
Analisi morale di Emanuele Filiberto e analisi sui più rilevanti avvenimenti socio-politici nell'Italia pre e post unitaria sotto i Savoia
In questi giorni si è svolto il festival della canzone italiana a Sanremo, evento di grande ritrovo per quella parte di Italia benestante formata dai politici, imprenditori, alta borghesia, industriali, banchieri e grandi puttane. Gli stronzi più grandi insomma. Tra questi, in ciò che ormai è diventato un cesso, chiamato Ariston, quello più fastidioso mi è sembrato essere Emanuele Filiberto. Non perchè sia un cocainomane, puttaniere che non sappia minimamente cosa significhi la parola lavorare, o perchè gli si prospetta una ghiotta candidatura nelle file dell'UDC, proprio lui, un esempio di cristianità e di profonda etica morale. O almeno non solo per questo. Sono tantissimi i motivi per cui provo un fastidio enorme nel vedere la sua faccia in tv parlando di amore verso l'Italia, la sua patria. Basta solo scavare un pò tra gli scheletri nascosti nell'armadio dei Savoia. Le origini di questa dinastia sono antichissime. Ma ci basta analizzare solamente le cose più rilevanti negli ultimi due secoli. Iniziamo dal periodo del Risorgimento, anni in cui negli stati italiani vi erano rivolte popolari contro le monarchie e spinte democratiche propinate da intellettuali del tempo come Mazzini, Gioberti, Pisacane e tanti altri che erano in forte contrasto contro le politiche monarchiche liberticide. Gli obiettivi erano molteplici a seconda delle zone e dei pensieri, ma fondamentalmente ottenere costituzioni, parlamenti e cancellare le ombre della monarchia in favore di un regime repubblicano. In un primo tempo queste rivolte vennero represse con il sangue in tutti gli stati italiani, compreso il nostro caro ducato di Savoia, che poi cedette concedendo lo Statuto Albertino per alleviare gli animi del popolo, ma che in realtà riconosceva ben pochi diritti, infatti i diritti collettivi non erano riconosciuti e molti partiti viveno ancora in clandestinità (vedi PSI). Col tempo nelle guerre di indipendenza contro l'Austria il Ducato cedette alcuni suoi territori (Savoia e Nizza) e ottenne col passare degli anni, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto e i vari ducati minori del centro italia in seguito a dei plebisciti di ovvia incerta validità. Così allargata territorialmente e con un esercito repressivo abbastanza efficiente i Savoia prepravano il loro decollo. Fermiamoci un attimo però a parlare di cosa succedeva nella nostra terra in quel periodo e anche prima. Lo sfruttamento naturale e umano era all'ordine del giorno in Sardegna da parte del Re. Il regno Sardo-piemontese estirpava al massimo le nostre foreste, ricavando ingenti quantità di legname che poi venivano rivendute. Lo sfruttamento e le brutali repressioni non mancavano, infatti gli operai e i minatori che, privi di alcun diritto, protestavano per le troppe ore lavorative e un salario da fame venivano carcerati, torturati o fucilati in pubblica piazza dalle truppe regie. Numerosissime erano le miniere dove lavoravano i minatori, specialmente nel Sulcis iglesiente. La più importante miniera è sicuramente quella di Ingurtosu dove si può notare la differenza tra l'abitazione del padrone e dei minatori, che vivevano in specie di capanne con la propria famiglia. Non c'era possibilità, grazie al severo rigore monarchico, di avere e di far si che potessero essere riconosciuti i diritti dei lavoratori, ma ancora peggio i diritti collettivi, di associazione nei quali il lavoratore poteva organizzarsi e, come minimo, contrattare col proprio sindacato il contratto. Ma nella monarchia sabauda non era permesso, pena: repressione sanguigna. Andando avanti con gli anni le mire espansionistiche dei Savoia crescevano, ma allo stesso tempo si scontravano con quelle francesi di Napoleone III, che controllava molte zone in Italia e, bloccavano momentaneamente le mire espansionistiche sabaude. Fino a quando Cavour, leader incontrastato della destra storica non giunse a patti col Re francese. La spartizione dell'Italia era chiara. Sarebbe stata divisa in tre confederazioni, dove il regno sabaudo avrebbe preso il Nord e ben lontana era un'idea di Italia unita, certo a meno che non ne avrebbero tratto vantaggi esclusivamente i Savoia. Negli anni precedenti all'unità d'Italia avvenuta nel 1861 emergeva sempre di più la figura di Giuseppe Garibaldi, uno dei principali esponenti della massoneria italiana, che apparentemente per il volere del Re Vittorio Emanuele II era sbarcato in Sicilia nel Regno dei Borbone. Questi però erano stati finanziati ed equipaggiati da Cavour con armamenti, cavalli e uomini. Giochi segreti che tutt'ora non sono stati chiariti definitivamente. Fatto sta che poi avviene l'Unità d'Italia. Non si sa come, ma con solo 1000 uomini al suo fianco e in pochissimi mesi Garibaldi riuscì a "liberare" il Mezzogiorno e consegnarlo al Re a Teano (Campania). Meglio non soffermarci troppo sull'unità d'Italia poichè gli accordi segreti, gli intrecci con la Massoneria sono talmente lunghi e complicati che potremmo scrivere un libro. Col tempo la classe dirigente Piemontese, che ha portato la "liberazione" del Sud dai Borbonici, decide di avviare campagne militari in Africa, che in gran parte falliscono tutte e il Regno italiano ci rimette la faccia tra le potenze europee che tra queste, specialmente l'Inghilterra, su come dominare popoli e fare stragi ne sapevano qualcosa. Ma le truppe regie si sono fatte prendere a calci nel sedere tornando in alcuni casi (vedi Depretis e Crispi) a mani vuote. Dopo le campagne neocolonialiste dominate da stragi nei popoli africani, gli anni che intercorrono tra la fine del''800 e primi del''900 sono quelli in cui il malcontento è fortissimo tra la popolazione. Le condizioni sociali del paese peggiorano sempre di più. Il prezzo della farina è alle stelle e, specialmente, il Lombardia i moti e le rivolte sono numerose. Infatti, durante la c.d. "protesta dello stomaco" dove migliaia di persone protestavano, la repressione militare voluta dal Re Umberto I fu scandalosa. Ogni giorno circa un centinaio di persone cadevano sotto i colpi delle mitragliatrici usate dai militari contro la folla, sparando indistintamente tra vecchi, miserabili, donne e bambini. L'inflazione in quel periodo era alle stelle, il prezzo della farina lo stesso e crebbe il malcontento sociale. Qualcuno doveva pagare, e quel qualcuno fu il Re Umberto I, che venne ucciso dall'anarchico Gaetano Bresci il 29 luglio 1900. Col passare del tempo, mentre le fucilazioni, le repressioni, il debito saliva nuovamente, la famiglia dei Savoia si ricoprì del più grande errore storico: l'ascesa del fascismo. Vittorio Emanuele III diede l'incarico a Mussolini di ricoprire l'incarico di presidente del consiglio, assecondando ogni sua decisione: dalle leggi fascistissime alle campagne militari in Africa, dalle leggi razziali all'entrata in guerra, dall'appoggio a Hitler ai giganti e continui finanziamenti alla Chiesa. Difficile allora la sfida fra chi sia stato il peggiore tra Mussolini e Vittorio Emanuele III. Se colui che agiva o colui che potendo evitare, faceva si che l'Italia potesse cadere in una situazione estremamente difficile e devastante in tutti i punti di vista: socialmente, economicamente e politicamente. Finalmente il 1 Luglio del 1946 finita la brutalità fascista, il popolo italiano potè decidere se sbarazzarsi della monarchia e quindi dei Savoia. Così decise e la XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione afferma:
"I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici nè cariche elettive.
Agli ex re di Casa SAvoia , alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale,
I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato.
I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui bene stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946 sono nulli."
Purtroppo una legge costituzionale, quella del 23 ottobre 2002, ha disposto che i commi primo e secondo non sono più validi, annullando così il volere dei costituenti. Grazie a questa legge costituzionale abbiamo potuto assistere e godere alla bravura musicale di Emanuele Filiberto, di sicuro non colpevole diretto di tutti i reati, le ingiustizie commesse e tutti i morti che pesano sulle spalle dei monarchi sabaudi. Ma di sicuro quando lo sento parlare del suo amore per l'Italia, soprattutto dopo aver chiesto un abominevole risarcimento di diversi milioni alla Repubblica per l'esilio, mi viene il voltastomaco. Non deve nemmeno mettere piede nella nostra Repubblica, che purtroppo non ha ancora solide basi democratiche, ed esordire con un testo del genere:
"
Io credo nella mia cultura e nella mia religione,per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola,
che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia."
Lui non ha paura di esprimere la sua opinione. E se facessimo, come un secolo fa, durante la monarchia? I dissidenti fucilati in piazza! Avrebbe ancora paura? Il cuore di un Italia sola poi.. Sola perchè manchi tu, mio caro egocentrico monarca? Con questo lunghissimo articolo, non voglio attribuire a lui la responsabilità dei crimini monarchici, obiettivamente sarebbe ingiusto, ma sarebbe altrettanto ingiusto riabilitare la dinastia sabauda in Italia, attraverso un personaggio, descritto all'inizio, disgustoso come Emanuele Filiberto.
Antonio Cardia
"Io credo nella mia cultura e nella mia religione,
RispondiEliminaper questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola,
che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia."
IPOCRITA!!!