giovedì 25 febbraio 2010

Afghanistan, a che punto siamo?


Questo è il primo obbiettivo che "ResistenzaGiornalistica" si è dal principio prefissato: dare la possibilità di far scrivere chiunque abbia voglia di informasi e informare. Ripetiamo l'invito: CHIUNQUE VOGLIA FARCI SAPERE LA PROPRIA OPINIONE SI FACCIA AVANTI!! noi siamo qui zitti e interessati a quello che avete da dirci.

Ringraziamento speciale a Elia Murgia che si è offerto subito di postare un bell'articolo pubblicato qui sotto. Buona lettura!

In una guerra ci sono morti e feriti. Nessuna guerra è giusta e quando muoiono dei civili innocenti la pazzia diventa più chiara. E' del 22 Febbraio la notizia dell'ennesima strage di civili causata da un “errore” della NATO in Afghanistan, 27 morti tra cui donne e bambini. Come ha affermato lo stesso governo afghano, episodi di questo genere sono” imperdonabili ed ingiustificabili”, tanto più nel contesto dell'“operazione Moshtarak” (che in lingua pashtun significa insieme), cioè la più grande offensiva militare mai intrapresa dagli USA volta ad annientare definitivamente la resistenza talebana nel sud del paese grazie all'aiuto del governo afghano e (si spera) con l'appoggio della popolazione locale. Questo “incidente” si pone come un ostacolo insormontabile nei rapporti tra le forze americane e la popolazione afghana, e rischia di affossare l'obbiettivo (fissato per il 2011, anno del probabile ritiro delle truppe in Afghanistan) del totale controllo del territorio. La popolazione ormai è esasperata, non è il primo (solo nell'ultima settimana ci sono state altre tre stragi di civili sempre ad opera della NATO) e probabilmente non sarà l'ultimo incidente in Afghanistan, ciò a dimostrazione di una sempre più confusa azione militare nel paese.

Pronte sono arrivate le scuse del generale Stanley McChrystal a capo delle Forze Internazionali, affermando inoltre “profonda tristezza” per l'accaduto ma anche che “raddoppieremo i nostri sforzi per recuperare la fiducia" degli afgani, sperando di non raddoppiare le stragi. I dettagli dell'incidente stupiscono mostrando l'approssimazione con cui l'Alleanza Atlantica sta affrontando la situazione nel paese; i militari hanno sparato a tre minibus sospettati (senza averne quindi la certezza) di appartenere alle forze talebane senza accorgersi della presenza all'interno di civili innocenti. Non basta giustificare il tutto affermando “siamo in guerra” come ha tentato di spiegare il segretario alla Difesa Robert Gates, non si può affrontare una guerra con tanta approssimazione. Esistono regole anche in guerra e sono scritte nel Trattato o Convenzione di Ginevra. In breve, la convenzione di Ginevra consiste in una serie di trattati o convenzioni volte a regolamentare ed attenuare gli effetti di una guerra rispetto alla popolazione civile, ai militari feriti, ai prigionieri di guerra. Nella parte della Convenzione di Ginevra dedicata alla “protezione delle persone civili in tempo di guerra” si legge chiaramente (comma 1 dell'Articolo 3): “ Le persone che non partecipano direttamente alle ostilità, compresi i membri di Forze armate che abbiano deposto le armi e le persone messe fuori combattimento da malattia, ferita, detenzione o qualsiasi altra causa, saranno trattate, in ogni circostanza, con umanità, senza alcuna distinzione di carattere sfavorevole basata sulla razza, il colore, la religione o la credenza, il sesso, la nascita o il censo, o altro criterio analogo.” In sostanza, la popolazione non partecipe al conflitto deve essere protetta e trattata con umanità, come affermato anche nell'articolo 15. Gli Stati Uniti riconoscono il trattato di Ginevra ma non lo applicano. L'Alleanza Atlantica (di cui ne facciamo parte anche noi) pagherà per queste stragi? Ovviamente no, bastano le scuse di un generale americano e siamo tutti felici e contenti. La situazione è grave, in Afghanistan c'è vera guerra e come ogni guerra ci sono morti e feriti. Esiste un termine tecnico specifico per la missione afghana ed è “Peace Enforcing” cioè imposizione di pace, un modo carino per dire guerra. In tutti i paesi del mondo la missione in Afghanistan ciene considerata come una missione di guerra, ed è normale che ci siamo morti e feriti, solo in Italia questo desta scalpore perché si parla sempre di “missione di pace” per evitare che la gente si accorga dell'incostituzionalità del nostro intervento nel paese. La situazione in Afghanistan è la seguente; dopo l'attentato alle torri gemelle dell'undici Settembre 2001 le forse americane decidono di invadere l'Afghanistan per distruggere il regime talebano strettamente legato ad Al Qaeda. In poco più di un mese viene rovesciato il governo precedente e si insedierà al potere Hamid Karzai. Vista l'instabilità del paese il territorio è di fatto controllato dalle forze della NATO. Tuttora i talebani resistono nelle zone al sud del paese cercando spesso rifugio nel vicino Pakistan. Considerando solamente il periodo compreso tra il 2001 e il 2002, le morti di civili in Afghanistan a seguito dei bombardamenti militari sono state circa 5000, numero che molto probabilmente nel corso degli anni sarà raddoppiato o triplicato ma non esistono ancora numeri aggiornati. I morti militari degli USA (solo in Afghanistan) sono stati 1000, anche questo numero è destinato a salire. La soluzione nel territorio afghano appare molto complessa e lontana, gli USA rischiano seriamente di fallire la loro azione nel paese rievocando in questo modo i fantasmi del Vietnam, l'elezione di Obama aveva dato speranza per un possibile ritiro delle truppe ma adesso è chiaro che la politica Obamiana si muove esattamente nel verso opposto. Solo il tempo potrà dirci che succederà, speriamo bene.

Elia Paolo Murgia

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