Da un po' di tempo a questa parte è completamente sparito lo spot Fastweb dalle televisioni, il motivo è semplice; si evita una ricaduta di immagine a seguito dell'inchiesta aperta nei confronti di Fastweb (controllata per l'82% dall'azienda svizzera Swisscom) e Telecom Italia Sparkle (completamente di proprietà di Telecom Italia) per un maxi-riciclaggio di denaro sporco di circa 2 miliardi di euro, una brutta storia che risale al periodo 2005-2008 e coinvolge 'ndrangheta, evasione fiscale e inevitabilmente qualche politico. Ma andiamo con ordine.L'inchiesta viene aperta dalla Procura di Roma che emette 56 ordinanze di custodia cautelare, l'accusa è di frode fiscale ai danni dello stato effettuata tramite il non pagamento dell'IVA da parte di Fastweb e che equivale a circa 40 milioni di euro. Per quanto riguarda Telecom Italia Sparkle la frode è molto più sostanziosa arrivando a circa 300 milioni di euro di mancato pagamento fiscale. Queste frodi sono state rese possibili grazie al solito vecchio trucco che non passa mai di moda: la formazione di società fittizie nelle quali passava il denaro da riciclare che veniva investito all'estero oppure utilizzato per l'acquisto di beni materiali o immobili. Purtroppo in Italia l'evasione fiscale non è una novità, ogni anno vengono evasi circa 300 miliardi di euro, ossia l'ammontare di una decina di finanziarie. Una lotta serrata contro questo fenomeno risolverebbe non pochi problemi italiani a partire innanzitutto dalla mancanza di fondi per la ricerca, eviterebbe i tagli scolastici, solleverebbe l'economia del sud Italia, e cosa non di poco conto, se tutti pagassero ci sarebbe un vero abbassamento delle tasse, non come le promesse impossibili da mantenere che ogni giorno vengono affermate dal governo. Promesse che appartengono più ad una logica elettorale che ad un vero interesse per le sorti del paese. In Italia non viene combattuta l'evasione fiscale, anzi, viene diffusa l'idea opposta, con il capo del governo come primo colpevole. Il caso Fastweb, se fosse confermato, sarebbe l'ennesima frode fiscale ai danni di noi cittadini onesti che paghiamo le tasse ma che purtroppo non ci scandalizziamo se gli altri non le pagano. Vedi il caso Valentino Rossi, perdonato per un evasione fiscale di proporzioni enormi: 112 milioni di cui patteggiando ne ha pagato solo una parte. Meglio evadere il fisco e poi patteggiare, si paga meno. Paradossalmente Valentino Rossi era il testimonial dell'ultima serie di pubblicità Fastweb, forse c'era da sospettare qualcosa. Ma l'inchiesta non finisce qui, tra le 56 ordinanze di custodia cautelare emergono nomi illustri del calibro di Stefano Mazzatelli, ex amministratore delegato di Telecom Sparkle, Stefano Parisi amministratore delegato di Fastweb, Riccardo Ruggero (presidente del Cda di Telecom Sparkle), il fondatore di Fastweb Silvio Scaglia, e per ultimo il nome che fa più scalpore (o forse no): Nicola Di Girolamo, senatore eletto all'estero nelle file del Pdl. A questo punto l'inchiesta si allarga, Nicola Di Girolamo è accusato oltre che di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro sporco anche di aver ottenuto la sua elezione grazie all'aiuto della mafia calabrese, la 'ndrangheta. Il senatore nega tutto anche se esistono foto compromettenti che lo ritraggono in compagnia di Franco Pugliese, uno dei maggiori boss della 'ndrangheta, e Gennaro Mokbel che (come è emerso dalle intercettazioni telefoniche) controllerebbe il potere della 'ndrangheta in territorio romano e si sarebbe esposto in prima persona sia per aiutare il senatore, sia per portare a termine l'operazione di maxi-riciclaggio. Per ora chi ha subito il colpo più duro sono state le aziende Swisscom e Telecom Italia, non si esclude un coinvolgimento della stessa Telecom nella faccenda per “ovvie responsabilità”. Nelle ultime ore dalle intercettazioni è spuntato fuori il nome di Gianfranco Fini, presidente della Camera, il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il senatore del Pdl Aldo Scarabosio, il motivo è la mancata autorizzazione all'arresto di Di Girolamo nel 2008 per un altra questione legata a brogli elettorali, i politici del Pdl (ma in questo caso anche di altri partiti) avrebbero protetto Di Girolamo evitandogli l'arresto e avrebbero tenuto stretti contatti con Mokbel (che ha avuto in passato esperienze di estremismo “nero”) e Pugliese. L'inchiesta è ancora in corso e ogni ora spuntano fuori nuovi particolari, vi terremo aggiornati.
Elia Paolo Murgia
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