lunedì 5 settembre 2011

Un colpo al cuore e alle nostre tasche

E' palese il messaggio del Governo: "con la cultura non si mangia".  La cultura è lontana dal cuore dell'impero. A meno che non intendessero, in traslato, che con la cultura non mangiano "le cricche"... Quelle che mangiavano, e si sganasciavano dal ridere, sulla pelle dei terremotati dell'Aquila, ad esempio. Mi stupisce l'ottusità di certi politici e intellettuali benpensanti che hanno il coraggio e la sfrontatezza di dire una cosa del genere. E l'ottusità è una conseguenza della loro imperizia e incompetenza. Non è difficile capire che la cultura nel lungo periodo darà un forte aiuto alla nostra economia. E' logico. E invece la nuova manovra, rimanovrata più e più volte, colpisce cultura, pensioni, servizi sociali, arte e musica. "La cultura non dà da mangiare? Non è vero, in tempi di crisi è risorsa morale, ma anche materiale". Almeno Vendola dice quello che è giusto dire. Almeno lui. Non è che ci voglia molto a capire quanto la cultura possa creare lavoro, oltre che stimolare la ripresa. .
E allora la CGIL scende in piazza domani 6 Settembre per protestare contro questa manovra definita "affidabile" dal Pdl. "Il Senato l`ha rafforzata e migliorata. Adesso è bene che tutti, in un momento così delicato per il Paese, mostrino senso di responsabilità e di unità." Ma i sindacati "il sistema pubblico delle pensioni è parte fondamentale dello Stato sociale che deve garantirne la sostenibilità in un quadro normativo definito e i cui cambiamenti devono avvenire di concerto con le parti sociali. Il 6 settembre con lo sciopero generale della CGIL noi cittadini, lavoratori, pensionati, giovani dobbiamo dare un segnale chiaro: paghi la crisi chi l'ha provocata e chi non ha mai pagato. Paghi chi ha di più. Solo così sarà possibile investire per il futuro." E' uno sciopero fondato sulla rabbia, quasi una manifestazione spontanea, in risposta ad una manovra che affonda il contratto sociale intergenerazionale: i contributi, il lavoro effettuato in tutta una vita non beneficerà di di prestazioni pensionistiche finanziati dai lavoratori futuri.
La CGIL ha però le sue soluzioni:


  • Un'imposta ordinaria sui grandi patrimoni (oltre 800 mila euro) darebbe un gettito annuale di circa 15 miliardi.
  • Un'imposta straordinaria, aliquota dell'1%, sulle grandi proprietà immobiliari (al netto di eventuali mutui) porterebbe 12 miliardi.
  • Una sovrattassa sui capitali sanati dallo scudo fiscale ma non rientrati darebbe 9 miliardi.
  • Un vero taglio, immediato, ai costi impropri della politica (eliminazione di vitalizi e indennità varie, riduzione di auto blu, consulenze esterne, di amministratori delle società di servizi...) porterebbe un risparmio immediato di 8,5 miliardi.
  • Sono alcune delle misure proposte dalla CGIL per avviare una politica finanziaria all'insegna dell'equità e per liberare risorse utili a far partire il sistema Italia e sostenere consumi e redditi da lavoro e pensioni anche riducendo il prelievo fiscale. E per rilanciare l'occupazione giovanile.


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