sabato 27 febbraio 2010

Come tutto ebbe inizio

Ecco un articolo bello e passionale come ne esistono pochi, la realtà del commercio equo e solidale viene spesso trascurata dai mass media quando invece si dovrebbe diffondere a beneficio di tutti.

L'Associazione “Oscar Romero” è uno degli esempi più belli di questa realtà.

Ringrazio tantissimo Anna Demurtas per questo articolo e vi rimando al sito dell'associazione:

http://orequo.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=44&Itemid=53

la trovate anche su Facebook all'indirizzo

http://www.facebook.com/group.php?gid=42420925854&ref=search&sid=602019477.202344959..1

La bottega di cui si parla nell'articolo sta a Cagliari in Via Giardini 151, fronte teatro Riverrun, ingresso al piano terra.

Buona lettura!


Ricordo che alla prima riunione arrivai in ritardo. Era novembre.

Avevo un'ora di ritardo addosso, seppellii il mio imbarazzo con un disinvolto sorriso, e dissi buonasera. C'era un cerchio di persone. Quante saranno state? Almeno trenta, credo.

Non mi aspettavo una cosa del genere, nell'e-mail che avevo ricevuto si parlava dell'apertura di una bottega di commercio equo e solidale, credevo fosse una sorta d'inaugurazione, una conferenza per poi festeggiare. Invece mi ritrovai là, seduta su una sedia di plastica con una marea di volti sconosciuti intorno, meno male che Stefano mi aveva tenuto un posto.

C'era un tipo che parlava, raccontava delle sedi che aveva visitato, di ciò che aveva visto a Mantova, delle sue esperienze, credo mi ci vollero un manciata di minuti per capirlo: quelle persone erano lì perchè volevano aprire una bottega di commercio equo e solidale.

Tutt'altro che inaugurazione.

Sono passati circa tre anni da quel giorno. Ora sembra quasi buffo, il passato è una creatura che si guarda con tenerezza. A quella riunione ne seguirono tante altre, prima con scadenza bisettimanale, poi, ogni lunedì.

Qualche decina di teste di giovani sognatori avevano l'ambiziosissimo progetto di migliorare il mondo, troppe poche persone a Cagliari conoscevano il commercio equo e solidale.

C'eravamo noi, una cellula di idealisti e dall'altra c'era il resto: i media con il loro martellante invito a comprare comprare, a osannare lo shopping, a dire che l'economia e la Terra girano proprio grazie a chi compra.

La certezza che avevamo era che il miglioramento globale passa per i gesti dei singoli, e che la felicità del singolo si identifica nella felicità collettiva. Non possiamo stare bene noi del Nord del mondo, e lasciare che il restante 80 % della popolazione stia male a causa del nostro spensierato consumismo. Le fonti d'informazione fanno di tutto per farci sentire impotenti, ma in fondo perchè esiste la povertà?

Al vecchio colonialismo si è sostituito il colonialismo economico, le grandi aziende producono nel Sud del Mondo perchè possono contare su materie prime a basso costo, e sopratutto mano d'opera a basso costo. Complici incoscienti e pedine determinanti di questo processo siamo noi, che ogni mattina, una volta sgusciati dal letto, iniziamo la giornata sorseggiando caffè fumante.

Dall'altra parte del globo, al contadino che si spezza la schiena nella piantagione di caffè, arriva il 5 % del prezzo che noi abbiamo pagato al supermarket per quel pacchetto di caffè. Il resto dei soldi vengono inghiottiti dagli intermediari, dalla pubblicità, vanno a formare il capitale dell'Azienda che poi lo investirà per acquistare altre aziende e avere sempre meno concorrenti sulla piazza.

Il commercio in cui noi crediamo invece, mette prima le persone e poi il profitto.

E' una lotta alla povertà che si differenzia molto dalle precedenti forme di solidarietà, come la beneficenza e l'assistenzialismo, queste infatti non aiutano le popolazioni a rendersi autonome, ma le rendono dipendenti dagli aiuti, non artefici del proprio destino, bensì incapaci di progettare il futuro.

Un antico detto cinese dice che non bisogna donare il pesce pescato ma insegnare a pescare.

Con il commercio equo si cerca di far crescere aziende economicamente sane e di garantire ai produttori ed ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso.

Le salde convinzioni ideali c'erano, la voglia e l'entusiasmo di fare, pure. Gli ostacoli e le difficoltà non mancarono, la strada che conduce alla realizzazione dei sogni è spesso in salita. Dovemmo infilare i nostri progetti in una sorta di grande imbuto,chiamato burocrazia. Destreggiarci in lacune d'informazione, confrontarci con la nostra inesperienza e con la nostra goffaggine in uno scenario sconosciuto. Ci appoggiammo a realtà già esistenti, come l'Associazione Mondo Amico di Nuoro, e la nostra prima uscita pubblica fu con un banchetto di prodotti equi e solidali a una festa di autofinanziamento di Emergency. Seguirono alcune Piazze della solidarietà, incontri educativi con le scuole e gli universitari.

Piano piano, ma si camminava.

Da questo novembre L'associazione Oscar Romero ha una sede propria dove vende agli associati prodotti del commercio equo e solidale. Da Novembre ad oggi abbiamo fatto più di venti eventi culturali, tra proiezioni di film, testimonianze, incontri con le scuole elementari, medie e superiori, con gli oratori, gli universitari, giochi dei mondi possibili....

L'Associazione Oscar Romero conta ad oggi più di 120 iscritti e circa 24 soci che prestano servizio volontario, persone comuni che donano il proprio tempo alla costruzione di un mondo più giusto.

Forse non è vero che esistono sogni troppo grandi.

Anna Demurtas

3 commenti:

  1. eh, per chi avesse voglia di darsi da fare nell'impresa....abbiamo sincero bisogno di volontari!!!
    via giardini 151, fronte teatro riverrun, tutti i gg dalle 17 alle 20 e il sabato a anche dalle 10 alle 13

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