domenica 5 giugno 2011

Scusi, questo è il Primo Mondo?

Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti d'America, 49 anni
David Cameron, Primo Ministro del Regno Unito, 44 anni
Angela Merkel, Cancelliere della Germania, 56 anni
Nicolas Sarkozy, Presidente della Repubblica Francese, 56 anni
Ed Miliband, Capo del Partito Laburista del Regno Unito e attualmente Capo dell'Opposizione, 41 anni

Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, 74 anni
Pier Luigi Bersani, Segretario del Partito Democratico e attualmente Capo dell'Opposizione, 59 anni

"Non è un Paese per vecchi" 
Dissero, ma di sicuro non si riferivano al Bel Paese, la amata Repubblica Italiana.
Prendendo spunto da Capi di Stato e Governo o illustri uomini politici di Paesi che attualmente coprono quello che viene definito Primo Mondo, Paesi pienamente civilizzati e sviluppati di Europa o America del Nord, ci si rende conto di come l'età degli esponenti della massima vita politica italiana abbiano un'età decisamente maggiore rispetto ai loro corrispettivi degli altri Paesi con gradi di sviluppo uguali o superiori. La situazione non cambia analizzando le età dei membri degli organi istituzionali italiani (Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale), o vedendo chi sono coloro che occupano i posti di prestigio nelle maggiori compagnie private e pubbliche che operano o che hanno sede in Italia (Saras e Pirelli su tutte).
Una questione simile può passare inosservata agli occhi di molti, potrebbe essere normale che alti dirigenti di aziende o di Partito vengano scelti per la loro competenza, le loro capacità personali e operative, la loro esperienza, però quello che continua a incuriosire gli osservatori, è la mancanza di un ricambio generazionale, normale procedimento dettato dalle leggi del mondo che si innesca quando i figli sostituiscono i loro padri nello svolgimento delle loro funzioni.
A giudicare dalle età degli uomini di rilievo, pare che questo stia accadendo un po' ovunque, ad eccezione di Paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, o in Paesi strangolati da eterne dittature dove il mancato ricambio generazionale è scontato in quanto in ovvio contrasto con il regime vigente.
Può essere forse che l'Italia, Paese che da ormai molti anni fa parte dell'elite degli Stati mondiali, cofondatore della CEE divenuta poi UE, membro di spicco della stessa Unione Europea, membro di elevatissimi vertici politici mondiali come G7, G8 e G20, abbia smesso da un po' di essere inclusa nel fantastico e fiabesco Primo Mondo?
Si, può essere.
E' sufficiente analizzare il normale corso della storia per rendersi conto che quelli che noi abbiamo racchiuso in "settori", ovvero Primario, Secondario, Terziario e Terziario Avanzato, hanno accompagnato lo sviluppo dell'uomo in ogni sua fase, e il loro livello di protagonismo cambiava all'evolversi della società. Quando il sistema era fondamentalmente arretrato e quasi privo di civiltà, il settore primario, ovvero quello agricolo ed estrattivo, era il dominante, e così accade nei Paesi che ancora oggi presentano un modello di sviluppo economico e sociale che ricalca quello ad esempio europeo molti secoli fa, prima del processo che ha portato alla Rivoluzione Industriale. Ovviamente le varie fasi di sviluppo dei Paesi hanno potuto godere della "compagnia" dei diversi settori, ed è per questo, che nel 2011, i Paesi del Terzo Mondo sono fondamentalmente agricoli, quelli del Secondo Mondo hanno una forte industrializzazione, e quelli del Primo Mondo sono specializzati nel terziario, il settore dei servizi, anche se si parla già di Terziario Avanzato, ovvero un settore che si occupa dello sviluppo attraverso l'hi-tech, la ricerca e la scienza più alta e moderna.
A ciò si collega il discorso italiano, il discorso di un'Italia che non è in grado di garantire l'adeguato sfruttamento dei suoi tesori, a partire dal turismo per arrivare a quella che è una delle fondamentali piaghe del nostro Paese: il mancato utilizzo del capitale umano. L'utilizzo di questo tipo di politica sarebbe comprensibile in un Paese il cui capitale umano si dimostra inefficiente, scarso e difficile da utilizzare, ma l'ormai triste fenomeno della fuga dei cervelli prospetta davanti a noi la realtà di un'Italia che non riesce a modernizzarsi perchè non vuole modernizzarsi, un'Italia che rimane agli anni 80 mentre gli altri Paesi si sono tuffati nel prestigio del Terzo Millennio, un'Italia che rimane al suo settore Terziario mentre il resto dei Paesi del Primo Mondo affronta di petto il settore Avanzato, spesso sfruttando il capitale umano italiano snobbato dall'Italia stessa. Ancora una volta il problema non è nell'impossibilità di crescita, ma nella scarsa voglia da parte dell'attuale classe dirigente di farsi da parte, e lasciare spazio al mondo dirompente dei giovani, un mondo fatto di pensieri e talenti, di novità e di prestigio.


Il Conte Rosso per Resistenza Giornalistica [La sua Pagina Facebook]

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