Berlusconi vince promettendo aria fritta. Aveva assicurato un taglio alle spese, la diminuzione delle tasse, un aumento delle pensioni, le privatizzazioni, il rilancio della competitività delle imprese, la riduzione del deficit annuale e l’accelerazione della discesa del debito pubblico. Due anni sono passati, nessun obbiettivo raggiunto: la produzione industriale si sta riprendendo non per meriti suoi (unica cosa positiva di quest’anno, +6,4%), il debito pubblico è volato a quota 115,8%, il PIL a -5%, il peggiore dal '71, la disoccupazione che sale di 1,8%. In compenso abbiamo una sanità per ricchi, leggi razziste contro gli immigrati, erosione dei diritti dei lavoratori, diminuzione della libertà di espressione, maccartismo contro la Giustizia.
«Il mio programma? Un impegno morale con i cittadini italiani». Invece ancora si brancola nel buio.
Ci sono validi personaggi che possono mantenere le promesse di Berlusconi sono molto fiducioso. Un esempio? La Carfagna ministro delle pari opportunità. Ma del resto il regista del governo è lui, Silvio. Gli altri sono solo «ministri di facciata» come dice giustamente Vendola. Marionette ben orchestrate dal Presidente del Consiglio.
Guardando il programma proposto a inizio legislatura ci accorgiamo che le promesse non sono state mantenute. Notiamo invece che le leggi ad personam aumentano a vista d’occhio.
Se Benito inventò il totalitarismo imperfetto, Silvio crea un altro tipo di mostro, si potrebbe chiamare il Golpe progressivo. Mi spiego meglio: non è che forse Luttazzi ci va giusto nel dichiarare in un suo spettacolo « se mettessimo tutte in un giorno le leggi fatte dal governo Berlusconi grideremo al colpo di Stato, ma siccome sono fatte nell’arco di mesi la gente perde il quadro di insieme». Merito della stampa corrotta, merito di servi e leccaculo pronti ad arraffare infischiandosene di tutto e di tutti.
Ma supponiamo, supponiamo per assurdo che Silvio agisca in buona fede. Che ha fatto in 2anni? Controllando il suo programma non c’è nulla di concreto, niente di tangibile. Anzi si, bugia, il nucleare. Molto utile nel Paese del vento del sole e del mare. Oltretutto non proprio spalleggiato da un referendum popolare dell’87 che negava il nucleare per ben l’80,6%. Poi abolita l’Ici, tassa comunale, per strozzare i conti dei paesini che vivono solo di quell’imposta favorendo i ricchi con le loro lussuose ville.
Fa riflettere a distanza di tempo che la promessa era «abbasseremo la pressione fiscale sotto il 40% del Pil». Calano invece le entrate a fronte dell’aumento di una pressione fiscale senza precedenti. Arriva dall’ISTAT la certificazione del fallimento della politica economica del governo che della diminuzione delle tasse aveva fatto il suo cavallo di battaglia e che, invece, è costretto a scontarsi con la dura realtà di numeri che è incapace di governare. Se da un lato il Tg1 parla di “fuori dal tunnel”, “la crisi è finita” ed altre amenità del genere, i numeri presentati a maggio dall’istituto centrale di statistica rappresentano un’Italia sull’orlo di un baratro che il governo si ostina a non vedere. O se ne infischia.
Il problema è che in Italia la matematica è un opinione e si può far retorica anche sui numeri. La gente crederà che ci sono anche statisti comunisti che falsificano risultati e grafici. Tutto è possibile in Italia.

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