Oggi, qui in questa stanza dove sono, ospite di chi mi protegge, è il mio compleanno. E chiedo alla mia terra: che cosa ci rimane? Ditemelo. Galleggiare? Far finta di niente? Calpestare scale di ospedali lavate da cooperative di pulizie loro, ricevere nei serbatoi la benzina spillata da pompe di benzina loro? Vivere in case costruite da loro, bere il caffè della marca imposta da loro (ogni marca di caffè per essere venduta nei bar, deve avere l’autorizzazione dei clan), cucinare nelle loro pentole (il clan Tavoletta gestiva produzione e vendita di marche prestigiose di pentole)?
Mangiare il loro pane, la loro mozzarella, i loro ortaggi? Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà? Per quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere?
La paura va a braccetto con l’isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina.
Ma voi non volete un mondo perfetto, volete solo una vita tranquilla e semplice, una quotidianità accettabile, il calore di una famiglia.
Ma si può edificare la felicità sulle spalle di un unico bambino maltrattato?
Pensate che accontentarvi di questo, vi metta al riparo da ansie e dolori. Ma a che prezzo?
Se i vostri figli dovessero nascere malati o ammalarsi, se un’altra volta dovete rivolgervi a un politico che in cambio di un voto vi darà un lavoro senza il quale anche i vostri piccoli sogni e progetti finirebbero nel vuoto, quando faticherete a ottenere un mutuo per la vostra casa.. Non c’è riparo, non esiste nessun protetto. Se tutto questo è triste, la cosa ancora più triste è abituarsi che non ci sia nient’altro da fare se non rassegnarsi, arrangiarsi o andare via.
Non è giusto, non è per niente naturale, anche perché non è vero che tutto è sempre uguale: tutto è sempre peggio.
Bisogna trovare la forza di cambiare.
Ora, o mai più.
(Roberto Saviano, “La bellezza e l’Inferno”, premiato come miglior libro europeo 2010)

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