venerdì 26 marzo 2010

Intervista al Prof. Raffaele Paci

Prima domanda abbastanza generale: in che situazione economica si trova l’Italia in questo periodo?

Diciamo che l’Italia sta conoscendo come altre nazioni una grave crisi economica, talmente forte che è riuscita ad abbattere i sistemi economici internazionali, provocando l’abbassamento del PIL di circa 5 punti percentuali, con la disoccupazione aumentata soprattutto nel mezzogiorno. Non è stata la solita crisi che avviene ogni decennio, ma un vero è proprio stallo che ha fermato soprattutto nazioni come Germania e Spagna, non solo l’Italia. Per immaginare questa crisi basta pensare ad una persona che sta correndo e qualcuno gli fa lo sgambetto: il risultato è una grossa caduta.

I politici promettono riduzioni di tasse ad ogni appuntamento elettorale. Quanto gioverebbe al nostro sistema economico una politica di questo genere, prendendo in considerazione il fatto che allo Stato servono nuove imposte per risollevarsi dalla crisi?

Partiamo da un dato di fatto incontrovertibile: L’Italia ha un debito pubblico enorme che ha iniziato ad ammassarsi dagli anni 80. Solo dall’inizio del millennio si è iniziato a fare un politica di contenimento. Guardando il disavanzo annuale corrente, l’Italia è riuscita a limitare gli sprechi, riesce addirittura ad avere un disavanzo primario (le spese correnti sono meno delle entrate), ma il problema di fondo rimane pagare un immensa mole di interessi del debito pubblico. Non possiamo quindi abbassare la pressione fiscale del nostro Paese, bisognerebbe però riorganizzare il sistema tributario; le complicazioni più grosse rimangono l’evasione fiscale e la differenza tra redditi dei lavori autonomi e quelli dipendenti. Prendendo il mio caso, un professore universitario e quindi lavoratore dipendente, sale tra l’1% delle famiglie più ricche in Italia sulla base della dichiarazione dei redditi. Questo non succede per avvocati, commercianti, insomma i liberi professionisti, proprio perché c’è una grossissima evasione fiscale.

Quali conclusioni possiamo trarre dallo scudo fiscale?

Con lo scudo si agevola tantissimo un ritorno di capitali, viene perfino dispensato il reato. E’ risaputo però che ci sono pochissimi controlli, quindi chi glielo fa fare ad una persona a riportare il capitale in Italia? Lo scudo è efficace soltanto se ci sono successivi controlli di possibili evasori fiscali. Se poi dopo questo scudo un italiano continua ad evadere e non ci sono controlli, c’è poco da fare, continuerà a beneficiare dei vantaggi.

E magari ad uno scudo ne succede un altro alla prossima legislatura. Ecco, ci vuole credibilità. Un istituzione promette il condono fiscale, ma deve essere chiaro che sia l’ultima possibilità per far rientrare il capitale nel Paese senza troppe sanzioni. Poi però ci vogliono controlli serrati, accertamenti e verifiche. Per quanto riguarda le cifre posso dirvi poco. So che c’è una forte polemica tra il ministro Tremonti e il direttore di Bankitalia Draghi ma non posso commentare, visto che non ho gli strumenti adatti per dare la ragione all’uno o all’altro.

E per quanto riguarda la riforma universitaria?

Come tutte le riforme complesse uno non può dire “la sposo a pieno” o il contrario. C’è bisogno sicuramente di una riforma. Non ci sono finanziamenti, non c’è efficienza. Basti pensare che fino a poco tempo fa chi poteva permetterselo mandava i figli in continente a studiare; ora li manda direttamente all’estero, addirittura spendendo meno e avendo un servizio nettamente superiore. Così noi perdiamo persone competenti e i benefici del loro sapere e della loro preparazione vengono utilizzati negli altri Paesi.

Ecco, mancano le regole per gli studenti nella nuova riforma. Sto pensando ad esempio al fuori corso universitario. Esiste solo in Italia. Quindi manca una direttiva più rigida, che permetterebbe di interrompere il lassismo che abbiamo nell’università italiana. Se si da un idea di università costosa dal punto di vista dell’impegno dello studente, dove ci siano regole inflessibili che però dall’altra parte ti consentano di formare laureati di un alto livello. Questo fa la differenza. A mio parere il problema fondamentale in Italia è il controllo. Se fossimo tutti controllati da regole semplici quanto severe avremo sempre risultati di gran lunga migliori. Così come le riforme alla scuola. E’ impossibile che ogni governo rifaccia la riforma scolastica ogni 5 anni. Bisogna attuare riforme condivise, perché la scuola, l’istruzione, non sono né di destra né di sinistra.

Quanto pesano i “PIGS”, le iniziali delle nazioni con il debito pubblico più alto, alla UE?

Pesano sicuramente non poco. I PIGS sono frutto della crisi e tutto ruota su questo debito altissimo. Il grave problema dell’Europa è la riforma delle pensioni. Se prima c’era un riciclo del lavoro che controbilanciava i soldi dati ai pensionati, ora la piramide si è rovesciata. La popolazione invecchia, le pensioni aumentano. Bisogna quindi riorganizzare il sistema pensionistico, e secondo me non è da sottovalutare il fattore dell’ immigrazione. Gli immigrati portano ricchezza, quando sono in regola si intende, e quindi pagano i contributi, aiutandoci a sostenere le pensioni con soldi freschi.

In questi giorni si sta decidendo come aiutare la Grecia, creando una politica di rigore che per fortuna in Italia si è iniziata da almeno un decennio. Quello che manca in questo periodo è stata la continuità politica: guardando i dati, i governi di sinistra sono riusciti con riforme restrittive a rimettere apposto o per lo meno indirizzare sulla strada giusta l’economia. I governi di destra invece hanno mandato all’aria tutti gli sforzi fatti, cosa che non è successo negli altri stati europei.

L’Italia ha un debito del 125%. Siamo lontani da un possibile default come è accaduto in Argentina?

C’è un grosso particolare che ci tiene lontani da un possibile default, da una possibile crisi della portata argentina: facciamo parte di un sistema monetario comune. Ad esempio l’Unione Europea sta già aiutando la Grecia, a condizione che ci sia un rigoroso cambiamento strutturale, che è obbligatorio per risollevarsi. Stare dentro questo sistema europeo è la garanzia per tutti. Se l’Italia avesse dovuto affrontare questa crisi con la Lira ora saremo tutti in mutande a doverci vendere il Colosseo. E’ ovvio che tante cose sono da cambiare anche se abbiamo la protezione dell’Europa. Basta farsi delle domande come ad esempio “nella spesa pubblica italiana ci sono sprechi che possono essere ulteriormente eliminati?”. Certo che si.

In tutti i settori non solo nella politica (che sono evidentissimi), ma anche nella pubblica amministrazione, ci sono persone che non fanno nulla, non solo, ci sono opere iniziate e mai finite ed è bene ricordare che sono soldi pubblici sprecati.

In conclusione il problema fondamentale in Italia sono il controllo, insomma il rispetto delle regole?

Assolutamente si.

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