il più grande matematico del mondo antico.
“La morte di Archimede per mano di un soldato romano è il simbolo del cambiamento enorme che c’è oggi nel mondo. I romani furono una grande razza, ma erano sterili, troppo pratici. Non erano abbastanza sognatori da giungere a nuovi punti di vista che avrebbero potuto dare un controllo superiore delle forze della natura”, così ha commentato Il filosofo Whitehead.

I romani avevano paura di  Archimede: lui “sapeva maneggiare un grande peso con una piccola forza” (Archimede fu il primo ad usare la carrucola, gettò in mare da solo le prime navi), aveva inventato una vite idraulica per sollevare l’acqua, era in grado di dimostrare il moto dei corpi celesti.

Ed è morto così. Sulla sua tomba c’è un disegno che ricorda la sua scoperta più importante, andate a cercarla.
Insomma siamo tutti un po’ “Romani”: chi è che muore oggi per la contemplazione di qualcosa che ritiene importante? Nessuno muore oggi per qualcosa di che in qualche forma ha il sapore della bellezza.
Si muore, ancora una volta, per le guerre. Come i Romani.
Io voglio un mondo migliore di questo.
E allora non mi rompete le palle: avevi ragione Archimede!


Scritto da 
L.I.P.U. (Lega Italiana Protezione Universitari)
Lo trovate su facebook [QUI]

11 Settembre 2001: Un' altra prospettiva.

La storia dell' 11 settembre è legata a una data più remota. Correva l'anno 1997 quando gli uomini più importanti nel governo statunitense del calibro di Donald Rumsfeld avevano in mente il project for the new american century, progetto per il nuovo secolo americano. Leggendo nella dichiarazione dei principi del [sito] colpisce un punto che non nasconde il perchè della creazione di questo progetto:
"Aumentare sostanzialmente la spesa per la difesa e sfidare i regimi ostili ai nostri interessi e valori."
Quindi esattamente 4 anni prima, si pensava a "esportare la democrazia" nei paesi "ostili". Ma a questo progetto, mancava una giustificazione per essere approvato e soprattutto diventare prioritario. Serviva qualcosa di sconvolgente, come una nuova Pearl Harbor. L'evento catastrofico arriva nel 2011, e non ci interessa se e come gli americani abbiano manipolato l'attacco, dando la colpa ad Al Qaeda, o se sia andata veramente come la versione ufficiale. Come il cacio sui maccheroni la possibilità di attuare il disegno progettato nel lontano 1997 è a portata di mano! La comunità internazionale, sopraffatta dal terrore e dall'agitazione, diede carta bianca agli americani affinchè si vendicasse dell'Afghanistan, "nonostante quindici dei diciannove attentatori provenissero dall'Arabia Saudita, due dagli Emirati Arabi, uno dall'Egitto e uno dal Libano: tutti paesi alleati". Un' altra stranezza è data dal fatto che non si fece una differenza sostanziale tra i talebani eletti al governo nel 1996, e i talebani di Bin Laden.
Terrorismo, Giustizia e Libertà sono state le parole più usate in questi dieci anni. Ma che diritto avevano gli americani di parlare di giustizia, quando Amnesty International ha dichiarato che nel 2001 con il [Patriot Act] si erano istituiti campi di concentramento e si era dato il via al perpetramento di rapimenti di stato a Guantanamo? Mi viene in mente "La notte delle matite spezzate", uno dei film sui Desaparecidos, alla stregua della situazione del campo di prigionia cubano.
Non a caso quindi la guerra si è spostata in Iraq, il progetto per il nuovo secolo americano avanza!
Le menzogne sono alla base di ogni azione, stavolta si opta per possesso di armi di distruzione di massa. Bella scusa, accidenti. E L'Iraq viene letteralmente preso d'assedio. Peccato che non si trovarono mai. Ma anche se si fossero trovate? Il bue che dice cornuto all'asino: gli USA sono gli unici ad aver fatto uso di armamenti nucleari, o in Vietnam con il fosforo bianco e il Napalm.
Non sempre le catastrofi vengono per nuocere, soprattutto se hai la possibilità di guadagnarci. Ne sono la prova questo post liberamente tratto da fonti reperibilissime su internet o su saggi sull' 11 Settembre. Gli Stati Uniti hanno pianto quasi tremila vittime dall'attacco aereo. Quanti ne piangono le altre nazioni da 10 anni a questa parte? "Se Saddam Hussein è stato impiccato per essere il mandante dell'assassinio di 148 sciiti, a quando la sedia elettrica per Bush e company?"

lunedì 5 settembre 2011

Un colpo al cuore e alle nostre tasche

E' palese il messaggio del Governo: "con la cultura non si mangia".  La cultura è lontana dal cuore dell'impero. A meno che non intendessero, in traslato, che con la cultura non mangiano "le cricche"... Quelle che mangiavano, e si sganasciavano dal ridere, sulla pelle dei terremotati dell'Aquila, ad esempio. Mi stupisce l'ottusità di certi politici e intellettuali benpensanti che hanno il coraggio e la sfrontatezza di dire una cosa del genere. E l'ottusità è una conseguenza della loro imperizia e incompetenza. Non è difficile capire che la cultura nel lungo periodo darà un forte aiuto alla nostra economia. E' logico. E invece la nuova manovra, rimanovrata più e più volte, colpisce cultura, pensioni, servizi sociali, arte e musica. "La cultura non dà da mangiare? Non è vero, in tempi di crisi è risorsa morale, ma anche materiale". Almeno Vendola dice quello che è giusto dire. Almeno lui. Non è che ci voglia molto a capire quanto la cultura possa creare lavoro, oltre che stimolare la ripresa. .
E allora la CGIL scende in piazza domani 6 Settembre per protestare contro questa manovra definita "affidabile" dal Pdl. "Il Senato l`ha rafforzata e migliorata. Adesso è bene che tutti, in un momento così delicato per il Paese, mostrino senso di responsabilità e di unità." Ma i sindacati "il sistema pubblico delle pensioni è parte fondamentale dello Stato sociale che deve garantirne la sostenibilità in un quadro normativo definito e i cui cambiamenti devono avvenire di concerto con le parti sociali. Il 6 settembre con lo sciopero generale della CGIL noi cittadini, lavoratori, pensionati, giovani dobbiamo dare un segnale chiaro: paghi la crisi chi l'ha provocata e chi non ha mai pagato. Paghi chi ha di più. Solo così sarà possibile investire per il futuro." E' uno sciopero fondato sulla rabbia, quasi una manifestazione spontanea, in risposta ad una manovra che affonda il contratto sociale intergenerazionale: i contributi, il lavoro effettuato in tutta una vita non beneficerà di di prestazioni pensionistiche finanziati dai lavoratori futuri.
La CGIL ha però le sue soluzioni:


  • Un'imposta ordinaria sui grandi patrimoni (oltre 800 mila euro) darebbe un gettito annuale di circa 15 miliardi.
  • Un'imposta straordinaria, aliquota dell'1%, sulle grandi proprietà immobiliari (al netto di eventuali mutui) porterebbe 12 miliardi.
  • Una sovrattassa sui capitali sanati dallo scudo fiscale ma non rientrati darebbe 9 miliardi.
  • Un vero taglio, immediato, ai costi impropri della politica (eliminazione di vitalizi e indennità varie, riduzione di auto blu, consulenze esterne, di amministratori delle società di servizi...) porterebbe un risparmio immediato di 8,5 miliardi.
  • Sono alcune delle misure proposte dalla CGIL per avviare una politica finanziaria all'insegna dell'equità e per liberare risorse utili a far partire il sistema Italia e sostenere consumi e redditi da lavoro e pensioni anche riducendo il prelievo fiscale. E per rilanciare l'occupazione giovanile.


domenica 4 settembre 2011

Le banche. Cancro dell'economia e della società?



Nell'immaginario collettivo di molti le banche sono viste come un organismo che cura i nostri interessi. Si è convinti in pratica che siano società pubbliche arbitri del nostro sistema monetario. Non solo, le banche come Banca di Italia o la stessa BCE sono considerati organizzazioni che mantengono l'equilibrio proprio perchè hanno il potere di stampare moneta. 
Sfatiamo un paio di miti:
1) Le banche NON sono pubbliche.  

Le quote di partecipazione al suo capitale sono per il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni private, per il 5,67% di enti pubblici.
 I partecipanti principali sono i più grandi nomi d'istituti bancari italiani come Intesa San Paolo oppure Assicurazioni Generali. Non si può dire quindi che siano pubbliche visto che le quote di partecipazione sono spartite tra organizzazioni private. 

2) Il Governatore della Banca d'Italia non è un rappresentante governativo.

E se non lo è, il governo di certo non può sceglierlo, infatti il Governatore viene consigliato al governo dalla banca. Il governo può non accettare, ma spetta comunque a Bankitalia proporre un nuovo Governatore.

3) La moneta stampata non ha un corrispettivo in oro.

Questa è la menzogna più frequente! La moneta non ha un corrispettivo in oro. Nei caveau delle banche non ci sono i lingotti gialli come ci vorrebbero far pensare. Questo è stato fatto "per coprire i traffici incostituzionali con cui si derubano i lavoratori, i risparmiatori, i pensionati, i contribuenti. Bankitalia non copre e non garantisce affatto le sue banconote. Né lo fa la BCE o la Federal Reserve Bank Corporation col Dollaro. E non le converte in oro. Si limita a stamparle, a stampare pezzi di carta, e a farseli pagare dallo Stato, ossia da noi, dai contribuenti, mille volte il costo di stampa, in modo da guadagnare enormemente a nostre spese, senza produrre alcunché, sottraendo alla gente potere d’acquisto. Ci si chiede dov’è andato il potere d’acquisto che abbiamo perso nel passaggio all’Euro. Ebbene, è andato nelle tasche dei soci delle banche che emettono l’Euro." [Marco della Luna] Non a caso se ci pensate, perchè la moneta di corrispondenza è sempre il dollaro?

"Oggi l'Euro vale 1,*** dollari"

Perchè dollari??? e non oro? pensateci. E' dal 15 agosto 1971 che non esiste più la convertibilità delle valute nazionali in oro.
Il presidente USA Nixon, infatti, pose fine agli Accordi di Bretton Woods, chiudendo la c.d. Gold Window, che prevedeva l’aggancio dollaro-oro dal 1944 (un oncia di oro = circa 35-37 dollari USA)

Conclusione del punto 3: La banca presta soldi senza corrispettivo in oro, e quindi presta sostanzialmente un numero scritto nel pc. Importi strutturali, senza un certificato.

4) Qualcuno ci aveva provato a risolvere il problema.

"Il 4 giugno 1963, venne fatto un piccolo tentativo per togliere alla Federal Reserve Bank il suo potere di affittare la moneta al governo facendosi pagare un interesse. In quel giorno, il presidente John Fitzgerald Kennedy(1) firmò l'ordine esecutivo numero 11110 che ripristinava al governo USA il potere di emettere moneta senza passare attraverso la Federal Reserve." 

Fu ammazzato per circostanze ancora da chiarire. Coincidenza?

5) La banca non è arbitro del nostro sistema monetario.

Tutt'altro anzi! Ha un guadagno enorme su ogni banconota. Fabbricare i "pezzi di carta" (non sono altro) costa 3centesimi. Quindi il loro valore intrinseco è 0,03. Il problema è che lo stato si fa prestare i soldi in valore nominale. Anche se il loro valore sono 3cent, 100€ "di facciata" verranno prestati come se avessero valore 100€. Il signoraggio è la differenza tra il valore nominale e il valore intrinseco di una moneta. Un guadagno immenso.

Conclusioni:
Non bisogna credere senza aver alla mano dei dati, non bisogna parlare senza aver costatato che le cose che si dicono sono vere. E' il caso della nebbia fitta che circonda gli istituti bancari, considerati associazioni di tutela della nostra moneta. Le banche sono i veri detentori del potere, lo sono perchè hanno in mano la moneta. Senza loro e con una moneta nazionale si potrebbe azzerare il debito pubblico, diminuire l'inflazione e guadagnare in potere d'acquisto. Sono le banche che hanno costretto l'economia alla recessione! Se come me siete interessati a questo argomento, commentate e informatevi. Più si è a conoscenza di questo cancro e più si potrebbe cambiare la situazione.





domenica 19 giugno 2011

L'esorcismo di Bossi

«Quello che dirà Bossi faremo». Come se fosse l'Unto del Signore. Tutti quelli intervistati al raduno annuale di Pontida rispondono "Noi seguiremo Bossi dovunque ci porti". Ci si aggrappa alle tradizioni bizzarre come le spade e i cavalieri sui destrieri, o a pensare che sia un segno del destino che oggi ci sia il sole dopo giorni di pioggia. Ho riascoltato il discorso appena urlato di Bossi al raduno di Pontida. L'ho riascoltato al contrario, e ho scoperto che è un esorcismoSul "sacro suolo" padano Bossi rimanda lo strappo con Berlusconi, dicendo appunto che l'alleanza  si romperà alle prossime elezioni, a meno che Berlusconi non accontenti la Lega in materia di politiche fiscali. La Lega "non dimentica che senza i voti di Berlusconi non sarebbe passato il federalismo". Quindi i 3 ministri al nord rimangono un'impresa impossibile, più una questione di propaganda che una vera e propria proposta. Sarebbe poi difficile spostare 3 ministeri a Milano in poco tempo. Quello che mi fa sorridere è il significato intrinseco delle richieste padane. Chiedono uno spostamento in padania dei ministeri: sono passati da Roma ladrona a Roma "poltrona", visto che alla fine ciò che interessa anche a loro sono solo le poltrone. a dir poco un controsenso!
Su una cosa sono d'accordo con il leader del carroccio: basta con le "missioni di pace". Con queste guerre inutili vengono spese enormi quantità di denaro. Finalmente una cosa intelligente, in un discorso che rasenta l'irrazionale e che sicuramente non verrà inserito nella raccolta dei discorsi che hanno cambiato il futuro e le scelte di una nazione.


P.S.: A Pontida scatta l'ignoranza dentro l'ignoranza: Con delusione ho visto una bandiera sarda insieme a quelle Padane. Paradossi.

mercoledì 15 giugno 2011

A whole race Genocide

Quanti di voi conoscono il Rwanda? Un piccolo, minuscolo stato centrafricano che ha visto al suo interno uno spettacolo raccapricciante: il genocidio Tutsi del 1994.
Per poter parlare di questo truce avvenimento, bisogna ripercorrere brevemente le vicende del Rwanda, stato coloniale la cui popolazione venne divisa in due etnie: gli Hutu, popolo di agricoltori che occupa la maggioranza dello Stato, e i Tutsi, la minoranza, gli allevatori, gli aristocratici li chiameremmo noi (ricordate i Watussi? Sono proprio loro, i Wa-Tutsi).
Tra le due etnie ci fu sempre molta rivalità fin dagli anni 50, quando gli Hutu uccisero e scalzarono dal potere più di 100.000 Tutsi, la monarchia. Negli anni 70 i Tutsi si vendicarono del torto subito, uccidendo 200.000 Hutu.
Non contenti del sangue versato, i continui cambi di potere andarono avanti fino agli anni 90, in cui il gruppo militare Tutsi RPF (Fronte Patriottico Rwandese), uscito dall'isolamento forzato, tentò un nuovo colpo di stato verso il governo in carica Hutu, massacrando migliaia e migliaia di persone e conducendone al rifugio altrettanti.
Tutti questi numerosi scontri non poterono che sfociare in qualcosa di ancora peggio: il genocidio del 1994 condotto dagli Hutu contro i Tutsi.
A causa di un pretesto (l'abbattimento dell'aereo presidenziale di cui sono ancora ignoti i colpevoli), gli Hutu si riversarono contro i Tutsi, compiendo massacri e scempi di ogni genere.
Chiunque fosse stato di etnia Tutsi, chiunque fosse stato imparentato o soltanto simpatizzasse per loro fu ucciso a bastonate o a colpi di machete, uomini, donne o bambini, non vi era differenza, bisognava purificare il Rwanda dagli "scarafaggi" Tutsi.
I fiumi erano pieni di cadaveri, le foreste vomitavano cadaveri, l'odore del sangue e della paura erano tra i più sentiti. Da aprile a luglio vennero sterminate 1 milione di persone..
1 milione di persone..
In tutto ciò, l'ONU non intervenne mai a fermare quello scempio...o meglio, intervenne solo una piccola parte e come mediatrice tra le due etnie, cercando il "cessate il fuoco".
L'Occidente di questa vicenda conosce poco o niente, io stessa se non avessi visto il film "Hotel Rwanda" non sarei mai venuta a conoscenza di questa triste pagina della storia.
Ormai sono abituata a questa usanza...nel mondo esistono migliaia di guerre, guerre civili, guerriglie, genocidi tutt'ora in corso, ma la stampa e l'informazione in generale preferiscono chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie..
Così ci tocca venire a conoscenza di questa merda o troppo tardi, o per caso, o grazie alle preziose e terribili testimonianze di volontari, vittime e eroi che in quell'inferno ci hanno vissuto.
Ed è a loro che dico Grazie.

lunedì 13 giugno 2011

AFFLUENZA: DATI COMPLETI DEI QUESITI REFERENDARI



Ecco i dati dell'affluenza alle urne degli italiani. http://referendum.interno.it/


Referendum 1
SERVIZI PUBBLICI LOCALI
8.092 comuni su 8.092 57,02%

Referendum 2
TARIFFA SERVIZIO IDRICO


8.092 comuni su 8.092 57,03%

Referendum 3
ENERGIA ELETTRICA NUCLEARE


8.092 comuni su 8.092 56,99%

Referendum 4
LEGITTIMO IMPEDIMENTO



8.092 comuni su 8.092 56,98%




Si sono  chiuse alle 15 le urne per i referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento. Il quorum è stato raggiunto senza i voti degli italiani all'estero. Il 57% degli aventi diritto è andato a votare, e i sì sono tra il 94,2% (nucleare) e il 95,6% (acqua). Bersani: "Sancito il divorzio tra Paese e Governo"


Ecco una sintesi della cronologia degli eventi dalle 17 circa presa da http://www.gqitalia.it
Ore 12.15
Maroni, ministro dell'Interno, ha detto che secondo le proiezioni il quorum ci sarà

Ore 13.12
Il Wwf invita a non fare a caso a comunicazioni fuorvianti sul raggiungimento del quorum. Il riferimento è all'annuncio del ministro degli Interni, Roberto Maroni e al quotidiano "Il Giornale" che sulla sua pagina web parla di affluenza attorno al 55%.

Ore 13.19
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sembra prendere atto della sconfitta: "Dovremo dire addio al nucleare, ora forte impegno sulle energie rinnovabili"

Ore 13.51
Il presidente di Sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola, inizia ad assaporare la vittoria: "Ancora uno sforzo e l'Italia potrà essere un posto migliore"

Ore 14.53
Sette minuti ai risultati: il quorum, a meno di sorprese, dovrebbe essere stato raggiunto.

Ore 15.06
Il quorum, al momento, sarebbe stato ragguiunto comunque da tutti e 4 i quesiti. Queste le percentuali dei votanti: quesito 1: 55,8%, quesito 2: 55,8%, quesito 3: 59,7%, quesito 4: 53,3%

Ore 15. 20Secondo l'instant poll elaborato dall'istituto Emg - diffuso nel corso della Speciale TgLa7 - l'affluenza per il referendum oscillerebbe tra il 54,5 e il 59,5%.
Ore 15.22
Il segretario nazionale del Pd Pier Luigi Bersani terrà una conferenza stampa alle ore 16 nella sede del  Pd a Via Sant'Andrea delle Fratte 16 per commentare l'esito dei referendum. A questo punto il quorum è dato per certo
Ore 15.32
Dal ministero degli Interni, dati sempre più definitivi sull'affluenza. Quesito 1: 55,9%, quesito 2: 55,8%, quesito 3: 55,9%, quesito 4: 55,7%

Ore 15.43
3644 comuni su 8092: quesito 1: 57%, quesito 2: 57%, quesito 3: 57,1%, quesito 4: 57,1%

Ore 16.06
L'affluenza è ormai stabile tra il 56,9% e il 57%. Quesito 1: sì al 95,3%; quesito 2: sì al 95,7%. quesito 3: sì al 92,1%, quesito 3: sì al 94,1%



Grazie a tutti!


MauroLoddo


Referendum 12-13 giugno 2011: il quorum è possibile?


Sono arrivati gli ultimi aggiornamenti sull'affluenza alle urne per il tanto pubblicizzato referendum: alle ore 22 di ieri sera la percentuale di italiani che hanno votato ha raggiunto circa il 41%, virgola più, virgola meno. Allora il quorum è veramente possibile?
In tutti noi, o almeno nella maggior parte di noi, c'è quella speranza di poter rispondere a questa domanda con un sì, di poter affermare con sicurezza che la metà degli italiani, residenti in Italia ed in territorio straniero, è riuscito ad alzarsi dal proprio divano e trovare cinque minuti del proprio tempo per recarsi alle urne a tracciare una croce sulle schede elettorali per far sentire la propria voce. Ma resta ancora il dubbio su quel 10%. Tuttavia, sappiamo tutti che la percentuale raggiunta è un buon risultato, basti pensare che nello scorso referendum il quorum era solamente un'utopia, un'oasi nel deserto troppo lontana da raggiungere.
Forse, la propaganda diffusa prima e durante questi giorni, tramite la gente, attraverso questa ragnatela infinita che è il web, è servita a sensibilizzare in qualche modo l'opinione pubblica ed a sconfiggere, anche se non del tutto, la pigrizia dei nostri connazionali che magari preferivano rimanere a casa ad oziare davanti la televisione ed un piatto di bucatini all'amatriciana. Le informazioni sui quesiti, sulle schede elettorali e su tutto ciò che concerne questo referendum abrogativo, sono state trasmesse fino alla nausea, riuscendo ad informare anche quella parte meno istruita del popolo ed ottenendo un buon risultato, fino ad ora. Facebook, twitter, blogspot e siti web affini si sono visti protagonisti di questo giro infinito di propaganda, diventando, forse per la prima volta, veramente utili.
Oggi, lunedì 13 giugno 2011, è il secondo ed ultimo giorno per esprimere il proprio parere su quattro questioni -molto discusse- di estrema importanza. Si vota dalle ore 7.00 alle ore 15.00, siamo agli sgoccioli.

La grande incognita sul raggiungimento del quorum rimarrà ancora per qualche ora, così come qualche ora rimane a chi ancora non si è svegliato e non è andato ad esprimere il proprio parere sui quesiti che ci sono stati gentilmente posti dal nostro governo. 
Il mio sarà un articolo come tutti gli altri, probabilmente qualcuno si limiterà a dargli una letta veloce, perché non ha tempo da perdere, qualcun altro non farà nemmeno questo. Non ci sono informazioni sul referendum, -oramai ne girano anche troppe- non ci sono incredibili notizie o verità rivelate, come non ci sono incitazioni a votare "SI" oppure "NO". Nessuno ha diritto ad influenzare l'opinione altrui, in un paese dove vige una democrazia, anche se apparentemente fittizia, ognuno è libero di esprimere il proprio parere.

Il mio è semplicemente un invito ad alzare il culo, -si può dire culo, o mi censurano?- ad uscire di casa, rinunciare per una manciata di minuti alla piacevole brezza fresca del condizionatore, per andare a votare, indipendentemente da quale sia il vostro voto. Andateci e basta.
Mi sto rivolgendo a tutti quelli che non hanno votato, ma anche a quelli che l'hanno fatto: se qualcuno che conoscete ha difficoltà ad andare per conto proprio al seggio elettorale più vicino, indifferentemente dal motivo per cui non è in grado di farlo, beh allora dategli una mano e portatecelo, accompagnatelo ed aspettate fuori.
Se il quorum non viene raggiunto, il governo ci regalerà scorie radioattive, reattori non sicuri, la possibilità per un politico di sottrarsi alla legge, -che dovrebbe essere uguale per TUTTI, questo è quello che professano giudici, avvocati e compagnia bella- l'acqua come bene privato ed un consistente aumento sulle bollette da pagare a fine mese -a meno che qualcuno non abbia l'ardente desiderio di disidratarsi-.

E adesso, se ci siete arrivati a questo punto dell'articolo -cosa che dubito-, vi starete chiedendo: "E questa chi è per dirmi che cosa devo fare?".
Nessuno, non sono nessuno. Ma voi siete quelli che possono contribuire a far sì che il quorum diventi una cosa possibile, per la prima volta dopo trent'anni.

Scritto da Beatrice De Santis per Resistenza Giornalistica.